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VERGOGNA! UN PATRIMONIO STORICO SFREGIATO. OCCORRE UN RISCATTO. NE SARÀ CAPACE IL SINDACO?

Giusta la ‘rimostranza’ pubblica per l’offesa resa agli affreschi del Castello. Da approvare la ‘provocazione’ in piazza dell’artista Marco Chiurato, condivisa dall’Amministrazione Comunale.
Il problema è, però, più vasto ed investe le scelte culturali della Città. Dai miei maestri Volpicelli e Bruner ho appreso che è importante, nella comunità, la trasformazione dell’educazionale in uno “stile di vita”, che superi l’estemporanea espressione emozionale.
Il Castello di Marostica è abbastanza facilmente vulnerabile. Lo dimostrano la sparizione della pergamena di Gabriele D’Annunzio, lanciata dall’aereo sulla piazza di Marostica il 2 settembre 1923 (prima ‘Partita a Scacchi’); la scomparsa dei ‘gessi’ delle opere di Bartolomeo Ferrari (il più grande scultore di Marostica, al quale si deve il ‘Doge Francesco Foscari inginocchiato davanti al Leone’, collocato sopra la Porta della Carta di Palazzo Ducale a Venezia; la sottrazione dei quattro grandi medaglioni di bronzo, raffiguranti i “Fattori dell’Indipendenza” (Vittorio Emanuele II, Cavour, Mazzini, Garibaldi), che ornavano il monumento eretto nel 1911 a S-E del Castello e abbattuto nel secondo dopoguerra; il furto dei “fontanelli” in ghisa, acquistati dal Comune nel primo Novecento e che un tempo davano ristoro ai visitatori (nonché ai cittadini) di Marostica (unica superstite la fontanella della Stazione).
Il percorso, che deve investire Marostica, io l’ho più volte segnalato.
Nel 2012 è stato emanato (v. “Gazzetta Ufficiale” 6 marzo 2012) il “Decreto Soragni”, che impone vincoli e indica prospettive unicamente per Marostica, con la dichiarazione di “notevole interesse pubblico del centro storico”. Con decreto n.3 del 2 ottobre 2012 il Sindaco ha nominato il “Gruppo di lavoro per la valorizzazione e la promozione del Castello Inferiore”. La Commissione ha, conseguentemente, elaborato una proposta per la trasformazione del Castello in “museo emozionale” (superando il tradizionale approccio all’esposizione statica, non sempre coinvolgente), in un ambiente, che “metta il visitatore nella condizione di riportare l’impressione di che cosa vuol dire essere in una città medievale, che si chiama ‘Marostica’, la quale ha una storia, una tradizione, un costume, un’offerta da proporre ai contemporanei”. Proposta da discutere, valutare e realizzare nel contesto cittadino. Proposta ampliata con l’intervento pubblico e amministrativo dell’architetto Patrizia Valle, autrice del ‘miracolo Cittadella’.
L’obiezione, che viene sollevata a tale proposito, in un periodo di ‘perpetua crisi italiana’, è: “I soldi! Dove sono i soldi?). Orbene – scartata l’ipotesi Italia – va detto che l’Europa mette a disposizione dei paesi membri i “fondi strutturali e di investimento”, ai quali, tramite la Regione, possiamo accedere con progetto mirato.
Nell’attuale contesto non vedo convincente il ‘muro Chiurato’, installato da giorni sulla piazza. E lo dico alla luce dei comportamenti assunti dalle persone. Un ignoto ‘autore’ ha sostituito la titolazione dell’artista Marco Chiurato “Il muro di sinistra” con la sovrapposta “Il muro di destra”. Grandi e piccini (sollecitati dai genitori) hanno colto l’occasione per disegnare immagini e scritte le più strane, facendo a gara per sovrapporle alle esistenti e allargando il raggio di azione grafica, previsto per la ‘lavagna’, al basamento ed ai supporti. Sicché mi sembra che diventi ‘flatus vocis’ l’obiettivo lanciato dal Sindaco, con il patrocinio: “Vogliamo evidenziare una voglia di riscatto che porti consapevolezza a tutta la cittadinanza”. Piuttosto occorre la sollecita definizione dei testi applicativi del ‘Decreto Soragni’ (adempimento atteso da ben 7 anni!). Necessita un ‘progetto globale’, convincente e remunerativo, che superi il ‘frammentario’, caratterizzante il restauro a Marostica, in atto da ben 37 anni e attivato con ben 36 cantieri diversi).
C’è, infine, da osservare che i danni al nostro patrimonio non sempre sono causati dai ‘vandali’; ma avvengono anche dagli ’addetti ai lavori’. Valga, come esempio, l’amputazione delle gambe a San Cristoforo (il gigantesco affresco del porticato), avvenuta durante i lavori di restauro del 2006, da parte del muratore, il quale, ricevuto l’ordine di asportare l’intonaco del porticato per l’altezza di 130 cm, al fine di combattere l’umidità di risalita, eseguì con meticolosità la disposizione, rendendo vano il mio intervento di salvezza per il tardivo avviso del misfatto ricevuto.
Per l’ennesima volta, io esorto: – Attuiamo il Decreto Soragni!

Mario Scuro
Laboratorio di Analisi Politica Marostica