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LA FORCA FASCISTA A MAROSTICA C’È ANCORA?

Riceviamo dal prof. Mario Scuro e pubblichiamo:

A MATTEO MOZZO Sindaco ed Assessore alla Cultura di Marostica

p.c. Redazione Marostica Notizie
      Presidente Biblioteca Civica Marostica
      Coordinatore Associazioni Culturali Marostica
      Dirigente scolastico Marostica

Oggetto: Premio “Marostica Città di Fiabe – Arpalice Cuman Pertile”

Noto con vivo rammarico di non essere stato interpellato per offrire il mio contributo al premio indicato in oggetto.
Sottolineo di essere uno dei rari scolari della scrittrice ancora in vita (forse l’unico a Marostica), che ha frequentato le sue lezioni nello studio della sua casa in Corso Mazzini; collaboratore, come Arpalice, della Giunti di Firenze (editrice che ha pubblicato i suoi  e i miei scritti), in possesso di numerose testimonianze acquisite durante i miei soggiorni fiorentini; primo sostenitore (non ascoltato) per la dedica al suo nome dell’Istituto Comprensivo di Marostica (per estensione oltre la scuola primaria, che potrà diversamente essere titolata e che ha avuto – sua mia proposta – l’attuale intestazione, dopo lunghe contrapposte discussioni in sede politica e di collegio dei docenti, per un solo voto di differenza, a causa dello sbaglio di espressione di una maestra diversamente consigliata.
Da pinocchiante membro della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, ricordo l’avversità locale alla rappresentazione dell’opera di Arpalice Cuman Pertile “La Commedia di Pinocchio” (con l’offerta di regia da parte di Linda Magaraggia), da me rintracciata alla Giunti.
Ricordo, soprattutto, l’insegnamento lasciatomi – parafrasando il sommo Dante, che quest’anno commemoriamo – da Arpalice: – Mario, non tradire mai il sommo vero! E per questo ideale la Cuman pagò il centralismo romano con l’esilio educativo da Vicenza; come successe a me, nel 1987, quando dirigevo la scuola di Marostica che volevo semplicemente innovare.
Ai più giovani – al nostro Sindaco, in particolare – ricordo di guardare alla storia vissuta da noi anziani impegnati per trarre risposta operativa. Non possiamo dimenticare l’inclinazione al fascismo della città scaligera, che si manifestò con i podestà, le camicie nere, il sabato fascista, l’olio di ricino a monsignor Giuseppe Arena, lo stato d’assedio per l’uccisione di Alfonso Caneva, il rastrellamento del Grappa, i quattro Martiri, i gerarchi Antonio Comparini, Innocenzo Passuello, Giovanni Battista Caneva, il tenente Alfredo Perillo, la Brigata Nera, la X MAS (con la presenza del comandante Junio Valerio Borghese), la forca in piazza, ieri e presente ancor oggi. La cultura libera rinacque a Marostica con la Resistenza (1943-45), la Pro Marostica (1951), la Biblioteca Civica (1952), il Circolo Artistico Marosticense (1964), la Consulta fra le Associazioni Culturali del Territorio (1978).
Parlo da fratello di un caduto in guerra e di un condannato a morte (salvato all’ultimo momento con la deportazione), da nipote di uno zio, che riposa al cimitero fra i partigiani.
Alla soglia degli 85 anni, dopo l’apporto di contributi e di idee sulla scena pubblica cittadina datato 1953, spero di essere ascoltato.

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