marostica notizie

E VADO IN BOLIVIA IN MEZZO ALL’IMMONDEZZA DI LA PAZ. MA LA STRADA È LUNGA PERCHÉ VIVIAMO NEL “PIANETA DEI RIFIUTI”.

18 mesi di lavoro, per un ricercatore universitario laureato in ingegneria dell’Ambiente, in Bolivia a La Paz, con borsa di studio patrocinata dal Rotary Castelli (Bassano – Marostica), non sono pochi per capire in che abisso la nostra Terra sta precipitando invasa dai rifiuti, soprattutto in Paesi che non riciclano nulla. Solo grandi discariche. Tutto è ormai inquinato: l’aria che respiriamo e la terra su cui camminiamo. In Italia si cerca di mascherare il problema (avete mai sentito parlare seriamente Zaia del problema ambientale?), ma in Paesi in cui non ci sono leggi rigorose per la difesa del suolo e dell’aria, l’inquinamento è spesso di una evidenza sconcertante. Immondizia dappertutto, nessuna raccolta differenziata, laghi e fiumi inquinati. Odori nauseabondi. Anche città abbandonate come Flint nel Michigan (Stati Uniti) avvelenata dal piombo delle industrie automobilistiche.

E l’ing. Navarro Ferronato ha toccato con mano come i rifiuti non sono un problema di un singolo paese, ma una realtà che coinvolge l’intero pianeta. E occorre intervenire drasticamente. E non ci si può fermare con una visione locale. Perché i rifiuti inquinano tutto pianeta. Di qui il libro del ricercatore dal titolo “Il Pianeta dei Rifiuti”. Ed è stato interessante l’apporto personale di due Soci del Club Rotary Castelli, Bruno Bertacco,architetto proponente della pubblicazione e Francesco Fontana, imprenditore e componente della Commissione Economia Circolare dello Strategic Advisory Body on Environment (SABE).

Certo che “il ventesimo secolo si è caratterizzato per essere stato un periodo di sorprendenti scoperte, di grandi avvenimenti e rivoluzioni scientifiche. La vita umana ha subito cambiamenti radicali. Si è passati dal periodo post-bellico, al primo allunaggio della storia, fino alle telecomunicazioni intelligenti ed al computer. Una miriade di cambiamenti. Insieme alle nuove prospettive di sviluppo, il ventesimo secolo ha anche visto l’insorgere di una quantità rilevante di problemi sociali, economici ed ambientali, sconosciuti alle precedenti generazioni. Uno di questi è la produzione di rifiuti”. Lo sviluppo di nuovi materiali quali le plastiche, la gomma e gli acciai, divenuti di uso quotidiano “hanno permesso di costruire prodotti molto più complessi, i quali hanno consentito di migliorare lo stile ed il tenore di vita delle persone, tanto nelle nostre case, quanto nelle industrie, negli ospedali, nel campo dell’istruzione e della conservazione dei cibi. Ciò nonostante, nel momento in cui i prodotti esauriscono la loro funzione ed utilità, essi diventano materiale di scarto.”
Inoltre “siamo sempre più incentivati a consumare beni usa e getta, con una vita utile anche inferiore al minuto. Basta pensare al semplice sacchetto del pane, al tovagliolo di carta, al filo interdentale, all’involucro delle merendine, alla confezione del nuovo telefono…Tutto diviene scarto in un lasso di tempo breve”.
“Di qui nasce la definizione di sostenibilità e la necessità di introdurre azioni e principi volti allo sviluppo “sostenibile”, inteso come la continua crescita dell’essere umano rispettando le generazioni future, le quali devono avere le stesse possibilità delle generazioni presenti, in termini di qualità dell’ambiente, disponibilità di risorse e crescita economica.”

Ultima considerazione. Il libro di Ferronato mi riporta agli anni universitari del ‘68 quando come studenti di Chimica fummo promotori di un corso sulle conseguenze medico ambientali delle sostanze chimiche, che noi “allegramente” sperimentavamo, e promotori di un laboratorio sulla nocività ambientale. Il Corso era tenuto da un docente di Medicina del Lavoro. E sono passati tanti anni ed un serio approccio ambientale ancora non c’è.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica