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GIAMBATTISTA PIRANESI TRA IL GELO DI ELENA PAVAN, SINDACO DI BASSANO, E CHIARA CASARIN, IN FUGA DAL MUSEO.

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Eravamo curiosi. Così siamo andati anche noi alla conferenza stampa, accreditati per il nostro blog, al Museo di Bassano per la presentazione dello mostra sull’incisore veneziano Piranesi, di cui la città dispone della maggior parte delle incisioni grazie al lascito Canova. La Pavan, anche assessore alla cultura, ha introdotto e poi con la massima formalità e “gelo” ha passato la parola alla Casarin. È evidente che la Casarin ha parlato con competenza e professionalità. Lo abbiamo già detto che è professionalmente brava con una lettura di marketing culturale interessante, non arrogante o rigida. Un personaggio “sperimentale” molto utile per la cultura bassanese.
Disegnatore, incisore, antiquario ed architetto, Piranesi è considerato il più grande esponente dell’incisione veneta del Settecento. A proposito delle “Carceri”, in prestito dalla Fondazione Cini, la Yourcenar scrive di trattarsi di “una delle opere più segrete che ci abbia lasciato in eredità un uomo del XVIII secolo”.

Quindi è una mostra da vedere e capire. E la Casarin, che la ha curata con Pierluigi Panza, continua nel suo progetto di collegare passato e presente. “Oggi siamo persuasi del fatto che la storia dell’arte, come tutte le storie, sia già stata scritta e che l’attività della storiografia continui ad essere preziosa se condotta ai fini della costituzione di una nuova teoria, di un pensiero aggiornato sulla produzione artistica in atto”. E Luca Pignatelli, artista contemporaneo, con la sua opera esposta testimonia come “l’arte contemporanea possa illuminare alcuni aspetti inediti dell’antico”.

L’unico punto di una certa gravità, come nelle precedenti mostre organizzate dal Museo, è la mancanza di una comunicazione esterna efficace per invogliare le persone a visitare la mostra.
Il titolo “Giambattista Piranesi , Architetto senza tempo”, non dice nulla. Certamente non che si tratta di una esposizione del più grande incisore veneziano. Potrebbe essere una mostra di case. È una dimostrazione che competenze troppo specifiche hanno bisogno anche di una visione esterna. E nella comunicazione bisogna essere chiari, perché i messaggi che riceviamo sono anche troppi.
Comunque una occasione assolutamente da non perdere dal 21 giugno al 19 ottobre 2020 a Palazzo Sturm.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica