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LA FONDAZIONE POPOLARE DI MAROSTICA – VOLKSBANK, CHE FINE FARÀ CON IL NUOVO CORSO, DOPO IL SILURAMENTO DELLA VECCHIA GUARDIA ED IL TRASFERIMENTO DELLA BANCA A VICENZA?

Quando nella trattativa di acquisizione della Popolare di Marostica da parte di Volksbank fu posta la questione di creare la Fondazione Banca Popolare di Marostica l’obiettivo era di avere un qualcosa che ricordasse per 100 anni quella che sembrava ancora essere una gloriosa banca ceduta allo “straniero” per esigenze di mercato. Ma la realtà non era così.
Intanto il nome era fasullo perché una fondazione bancaria implica da parte della fondazione stessa il possesso di azioni di una banca con i cui rendimenti fare attività sociale. È chiaro il “delirio” di gloria inesistente.

Poi per Volksbank finanziare un ente, che noi ironicamente abbiamo soprannominato Opera Pia, chiamato Popolare di Marostica, era senza senso in termini di pubblicità. A maggior ragione in quanto chi pagava tutto era Volksbank, sperando nel mantenimento degli utili futuri. Perché le popolari destinano in beneficenza una percentuale oscillante tra il 5 ed 10% degli utili. E la Volksbank aveva destinato esattamente in percentuale al numero dei soci vicentini quanto contribuiva allora per il sociale. Niente di più. Pensando anche di risparmiare, erogando una cifra fissa, con un andamento positivo in crescita della banca. Anche in questo caso la Volksbank ha fatto un clamoroso errore, invece che una furbata, perché poi la banca è entrata in difficoltà, continuando però a sborsare all’Opera Pia.
Quindi dopo un certo tempo, accortesi dell’errore di comunicazione, fu appiccicato il nome Volksbank accanto a quello di Popolare Marostica. Tanto più che non c’era nulla di glorioso da ricordare della Banca Popolare di Marostica e tutto si riduceva ad autoincensamento personale dei consiglieri della pseudo fondazione su una realtà con un destino ormai finito.

Le previsione di partenza non si sono successivamente verificate. Chi tratto’ per conto dei marosticensi la vendita della Popolare di Marostica fu molto bravo nel portare a casa più farina possibile nel sacco. La valutazione delle azioni Popolare di Marostica era eccessiva, in realtà valevano molto poco, la banca era al limite del fallimento avendo una montagna di crediti deteriorati. Ciò mise in crisi poco dopo il bilancio di Volksbank stessa che fu costretta ad un aumento di capitale.

Ma attenzione. Noi non diciamo che l’attività della Fondazione non sia stata utile. La beneficenza è sempre da rispettare. E ben venga. È comunque bene sapere i fatti e se può essere svolta in altro modo.

Però siccome noi siamo aziendalisti, ci poniamo la domanda: ma per l’azienda Volksbank è una operazione che ha sviluppato fatturato, ha consolidato la banca sul territorio?
Certamente per come era partita non era utile a Volksbank, ma solo a ricordare una banchetta finita ingloriosamente per cattiva gestione dei soliti boss locali (la sempre ripetuta storia della fine dei centri di potere chiusi di Marostica). E a ridare potere ai sempre sopravvissuti Xausa, Cuman e Cortese, per meriti non ben definiti.
Poi appunto di corsa si è appiccicato Volksbank per avere un minimo di ritorno in termini di immagine.

Insomma di confusione ce ne è stata parecchia. Sicuramente quelli che ci hanno guadagnato con le loro parcelle (mica si fa beneficienza gratis) sono appunto gli amministratori.

E la banca? Per Volksbank sono stati anni difficili. Per ingoiare il boccone Popolare di Marostica ha dovuto subito ricapitalizzare. Poi da Banca Popolare è diventata Società per Azioni e quindi è anche decaduta la clausola di statuto delle popolari di destinare una percentuale dell’utile in beneficienza. Gli utili tra l’altro sono quasi spariti e la banca ha continuato con la beneficienza a Marostica. Infine presidente e direttore generale sono stati silurati, con alcuni consiglieri tra cui i marosticensi Bertacco e Cabion.
Insomma si è arrivati alla resa dei conti. I Soci si sono stufati di vivere di promesse non mantenute.

Ora c’è la notizia che il nuovo direttore generale, una figura esterna alla realtà Sud Tirolo-Veneto, trasferisce la sede provinciale della Volksbank da Marostica a Vicenza.

Insomma per noi la Fondazione non è servita a fare marketing sociale, che è sempre marketing, cioè mezzo per sviluppare fatturato ed utile.

Ecco che con questi avvenimenti appare l’intervista sul Giornale di Vicenza di Roberto Xausa, presidente della Fondazione/Opera Pia che afferma che per i patti fatti la Fondazione durerà 100 anni meno quelli passati. Evidentemente vuol consolidare la sua posizione. Sente puzza di bruciato, di cambiamenti.
Vuol far dimenticare che i Soci di Volksbank sono sovrani nelle loro decisioni, anche di disdire in qualsiasi momento un accordo se sono venute meno le condizioni di partenza. Ed è un accordo interno perché gli ex Soci Popolare di Marostica ora sono solo Volksbank per i cui interessi decidono. Quindi la Fondazione/Opera Pia può essere sciolta in ogni momento. E certamente senza impugnazione dei Soci.

Noi solamente ci auguriamo che il Palazzo del Doglione torni alla Città di Marostica, come previsto quasi un secolo fa nell’atto di cessione.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica