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PERCHÉ TRUMP HA COMUNQUE VINTO: HA DEMOLITO L’AMERICA “FINTA” LIBERAL.

Trump aveva precedentemente vinto a sorpresa. Ora ha preso una marea di voti in più della prima volta. Ma non ha vinto perché c’è stata una mobilitazione dell’area “liberal” di dimensione straordinaria. Area liberal che controlla la maggior parte dei mezzi di informazione americani. Ma è veramente una area “liberal”?

L’America la conosco bene: l’ultima volta ci sono stato tre anni fa, anche ospite per alcuni giorni di una famiglia nell’Ohio: lui piccolo imprenditore edile di origini greche e lei impiegata in una grande multinazionale delle marmellate di origini messicane.

L’inglese ho cominciato a studiarlo lì durante i mesi di agosto a fine anni ‘70, perché costava meno che andare in Inghilterra. Allora la lira era più forte del dollaro. La crisi economica in America era notevole. Prima a Bridgeport vicino a New York e poi Berkeley vicino a San Francisco. Era il 1979. Ci andai la prima volta con un visto speciale e potevo entrare solo una volta. Il presidente Carter aveva appena aperto la possibilità anche a chi era iscritto ad un partito comunista europeo o lavorava in strutture collegate di visitare la “grande” democrazia americana. Non lo sapevo che ci fosse una simile legge in vigore dai primi anni ‘50 che in pratica discriminava chi fosse di sinistra. Contro il diritto internazionale. E per questo gli Usa non rispettavano il trattato di Helsinki sulla non discriminazione delle diverse idee.

Un grande Paese che dopo la seconda guerra mondiale voleva imporre la sua “democrazia” con la forza ed interessato a dominare economicamente il mondo. E ci era quasi riuscito innescando però reazioni che non poteva controllare.
Mi ha subito infastidito la presenza di questa élite liberal che ha sempre ritenuto l’America portatrice della vera civiltà ignorando che esistono condizioni storiche, economiche, politiche e religiose diverse nel mondo. Con il Vietnam c’è stata la sconfitta da parte di un piccolo e determinato popolo ed è stata la prova che di tipi di comunismi ne esistevano tanti e tutti nazionalisti. Anche in guerra tra loro.

E poi mi aveva meravigliato che questo grande Paese si fondasse su un esasperato individualismo. Se non hai soldi sei morto. Senza misericordia. E ti puoi anche difendere portando liberamente armi. Certo che quando ci sono stato, in Italia erano gli anni delle bombe. Del tentativo di rovesciare la democrazia. Manovre direttamente appoggiate dalla destra reazionaria americana. Quella che aveva già ammazzato Kennedy.

La competizione internazionale con anche vantaggio delle grandi multinazionali americane, che decentravano la produzione con enormi profitti, ha poi messo in crisi la classe media americana che ha cominciato ad impoverirsi ed ad odiare i liberal che predicavano bene ma razzolavano male, favorendo uno spietato capitalismo globalizzato e finanziario.
Chi segue Trump sogna il ritorno ad un Paese di 60 anni fa, quando l’operaio della Ford poteva mandare i figli all’università.

Il parallelo con l’Italia è difficile farlo. Troppe sono le differenze. La cultura politica è diffusa da noi molto più che in America. La tutela del cittadino è un principio base del nostro Paese. Pensiamo solo al recente reddito di cittadinanza, oltre all’assistenza sanitaria gratuita per tutti. Alla scuola di buon livello sempre accessibile a tutti. Tutte cose che spesso ci dimentichiamo magari per lamentarci, invece di migliorarle.
Ancora oggi c’è una parte della popolazione dell’Italia che disconosce e non vuol comprendere il patto sociale su cui si fonda la nostra società: la Costituzione democratica antifascista.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica