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PERCHÉ AGLI STRANIERI PIACE SENTIRE L’ITALIANO, MENTRE NOI IGNORIAMO CHI SIAMO.

Non ci avevo mai fatto caso. Anche se ci stupiva il fatto che molti stranieri che incontravamo girando il mondo apprezzavano ascoltare l’italiano. Se chiedevamo il perché la risposta era: perché suona bene, sembra un canto.

Poi abbiamo avuto tra le mani un libro “Ama l’Italiano” (ed. Piemme) ed abbiamo capito. L’italiano non è una lingua solo per comunicare. Tutti studiano l’inglese perché sono costretti per lavoro. L’italiano è invece una lingua antica che deriva dal greco e dal latino, ma quello attuale trova forma ed è costruita prima con Dante per arrivare al Bembo attraverso Il Petrarca. E se leggiamo questi autori non troviamo molte differenze con l’italiano parlato di oggi. Questo non avviene con le altre lingue che hanno spesso subito importanti variazioni, perché usate e comunemente parlate dalla gente.
L’italiano invece viene costruito per essere la lingua “elevata” degli scrittori usata in tutta Italia appunto dalle persone con cultura e rimane tale per secoli. E tiene conto del “suonare” bene con l’uso appropriato di vocali e consonanti perché costruita con arte.
La gente comune parlava i dialetti locali. Solo con il Manzoni e l’unificazione dell’Italia, l’italiano degli scrittori comincia ad essere comunemente parlato e scritto da tutti.

E chi sviluppa, dal 1200 al 1500, l’italiano sono appunto importanti poeti e scrittori che vi inseriscono lo spirito culturale del tempo. Spirito che porta l’Italia ai massimi livelli culturali e di cui siamo eredi con continuità.

E gli stranieri quindi percepiscono la cultura e la poesia della lingua italiana e ne sono stupiti ed affascinati. Ed diventa anche la lingua della poesia e dell’amore.

Per questo agli stranieri istintivamente piace. Poi oggi restando ancora l’Italia il riferimento culturale a livello mondiale, porta lo straniero che vuole immergersi totalmente nella storia culturale italiana a desiderare di studiale l’italiano. Quindi non per necessità di lavoro, ma per comprendere appieno l’arte, la cultura italiana. Per essere realmente una persona completa.

Di questo anche nella nostra Marostica dovremmo rendercene conto. Perché il dialetto veneziano, con il siciliano ed il toscano era una lingua parlata. Che anche attraverso la Partita a Scacchi abbiamo recuperato e che andrebbe sviluppato è conservato. Non però in chiave leghista per nascondere l’italiano, perché solo il “toscano” con i suoi poeti e scrittori è poi diventato la nostra lingua nazionale, ricercata e desiderata in tutto il mondo.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica