
LA “PARTIGIANA” MAROSTICENSE ZAIRA MENEGHIN CONOSCEVA LA VICENDA DELL’ASSASSINIO DEI PARTIGIANI COMUNISTI DI CONCO, MA RIMASE ZITTA
E alla Meneghin è addirittura intitolata la sezione Anpi di Marostica, incredibile. Perché se prendiamo il resoconto che lei fa e pubblicato il 21 aprile 2020 “Quattro ragazzi nella Resistenza” in cui racconta la vicenda del gruppo di partigiani di Fontanelle di Conco, esalta i cosi detti Quattro Martiri, di cui c’è la lapide nel cortile del Castello Inferiore. In realtà tre sono gli esecutori materiali dell’assassinio dei quattro comunisti del gruppo essi sono: Giovanni Rossi, Luigi Nadari e Decimo Vaccari. I quattro comunisti uccisi Crestani, Roiatti, Pontarollo e “Zorzi”, sono stati mandati dal comandante della Brigata Garibaldi per organizzare la Resistenza sull’Altopiano di Asiago e sono degli eroi che hanno combattuto in Spagna contro Franco ed hanno fatto la galera come antifascisti. E vengono eliminati brutalmente dal restante gruppo quasi apolitico, ma profondamente cattolico, perché agiscono da protagonisti della Resistenza eliminando subito una spia fascista ed un ufficiale della Repubblica di Salò. Successivamente vengono anche trattati da delinquenti e dimenticati.
E la Meneghin nel suo scritto non parla della vicenda. Ma la conosceva benissimo perché era la staffetta partigiana tra il gruppo di Fontanelle di Conco ed il Centro organizzativo di Vicenza. Un silenzio omertoso per nascondere una orribile e disonorevole vicenda. Perché i partigiani uccisi potevano senza dubbio contribuire con la loro esperienza a salvare il gruppo dal rastrellamento fascista che avvenne una decina di giorni dopo l’omicidio.
Osservatorio Economico Sociale di Marostica