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LA PAZZESCA DISTRUZIONE DELLE MONTAGNE CON GLI IMPIANTI DI SCI. IL VIRUS FERMA TUTTO E SI PUÒ SCOPRIRE LA VERA MONTAGNA, CAMMINANDO CON LE CIASPOLE SOPRATTUTTO AD ASIAGO.

Finiamola con il pianto di coccodrillo degli impianti chiusi. Ha ragione Reinhold Messner.

«(…) Si riducono la montagna, la neve e il turismo, all’industria degli impianti di risalita e ai caroselli sciistici. Chi vive nelle città, in Europa e in Italia, viene convinto che non ha senso il tempo libero in alta quota senza gli sci ai piedi su una seggiovia. Il Covid offre l’opportunità per aggiungere a tutto questo il più vasto universo della libertà. La montagna autentica in inverno resta anche sci alpinismo, sci da fondo, slitta, ciaspole, escursionismo e pattinaggio su ghiaccio. Non si può concludere che senza piste da discesa aperte si vieta alle persone di rigenerarsi nella natura alpina».
Reinhold Messner (intervista a La Repubblica, 23/11/2020)

Ecco ciò che devono fare gli operatori turistici. Valorizzare la vera montagna non lo scempio degli impianti da sci. Una follia di questi anni. Lo sfruttamento di paesaggi stupendi solo per il business più sfrenato.
I più bei ricordi di montagna per me sono le ciaspolate sulla neve con mio figlio. O passo su passo arrivare al campo base dell’Annapurna o sulla via verso l’Everest. O sempre a piedi in Patagonia in un ambiente mozzafiato. Ma anche le passeggiate con neve o senza sull’Altopiano di Asiago con il gruppo del mercoledì di Marostica alla scoperta di sentieri nascosti.

Bisogna inventare il turismo alpino con la piena valorizzazione della natura. Non distruggendola. E la via dello stop agli impianti è obbligatoria per un futuro che avrà sempre meno neve. A meno che costruiamo in montagna ulteriori impianti per la neve artificiale. E sarebbe veramente pazzesco.
Abbiamo già distrutto e modificato troppo il paesaggio che è la vera miniera d’oro del Veneto. Adesso si sbancano ancora le montagne a Cortina per le “famose” Olimpiadi invernali. Che furbescamente la Svizzera non ha voluto per non rovinare le sue località. Ma che Zaia con i suoi “affiliati” business oriented hanno voluto in modo cieco. Solo per i schei.
Per non parlare vicino a noi dei nuovi impianti alle Melette. Le montagne non possono essere trasformate in un autodromo e distrutte.

Noi siamo convinti che un inverno passato in montagna facendo escursioni con le ciaspole e con l’accoglienza tipica delle nostre località turistiche, possa anche essere più remunerativo per gli operatori turistici che un favorire il correre da casa in giornata per infilarsi in impianti che viaggiano freneticamente per portare più persone possibili ad andare su e giù per le piste. Se ci pensiamo bene è anche una faccenda ridicola.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica