SONO STATI ASSASSINATI DAI LORO COMPAGNI PARTIGIANI

ABBIAMO RINTRACCIATO L’OMERTOSA RELAZIONE DEL PROF. LENCI. I NOMI DEGLI ASSASSINI SONO SCRITTI NELLA LAPIDE COMMEMORATIVA NEL CORTILE DEL CASTELLO INFERIORE DI MAROSTICA E SPACCIATI PER MARTIRI DELLA RESISTENZA

Malga Silvagno, 6 ottobre 2024. Orazione del prof. Angiolo Lenci.

9Vorrei innanzi tutto rivolgere un saluto a tutti voi che siete convenuti a Malga Silvagno per questa annuale commemorazione. In particolare poi alle autorità, sindaci, assessori, rappresentanti di varie associazioni tra cui ovviamente l’ANPI e mi scuso se non cito tutti quanti singolarmente… Mi sento particolarmente onorato di questo incarico in quanto pro vengo da una famiglia di partigiani da parte di padre, ma anche un po’ turbato per la natura stessa dell’eccidio quasi fratricida. Questo episodio, questa tragedia, avviene alla fine del 1943 che ave va visto l’invasione alleata dell’Italia, la caduta del fascismo il 25 luglio, il dissolvimento del Regio Esercito l’8 settembre e la riorganizzazione dei fascisti nella Repubblica Sociale Italiana come collaborazionisti dei nazi sti. Dopo disperati tentativi di opposizione armata ai tedeschi da parte dei reparti italiani, lasciati dal re e da Badoglio senza ordini e allo sban do, di fatto la resistenza si stava organizzando sulle montagne e all’inter no delle città. Gli ultimi mesi del 1943 sono quindi un periodo di estrema confusione con gli alleati che stentano a risalire la nostra penisola fron teggiati dai tedeschi, i fascisti che usciti dal trauma del 25 luglio si mo strano sempre più aggressivi, la popolazione italiana che spera che tutto finisca al più presto ed arrivi la pace…. In questo contesto ritroviamo giovani che cercano di sfuggire al ban do Graziani del 9 novembre 1943 di richiamo alle armi, gruppi di militari sbandati che vogliono evitare un nuovo arruolamento o la deportazione in Germania e attivisti politici dei partiti usciti allo scoperto dopo ven t’anni di dittatura. La resistenza, quindi, è praticamente in embrione sebbene esista già un CLN formato da partiti politici ma con il governo Badoglio a parte: i 1 gruppi di combattenti che si identificheranno come partigiani o meglio dovrebbero essere definiti patrioti (termine scippato come tanti altri dalla destra estremista ai movimenti democratici e progressisti) sono isolati, poco organizzati, male armati, senza piani strategici e ancora con una in completa direzione centrale politica unitaria. È un periodo di estremo spontaneismo. L’eccidio dei quattro partigiani comunisti da parte di altri partigiani di non ben definita matrice politica è da collocarsi in questo confuso mo mento storico. I fatti ormai sembrano abbastanza chiari, grazie a conve gni, ricerche storiche tra le quali spiccano quelle di don Gios, che ci ha la sciato dieci anni fa e che mi piace ricordare come sacerdote, storico e ap passionato montanaro, di De Grandis con il suo meticoloso libro e poi il contributo di altri studiosi. Quattro partigiani comunisti si erano uniti nell’autunno del ’43 ad una formazione composta prevalentemente da giovani di estrazione catto lica e guidati da elementi anche definiti approssimativamente badogliani (ricordo per paradosso che i tedeschi definivano genericamente tutti i partigiani comunisti-badogliani oltre che banditi e ribelli). È una delle prime formazioni partigiane del Vicentino composta da elementi di pro venienza dei paesi qui attorno e della zona pedemontana a cui si stavano unendo altri partigiani di altre località. È indicato come “distaccamento Monte Grappa” ma più noto come il gruppo di Fontanelle di Conco. I quattro partigiani comunisti che si uniscono a questo gruppo nel l’ottobre-novembre sono: Tommaso Pontarollo “Coarossa – Masetti” (classe 1905). Nato a Valstagna, ebbe una vita avventurosa all’estero (minatore, legione stranie ra..) tornato in Italia nel 1935 e già comunista viene spedito al confino e in campo di concentramento da cui uscirà nel settembre del 1943 per tor nare a Valstagna. 2 Zorzi “Pirro – Maschio”. Difficile per lui l’identità e la biografia. Si tratta di un veneziano, comunista e che si unì al gruppo in data impreci sata. Giuseppe Crestani “Bepi – Stizza” (classe 1907). Nato a Duisburg, era rientrato con la famiglia a Tortima al termine della prima guerra mondiale. Anche lui aveva soggiornato all’estero, aveva combattuto in Spagna nelle brigate Garibaldi, era tornato in Italia, arrestato e liberato dopo il 25 luglio e tornato a casa, Tortima. Ferruccio Roiatti “Spartaco” (classe 1908). Nato a Cussignacco (Udine), divenne presto comunista, arrestato già nel 1933, fu processato, incarcerato e in fuga più volte e in più luoghi e infine, libero, si era unito al gruppo di comunisti. Si tratta quindi uomini adulti, con trascorsi in clandestinità, di lotta politica e alcuni anche di esperienza militare… preziosi nel contesto di or ganizzazione della guerra partigiana. Sottolineo che anche il Partito Comunista stava attraversando un pe riodo complicato e di riorganizzazione dopo una lunga clandestinità. Buona parte dei dirigenti si trovavano ancora in URSS o erano appena usciti dalle galere fasciste. Nel maggio del ’43 si era sciolto il Comintern (III internazionale) su volere di Stalin e al PCd’I, sezione italiana, era su bentrato il PCI. La volontà dei sovietici, in questa fase storica era quella che i comunisti collaborassero alla liberazione d’Europa con tutti gli allea ti e altri partiti democratici. La svolta di Salerno sarebbe arrivata solo nel la primavera del ’44 con il ritorno di Togliatti, a cui seguirà la formazione di un nuovo governo (II Badoglio) con dentro tutti i partiti che saranno nell’arco costituzionale. Tutto questo, nel ’43, era però in fase di evoluzio ne e di grande confusione: in Italia c’è ancora il primo governo Badoglio che all’indomani della caduta del fascismo aveva già fatto sparare sulla popolazione esultante provocando ottantatré morti e centinaia di feriti. In sostanza non c’erano ancora accordi politici chiari. Badoglio dichiarò guerra alla Germania solo il 13 ottobre, a più di un mese dall’8 settembre. 3 Nel 1943 non era ancora chiara l’alleanza tra badogliani e le altre forze politiche e nel CLN il rapporto con la monarchia era fonte di scontro. I quattro cercano di imprimere una forma di lotta più attiva contro i fascisti e presto giustizieranno Alfonso Caneva, considerato un delatore, e Antonio Faggion, ufficiale della neonata G.N.R., per imprimere un carat tere più attivo alla formazione. Queste due azioni che spaventeranno i moderati della formazione, contrasti politici e sulla condotta della guerriglia, saranno alla base della loro esecuzione fagocitata da elementi di militari badogliani del vicentino che si trovavano in una specie di limbo in attesa di vedere come si svilup pava la situazione. Il 30 dicembre, temendo un ulteriore arrivo di altri partigiani comunisti di rinforzo, i quattro vengono infatti trucidati da al cuni giovani del loro stesso distaccamento e fagocitati da elementi esterni. Non entro nei particolari degli avvenimenti e nei dettagli delle responsa bilità per esigenze di tempo e rimando ai contributi e alla bibliografia che ho citato per approfondimenti. Due di loro, Pontarollo e Zorzi, subiscono anche un pesante interro gatorio prima di essere assassinati qui in questa Malga, gli altri due, Cre stani e Roiatti, saranno mitragliati sul sentiero che porta alla malga e i loro cadaveri buttanti nella busa del ghiaccio, una specie di foiba vicino al luogo dove erano stati uccisi. I contrasti verbali che si erano avuti all’in terno del gruppo si trasformeranno quindi in una feroce resa dei conti. La motivazione di questi omicidi è puramente politica e persino reli giosa, con connotati di possibile infiltrazione fascista nella formazione stessa: in sostanza non si vuole che elementi comunisti possano assumere una posizione di rilievo in questa unità combattente. Lo stesso distaccamento che li aveva massacrati verrà qualche giorno dopo disperso da un rastrellamento e alcuni degli stessi esecutori del de litto verranno a loro volta uccisi dai fascisti. Gli stessi assassini verranno quindi a loro volta uccisi poco dopo in una sorta di contrappasso. 4 Va quindi sottolineato che questi quattro partigiani erano comunisti: i giovanissimi (sedici/vent’anni) che li uccidono sembrano politicamente confusi ed educati nel clima clerico-fascista del ventennio e facile preda di cattivi maestri. L’idea che questi giovani, in maggior parte cattolici osser vanti, avevano dei comunisti era probabilmente loro stata inculcata già precedentemente come di feroci anticristi e la propaganda aveva in effetti facile presa nel fagocitarli (ricordo per inciso che già la comune di Parigi del 1871 si era inaugurata con la fucilazione del vescovo di Parigi e che nella recente guerra di Spagna erano stati ammazzati dai rossi tredici ve scovi, più di quattromila preti, centinaia di suore… e così via). E, anche se i colpevoli il più delle volte erano stati anticlericali radicali e anarchici e non i comunisti, era facile fare di tutta l’erba un fascio. Al tempo c’era la Chiesa di Pio XII e prima quella di Pio XI che, tra l’altro, aveva rinnegato il PPI, accettato un ridimensionamento delle associazioni cattoliche e chiamato Mussolini uomo della Provvidenza. Non era certo la Chiesa evangelica ed ecumenica di Giovanni XXIII e dei suoi successori. Sarà an che la Chiesa che scomunicherà i comunisti nel 1949. Insomma una Chie sa tradizionalista e in seguito anti conciliare che piace tanto ancora oggi a quelli che si proclamano tanto religiosi in pubblico ma che in privato spesso razzolano male. Tutto questo non giustifica affatto il brutale assassinio ma serve a cercare il movente nel clima di diffidenza e ostilità verso questi quattro comunisti che stavano coinvolgendo il gruppo in una vera e propria guer ra, anziché limitarsi ad un antifascismo moderato e di facciata. L’aspetto più sconcertante della vicenda è dato inoltre dall’insabbia tura per anni dell’avvenimento da parte degli stessi comunisti e partigiani che probabilmente non volevano riaprire vecchie ferite e polemiche tra partigiani stessi e tra le forze politiche. Si deve quindi anche all’insistenza di coloro che si sono spesi per ricordare anche questa pagina nera della Resistenza a cominciare da Don Gios, oltre al De Grandis, se da diversi anni ormai si cerca di rimediare a questa omissione della storia. È questo il motivo per cui siamo qui oggi: ricordare e commemorare questi quattro 5 uomini vittime di un tradimento efferato e a lungo dimenticati come membri stessi della resistenza. Vorrei però proporre un argomento che ci riporta alla resistenza e alla dinamica della guerra partigiana nel suo complesso. La natura stessa della guerra partigiana e della guerriglia è in parte il frutto avvelenato di questo brutale episodio. Noi abbiamo un’idea romantica del partigiano, del guerrigliero, del ribelle sulla montagna… in realtà questa tipologia di conflitto è uno dei più difficili, complessi e feroci che ci possa essere anche per le implicazio ni politiche, sociali, etniche e persino religiose e di faide familiari che ge neralmente si porta dietro. Molto spesso coincide con una guerra civile o con l’intervento armato di paesi stranieri come è stato durante la nostra resistenza. La guerriglia come la intendiamo noi consiste nell’attaccare con pic coli distaccamenti di elementi irregolari truppe nemiche che dispongono di mezzi militari superiori. È una classica guerra asimmetrica anche se, da dopo la seconda guerra mondiale, rientra in un contesto tecnico che ri guarda molti corpi speciali di eserciti tradizionali addestrati ad hoc. È una dirty war, una guerra sporca, fatta di imboscate, di incursioni rapide e altrettanto rapide ritirate, di azioni terroristiche, di fucilazioni, di uccisioni brutali e vere e proprie esecuzioni di elementi ostili alla causa, di fame, di malattie difficili da curare in mezzo a monti, deserti, giungle, di condizioni climatiche spesso estreme, di rappresaglie verso la popola zione civile, di cattura di ostaggi, di uccisione di prigionieri, di faide fami liari, di lotte intestine pure tra membri di una stessa famiglia, di sospetti anche verso il compagno che ti sta accanto, di tradimenti, di tradimenti come quello che stiamo ricordando oggi. Spesso puoi essere denunciato per motivi personali anche dal vicino di casa, da un’amante tradito, da un parente che vuole la tua eredità, da qualcuno che ti odia per i più svariati motivi. 6 È una tipologia di guerra che vede coinvolta in gran misura la popo lazione civile (l’acqua in cui nuotano i pesci-guerriglieri secondo un afori sma di Mao Tze Tung) popolazione che subisce persecuzioni e massacri. E senza l’appoggio della popolazione la guerriglia è destinata al fallimento. Proprio il rapporto con la popolazione civile è il nodo più delicato e lo ve diamo anche oggi in Palestina ad esempio. oggi ci sono due guerre: in Ucraina una guerra convenzionale con decine di migliaia di perdite mili tari e solo, scusate il cinismo proprio dello storico, qualche migliaio di ci vili in 2 anni e mezzo, un rapporto quasi a livello di prima guerra mondia le; dall’altra una guerra asimmetrica con 43 mila morti tra cui migliaia di bambini in un anno domani, guerra nella quale non si distingue il com battente dal civile. Il mondo occidentale inoltre è avulso nelle sue tradizioni militari dal la guerra di guerriglia. A differenza dell’Oriente dove la guerriglia fa parte di abitudini triba li o di un tradizionale warfare, in occidente il combattente irregolare, il guerrigliero, il partigiano è spesso visto e considerato alla stregua di un bandito dalle autorità militari di eserciti regolari e da una parte della stes sa popolazione. C’è una netta distinzione tra militari regolari e irregolari e pure un innato disprezzo dei primi verso i secondi. Le radici della nostra cultura militare affondano nell’oplita greco, nel legionario romano… passando per il cavaliere medioevale per arrivare al l’ufficiale degli eserciti dinastici e professionali dell’epoca moderna e con temporanea, educato in collegi e accademie militari. Nel mondo occiden tale vi è sempre stata una netta differenza tra la casta guerriera o il mili tare e il resto della popolazione. Tocca al soldato in uniforme difendere il re, lo stato, la patria e la popolazione civile. In altri contesti non c’è que sta netta differenza. Quando facciamo la comunione o compiamo dodici/ quattordici anni ci regalano un orologio o una catenella, non un Kalašni kov o il revolver Webly che il nonno aveva strappato ad un ufficiale ingle se cent’anni prima come capita ai bambini in Afghanistan, Yemen e altri 7 paesi orientali o dell’America. In Italia, in particolare, l’esercito fu contra rio, sin dalle prime fasi del Risorgimento, alla guerra di popolo a favore di quella regia e ostile a formazioni autonome. L’esercito del sud, formato dai garibaldini, venne presto sciolto come la stessa Guardia Nazionale e pure le camicie nere della Milizia fascista erano viste come un corpo estraneo dai militari. In compenso la maggior parte dei militari, anche per questo motivo di fedeltà e di tradizione alle proprie istituzioni, non aderì alla RSI. Il problema della guerra insurrezionale in Italia si era già posto nel l’ottocento. Ma le idee visionarie di Mazzini o di Carlo Bianco tradotte nel trattato Della guerra nazionale d’insurrezione per bande, applicata all’Italia (1830) saranno in realtà realizzate durante la resistenza in un altro con testo storico. Ricordiamoci che come noi ci riferiamo nella difesa della democrazia alla Resistenza coloro che combattevano su queste montagne 80 anni fa avevano come modello le guerre dei loro padri, nonni e bi snonni: quelle del risorgimento e per l’unità di un’Italia nuovamente divi sa da una guerra civile. La guerriglia è quindi un fenomeno che appare storicamente saltuariamente in Italia… e visto che sono uno storico mili tare della repubblica di Venezia tra quattro e cinquecento più che del pe riodo di cui stima narrando adesso ricordo, ad esempio, che nell’estate del 1509 si scatenò una guerra partigiana che vide coinvolti decine di miglia ia di contadini contro gli imperiali, i todeschi… il nemico è in fondo sem pre quello… ed appare anche il termine di partigiano in alcune canzoni Viva Marc e i partesan, Ch’à scazà lo imperador E ten duca e ten segnor Via da Pava e dal pavan Noi oggi vediamo la guerriglia come fenomeno legato al mondo pro gressista e rivoluzionario, ma in realtà è stato spesso associato a forze reazionarie o di conservazione di valori tradizionali come successe in Vandea (rivoluzione francese), in Spagna nell’800, nel Tirolo di Andreas 8 Hofer, durante il brigantaggio e oggi in Afghanistan o altrove. Tutto que sto richiederebbe chiaramente un approfondimento che non è il caso oggi di affrontare in questa sede. Vorrei però concludere, tornando al nostro contesto, che in realtà episodi come questo di Malga Silvagno o dello stesso Porzus, quando par tigiani comunisti uccisero partigiani bianchi, siano stati piuttosto rari in Italia. La lotta partigiana in Italia rimase nella sostanza unitaria durante tutta la resistenza nonostante profondi contrasti ideologici, politici e so ciali. A differenza di altri stati europei dove le lotte intestine tra partigiani furono feroci e accanite: porto l’esempio della Yugoslavia dove il movi mento partigiano si spaccò in due e i cetnici passarono addirittura dalla parte dei tedeschi, della Polonia dove le armate Krajowa e Ludowa ebbero pessimi rapporti, in Grecia dove la guerra partigiana si concluse con una una sanguinosa guerra civile tra comunisti contro monarchici nazionalisti appoggiati dagli inglesi. Per fortuna l’Italia si salverà da ulteriori drammi anche se la guerra fredda seguita alla seconda guerra mondiale emarginerà di fatto i parti giani riabilitando o ricollocando ai loro posti di potere parte della stessa burocrazia e classe dirigente che aveva sostenuto il fascismo. Ma questa è già quasi storia di oggi. VIVA LA RESISTENZA CONTRO I NAZI FASCISTI! VIVA LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA NATA DALLA RESISTENZA! VIVA L’ITALIA, LA NOSTRA PATRIA!