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SI VA ALLO SCONTRO FEROCE TRA MAGGIORANZA E MINORANZA CON IL REFERENDUM. MOZZO ALLE CORDE.

Mozzo & C. credono di governare Marostica con decisioni autoritarie e di loro solo gradimento con però un terzo di voti reali dei marosticensi. La legge elettorale lo prevede. La combriccola al governo non tiene però conto che le Statuto del Comune di Marostica approvato nel 2004, prevede il referendum. Così recita l’art.14:
“Il 10% dei cittadini iscritti alle liste elettorali possono richiedere l’iniziativa di referendum propositivo, consultivo, abrogativo su materie nelle quali il Consiglio Comunale ha competenza deliberativa esclusiva”.
È il corretto contrappeso democratico ad un governo della città comunque minoritario in termini di voti.

Ma c’è pure l’articolo 15 che fornisce le indicazioni per il regolamento del referendum.

E qui cade l’asino. Perché per oltre 15 anni il Consiglio Comunale si è “dimenticato” di fare il regolamento che invece andava fatto subito a seguire dell’approvazione dello Statuto.

Ecco perché urgentemente è stato convocato il Consiglio Comunale per lunedì 23 marzo.

È evidente che per il Pipiesse (Partito della Partita a Scacchi ex Lega) i tempi cominciano a farsi duri perché, pur con tutte le sue ambiguità e scheletri nell’armadio, l’opposizione comincia a muoversi. Grazie anche a Santini politicamente “vergine” a Marostica anche se la sua campagna elettorale era completamente sbagliata e non indipendente da infausti appoggi. Ragioni della sua sconfitta.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica