
EVVIVA, I GIOVANI ALPINI SONO PRONTI ALLA GUERRA. IL PACIFISMO E LA DEMOCRAZIA SONO UN’ALTRA COSA. MEGLIO NON PARLARNE……

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CARLA FRIGO DELLA PRO MAROSTICA SI PRESTA AD ORGANIZZARE PER BUCCO DEGLI INCONTRI CON ARGOMENTI VARI. SENZA UN REALE FILO LOGICO. A CHE SCOPO?
Adesso il Bucco si mette “culturalmente” in concorrenza con la Biblioteca per organizzare una serie di presentazioni di libri di argomenti più disparati. Il primo questo pomeriggio in Chiesetta San Marco, poi nel Castello. Vuole arricchire, dice lui, la proposta culturale della città. Ma ignora quello che c’è già per intraprendere un percorso di generica cultura con l’unica persona della Pro Marostica che può imbastire un simile percorso, che è la Carla Frigo.
Il Bucco in Biblioteca non lo abbiamo mai visto e non sappiamo se veramente conosce quello che la Biblioteca propone. O se ha mai preso a prestito un libro. Forse sarebbe il caso che incontrasse la prof.ssa Laura Dinale, Presidente del Comitato della Biblioteca di Marostica, per schiarirsi le idee e magari far qualcosa di veramente utile ed interessante insieme. Una cosa pensata e non improvvisata. Ed a questo proposito sarebbe opportuno che la Pro Loco aderisse alla Consulta, come tra le altre associazioni anche il Cai fa.
Ma sappiamo bene che la Pro Marostica vuol fare e disfare per conto suo, forte dei suoi schei. Non apprezzando il fatto che esiste una Consulta delle Associazioni che funziona ed è una peculiarità culturale specifica di Marostica, che per esempio Bassano ci invidia ed eredità del formidabile prof. Consolaro.
Fatte così le presentazioni dei libri sono una occasione spot, che neanche rientrano in quel approfondimento storico collegato alla Partita che noi abbiamo auspicato.
È lo stesso copione della fantomatica Fondazione BPM Volksbank. Anche Xausa aveva seguito il suo percorso individuale lanciando le più disparate iniziative. Adesso che è arrivata come Presidente la Campana, tutto tace. E non c’è stata alcuna presentazione pubblica di attività. Forse sono stati dati tutti i soldi per sponsorizzare il Summer Festival che ora ha anche la coda Volksbank? Perché come sempre abbiamo detto la Fondazione è un ufficio marketing della Volksbank e non ha niente a che vedere con una vera “Fondazione”.
Osservatorio Economico Sociale di Marostica
A MAROSTICA C’E’ ANCHE UNA CULTURA ASSENTE NEI NUMEROSI FASCIO-LEGHISTI LOCALI. ALMENO LEGGIAMO QUELLO CHE CI COMUNICA IL PENSIERO DEL PROF. GIANNI GIOLO, CHE FA VERAMENTE ONORE ALLA NOSTRA CITTADINA
Un articolo sul Corriere di Ernesto Galli della Loggia ha dato il via ad un ampio e complesso dibattito sulla pretesa superiorità dell’Occidente nei confronti delle altre civiltà e culture. Oggi – scrive Galli – predomina la mentalità che vede, nell’affermazione della superiorità dell’Occidente, il nascere di pericolosi sensi di supremazia, di nazionalismi aggressivi o inconsapevoli razzismi. Secondo lui solo l’Occidente conosce la storia. Una specie di ammonimento nei riguardi dei progressisti e dei sostenitori del “politicamente corretto”. Oggi, osserva Galli, dopo aver messo al bando il patriottismo nazionale, si vuole cancellare anche il patriottismo culturale.
Tutto deve essere azzerato perché l’unico patriottismo ammissibile nelle nostre società è il patriottismo costituzionale. Pochi sanno che nel 604 d. C. il principe giapponese Shotoku introdusse la “Costituzione dei 17 articoli”, in cui si legge che le decisioni importanti non devono essere prese da un solo uomo ma da più persone. Allora – osserva Galli – ci deve essere una buona
ragione storica, se noi oggi conosciamo le dottrine di Rousseau e non la Costituzione dei 17 articoli di Shotoku. Ai progressisti Galli ricorda le parole di Erodoto nei confronti degli altri popoli: “Ogni anno mandiamo le nostre navi. Rischiando le nostre vite e spendendo molto denaro, fin sulle coste dell’Africa per chiedere: Chi siete? Quali sono le vostre leggi? Qual è la vostra lingua? Loro non hanno mai mandato una nave per chiederlo a noi”.
Ma bisogna precisare che le ragioni ideali e culturali che spingevano i Greci a confrontarsi cogli altri popoli non impedivano loro di sfoderare le armi, ammazzare chi tentava di fermarli nel loro obiettivo di fondare nuove colonie in tutto il Mediterraneo. E’ noto che le invasioni di altri popoli avvengono non per motivi filosofici e ideali, ma per ragioni strettamente economiche (si veda il viaggio di Cristoforo Colombo, le conquiste dei Romani che si spingevano verso Oriente, dove subirono grandi sconfitte dai Parti, dei nazionalisti tedeschi che cercavano il “Lebensraum”, lo spazio vitale verso la Polonia, il colonialismo delle potenze europee verso l’Africa e non solo). E’ altrettanto noto che le grandi democrazie sono fiorite in Occidente, comprese le idee liberali e socialiste che hanno consentito alla Cina, per esempio, di diventare la potenza di oggi, insieme alle scoperte scientifiche in campo medico e tecnologico. In tutto il pianeta si sta diffondendo la cultura occidentale, basata sui principi del rispetto alla donna e del diritto della felicità, ma non si possono condividere le teorie di Galli che “solo l’Occidente conosce la storia”, il che ipotizza una specie di giustificazione del razzismo di tutti i tempi. E lo provano le intollerabili parole del ministro della difesa israeliano che, mentre toglieva acqua, cibo, elettricità e benzina ai civili palestinesi della Striscia di Gaza, proclamava al mondo: “Stiamo combattendo con animali umani e agiamo di conseguenza”. Parole indecenti nelle quali – come si è scritto – c’è un’idea razzista di supremazia nei confronti di tutto ciò
che è altro da sé, compresa la subdola concezione di avere “una superiorità morale” così forte al punto da imporre “di fatto una superiorità della razza bianca ricca”. E da qui si capisce la mentalità colonialista del generale israeliano, la stessa con cui si sono giustificate le invasioni in Africa che vedevano i negri equiparati a popoli inferiori e questo spiega il motivo per cui gli occidentali sono i popoli più odiati della terra. Eppure la filosofia occidentale è nata con Socrate, nella cui riflessione la ragione pensa a se stessa, e riconosce i suoi limiti. Socrate diceva di “non sapere”, formula perfetta che ha permesso alla storia dell’Occidente di non identificarsi con l’infinita sequela di guerre, dominazioni, stragi, genocidi, sopraffazioni nei confronti dell’altro da sé. La formula che ci ha salvato da noi stessi, permettendoci di riconoscere le nostre debolezze e persino di riformarle (in epoche passate) e di denunciarle (in epoca recente). Che cosa sta accadendo oggi? Cose che per decenni abbiamo date per scontate ora non solo sono ignorate ma anche derise. E’ questa la domanda di fondo dell’articolo di Galli, in cui si difende la supremazia dell’Occidente. Ma l’Occidente viene esaltato anche nei discorsi della Meloni, che ha omaggiato Trump, espressioni che sono state interpretate come una specie di “chiamata alle armi” per tutti gli intellettuali di destra. “L’Occidente – ha scritto Sergio Labate, professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Macerata – è diventato il nuovo “significante vuoto” dell’ideologia dei dominanti”. Ma la cultura dell’Occidente include in sé sia le posizioni di Galli quanto che quelle di Socrate. “L’Occidente – scrive Labate – è “la storia delle sue infinite ombre ed è anche la storia di chi ha riconosciuto tali ombre come ombre”. Nella storia si è verificato una importante rottura, il fatto che non si prova più
orgoglio ma vergogna per fatti storici (per fare un esempio le crociate), un tempo considerati portatori di civiltà. Dove una volta si vedevano dei valori, oggi si vedono dei disvalori. La stessa cosa è accaduta con l’Inquisizione, con l’imperialismo, con il colonialismo, con i fascismi e totalitarismi che hanno messo radici nel seno dell’Occidente e hanno portato a due catastrofiche guerre mondiali. Lo stesso discorso riguarda il patriarcato e lo schiavismo. Ma perché oggi Galli, Meloni e Trump e tanti altri decidono di tornare indietro e riarmare l’Occidente proclamandone la supremazia? Quale supremazia? La supremazia del governo Trump che ha arrestato i messicani, ammassati come bestie in gabbia ed esibiti come trofei? La supremazia sulle persone innocenti, che non hanno commesso nessun reato, deportate in luoghi di detenzione? La
supremazia del governo israeliano verso i palestinesi di Gaza che vengono ammazzati mentre vanno in cerca di un piatto di minestra? La supremazia di Netanyahu che bombarda la Chiesa cattolica della Sacra Famiglia nel nord di Gaza e poi si scusa dicendo che si è trattato di un errore? Oggi si parla di rinascita dell’Occidente, ma di quale Occidente? Non certo quello tanto
esaltato da Galli, ma quell’Occidente che ha condannato e messo a morte Socrate, quell’Occidente la cui storia è consistita per millenni nel dominio della forza. E’ vero che esso ha provato di sostituire il diritto alla forza, ma questo tentativo è durato molto poco. In questo poco tempo l’Occidente del “mea culpa” che ha tentato di emendarsi, di rinunciare al vanto della propria pretesa superiorità, di riconoscersi responsabile della barbarie del colonialismo e dell’imperialismo, di relativizzare se stesso aprendosi alla pluralità delle storie, di costruire progetti di democrazie che salvaguardano
l’uguaglianza e la dignità di tutti gli esseri umani, è stata una brevissima parentesi della sua storia, niente di più. “L’Occidente che sta emergendo – sottolinea Labate – è quello della pura forza, del puro dominio brutale sugli altri popoli. Oggi la storia dell’Occidente sta indentificandosi sempre più con la storia dei ricchi. Il lettore potrebbe obiettare: bella novità, da che mondo è mondo, è sempre stato così. Ma non è dello stesso parere il libro di Guido Alfani “Come dèi fra uomini. Storia dei ricchi in Occidente” (Laterza 2025). I ricchi hanno sempre recitato parti importanti sulla scena dell’Occidente, ma non vi è mai stata una totale identificazione dell’Occidente con essi. La storia dell’Occidente è la storia dei potenti, ma tra potenti e ricchi c’è sempre stata diffidenza (nel Medioevo l’ostentazione della ricchezza era sacrilega). La stessa cosa si può dire della storia del capitalismo che è un capitolo della storia dell’Occidente, non di tutta la storia dell’Occidente. Quale sarà allora il nostro futuro? L’Occidente si crede il mondo, ma non è il mondo. “Se il futuro – conclude Labate – dell’Occidente è la supremazia senza regole e senza leggi dei ricchi, non è affatto detto che questo sia il futuro del mondo”
Gianni Giolo

TARCISIO LORENZO PAROLIN, GIORNALISTA DEL GIORNALE DI VICENZA E TESTIMONE CITATO DA ASTUNI NELLA CAUSA PER LA LAUREA FALSA, DEPONE IN TRIBUNALE. SENTIAMOLO.
“Testimone Tarcisio Parolin – Allora sono giornalista, lavoro al Giornale di Vicenza nella redazione di Bassano, sono iscritto all’Albo Veneto, dal 2009, dal settembre 2009.
Parte civile, avv. Lunardon – Io l’ho indicata come Teste, dottor Parolin, perché qui discutiamo di una notizia che è apparsa su un sito internet, che è Marostica Notizie e poi è stata ripresa dai social network, relativa ad una presunta laurea fasulla del signor Roberto Astuni, innanzitutto le chiedo: lei conosce Roberto Astuni?
Testimone Tarcisio Parolin- Lo conosco, si.”
“Parte civile, avv. Lunardon – Vi arriva questa notizia?
Testimone Tarcisio Parolin – Allora contemporaneamente la cosa era stata rilanciata dai social, da quei siti chiamiamoli territoriali, cioè Sei di Marostica se…insomma siti legati alla Città di Marostica, allora noi ne avevamo parlato, ma ne avevamo anche sorriso, perché la cosa non ci pareva giornalisticamente rilevante, per cui non avevamo preso in considerazione la cosa, chiaramente era arrivata, ne era a conoscenza il nostro capo servizio, ne eravamo a conoscenza noi, o direttamente, o perché i colleghi l’avevano riferita, ma avevamo deciso di non …insomma non ci sembrava , giornalisticamente, rilevante…
Parte civile, avv. Lunardon – Posso chiedere come mai?
Testimone Tarcisio Parolin – Beh per due motivi, perché allora il sito dal quale proveniva, non è, nell’ambiente, non è considerato attendibile in prima battuta e poi , in realtà, insomma anche così ad una prima valutazione, appariva che il signor Astuni avesse appunto ottenuto, come posso dire, questo titolo onorifico, che non è una laurea rilevante per l’Ordinamento italiano…..”
“Difesa, avv. Zanini – Senta, e successivamente, quando questa cosa è diventata un pochino diciamo…buttata sul sorriso, lei, conoscendo il signor Astuni, ha chiesto, gli ha chiesto se poi fosse fondata questa notizia? Se esisteva questa università? Da chi era rilasciato questo titolo? Cioè c’è stato un interesse in questo senso?
Testimone Tarcisio Parolin- No, direi di no, anche perché…no, ma le spiego anche il perché….
Difesa, avv. Zanini – Si?
Testimone Tarcisio Parolin – Allora perché negli Stati Uniti, non esiste il valore legale dei titoli, non c’è, nell’ordinamento statunitense….
Difesa, avv. Zanini – Ma lei a che titolo sta parlando? Come giornalista? O come esperto di titoli universitari all’estero?”
Difesa, avv. Zanini – Ho detto: avete mai parlato del fatto che esistesse o meno l’università e che la laurea fosse effettivamente fasulla?
Testimone Tarcisio Parolin – No, perché….
Difesa, avv. Zanini – No, io voglio sapere il perché non ne avete parlato, non…
Testimone Tarcisio Parolin – Allora perché la cosa, dal nostro punto di vista, non era giornalisticamente rilevante.
Difesa, avv. Zanini – Perfetto la ringrazio.
Testimone Tarcisio Parolin – Cioè non c’erano stati, non c’erano rilevanze penali, noi non ci occupiamo di cose che non…”
Insomma Tarcisio Parolin è l’esempio incredibile del giornalista che neanche sa ricercare se esiste o è esistita la United States Open University e che usa appunto fonti molto più attendibili di Marosticanotizie, “non considerato attendibile in prima battuta”, pur non essendo noi mai stati smentiti in cinque anni di attività.
Ma sappiamo bene che il Giornale di Vicenza è sempre attendibile e non la “tromba” dell’associazione degli industriali. Il caso eclatante è stato il giornalista di economia Smiderle, propugnatore fino all’ultimo istante della bontà delle azioni Banca Popolare di Vicenza per cercare di mettere sul lastrico tanti lettori creduloni.
Osservatorio Economico Sociale di Marostica

CARLA FRIGO DELLA PRO MAROSTICA SI PRESTA AD ORGANIZZARE PER BUCCO DEGLI INCONTRI CON ARGOMENTI VARI. SENZA UN REALE FILO LOGICO. A CHE SCOPO?
Adesso il Bucco si mette “culturalmente” in concorrenza con la Biblioteca per organizzare una serie di presentazioni di libri di argomenti più disparati. Il primo questo pomeriggio in Chiesetta San Marco, poi nel Castello. Vuole arricchire, dice lui, la proposta culturale della città. Ma ignora quello che c’è già per intraprendere un percorso di generica cultura con l’unica persona della Pro Marostica che può imbastire un simile percorso, che è la Carla Frigo.
Il Bucco in Biblioteca non lo abbiamo mai visto e non sappiamo se veramente conosce quello che la Biblioteca propone. O se ha mai preso a prestito un libro. Forse sarebbe il caso che incontrasse la prof.ssa Laura Dinale, Presidente del Comitato della Biblioteca di Marostica, per schiarirsi le idee e magari far qualcosa di veramente utile ed interessante insieme. Una cosa pensata e non improvvisata. Ed a questo proposito sarebbe opportuno che la Pro Loco aderisse alla Consulta, come tra le altre associazioni anche il Cai fa.
Ma sappiamo bene che la Pro Marostica vuol fare e disfare per conto suo, forte dei suoi schei. Non apprezzando il fatto che esiste una Consulta delle Associazioni che funziona ed è una peculiarità culturale specifica di Marostica, che per esempio Bassano ci invidia ed eredità del formidabile prof. Consolaro.
Fatte così le presentazioni dei libri sono una occasione spot, che neanche rientrano in quel approfondimento storico collegato alla Partita che noi abbiamo auspicato.
È lo stesso copione della fantomatica Fondazione BPM Volksbank. Anche Xausa aveva seguito il suo percorso individuale lanciando le più disparate iniziative. Adesso che è arrivata come Presidente la Campana, tutto tace. E non c’è stata alcuna presentazione pubblica di attività. Forse sono stati dati tutti i soldi per sponsorizzare il Summer Festival che ora ha anche la coda Volksbank? Perché come sempre abbiamo detto la Fondazione è un ufficio marketing della Volksbank e non ha niente a che vedere con una vera “Fondazione”.
Osservatorio Economico Sociale di Marostica
