LA RESISTENZA NON E’ UN WESTERN

ED IL NOTO GIORNALISTA TICH PRENDE PER IL C… LA RESISTENZA COME FOSSE UN WESTERN NELLA VICENDA DELLA PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA E PERDE LA FACCIA. MA PERCHE’?

Ovviamente Tich, noto giornalista locale ora approdato a “Sevenmagazine” dopo Bassanonet, sembra d’accordo per la sospensione tecnica, mancherebbero dei documenti, due giorni prima dell’evento per una domanda presentata a maggio per la “pastasciutta antifascista”. Neanche si sogna di far presente al Sindaco di Solagna, un certo Stefano Bertoncello, che un evento del genere andava favorito senza problemi per la significativa valenza dell’anniversario. E resta meravigliato che abbiamo definito il fatto della sospensione come fascista. E poi trasforma il problema in un “Spaghetti Western”. Veramente ignobile pensando all’eccidio dei Fratelli Cervi e all’inizio della Resistenza su cui si fonda la nostra Repubblica.
Ma la spiegazione di un simile atteggiamento è da trovare nelle vicissitudini avute dal Tich come profugo istriano. E la famiglia del Tich se ne è dovuta scappare all’arrivo dei comunisti di Tito, come la quasi totalità degli italiani, per la maggior parte fascisti, che per 25 anni se la erano goduta a spese degli sloveni e dei croati a cui era addirittura proibito parlare al loro lingua. E pensare che gli slavi consideravano nei secoli Venezia la loro Regina. Tutto distrutto dal comportamento abominevole dei fascisti.
Ora scendere a livello di scontro western è proprio ridicolo e forse il Tich avrebbe bisogno di alcune sedute psicologiche per mettersi il cuore in pace con i comunisti “titini” duri e puri. Ben diversi dagli associati Anpi che in fin dei conti rappresentano la Resistenza italiana al nazi-fascismo nelle sue varie sfaccettature, soprattutto comunista, socialista e cattolica in primis. E quindi hanno il diritto di commemorare e festeggiare con il pieno dovuto supporto delle locali autorità. L’illegalità istituzionale è oggi nell’incredibile fascio-leghismo, non certo nella “pastasciutta antifascista”. Ed è “fascista” bloccare una iniziativa altamente democratica con la scusa della scoperta di una carta mancante due giorni prima.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

IL “FURTO” DEL SINDACO DI MAROSTICA

DOPO IL “FURTO” DEL SINDACO MATTEO MOZZO, IN ACCORDO CON LO SCOMAZZON, DELLA SALA DELLE ASSOCIAZIONI PER FARE, SENZA CONSENSO DELLA CITTA’, IL MUSEO DELLE SCACCHIERE, TUTTO TACE. L’UNICA POSSIBILITA’ È MANIFESTARE PER LA DEMOCRAZIA DURANTE LA PARTITA A SCACCHI

Noi siamo sinceramente stupefatti. La Consulta delle Associazioni raggruppa appunto una serie di associazioni che facendo riferimento alla Biblioteca svolgono una serie importante di attività culturali. Ora il rapporto tra Comune e Consulta è ridicolo: assenza di una presenza costante di un assessore alla Cultura come momento di coordinamento (è presente la Daniela Bergamo che si sforza di interpretare “cosa direbbe” il Mozzo), bocciatura del Comitato della Biblioteca con la vicenda ridicola del cineforum e sua mancata ricostituzione, ma prima di tutto “furto” della sala delle associazioni nel castello inferiore senza una minima consultazione per fare questo fantomatico museo, anche in questo caso senza consultazione, se non con il così detto benefattore che si è intestato il museo a sua gloria futura anche dopo la sua dipartita terrena.
E a quanto sembra la Consulta è costituita da ottime persone dal punto di vista culturale, ma assolutamente “pecore” ossequiose per far valere un minimo di diritti nei confronti del Comune. A nostro avviso occorre ora farsi valere ricorrendo a mezzi nuovi, anche estremi.
Ora è evidente a tutti che il così detto Museo degli Scacchi è un completo fallimento. Dopo una rapida visita alle scacchiere nessuno ci ritorna più. Non è stato costruito alcun progetto “dinamico” dopo una spesa di 700.000 euro. Non è un museo che si aggiorna e rivive con una serie di iniziative e non ha alcuna connessione con la realtà locale e di utilità ai cittadini, se non per il fatto di un collegamento tematico con la Partita a Scacchi.
E le iniziative culturali delle associazioni sono state relegate al castello superiore, altro fallimentare progetto del Comune, che non sa cosa farne dopo aver distrutto il marketing del ristorante con la sua chiusura.
A nostro parere è giunto il momento di protestare anche vivacemente e comunicare all’esterno un governo della città incredibile ed indegno per Marostica dal punto di vista economico-culturale.
Lo spunto finale per questo articolo ci è stato dato da una visita fatta a Renon ed al Museo dell’Iceman Otzi a Bolzano. Per capire la logica di accoglienza turistica a Renon nel costo della stanza erano compresi gratuitamente tutti i mezzi di trasporto (pure a Bolzano), trenino e funivie inclusi. Evidentemente c’è un approccio culturale ben diverso da quello di Marostica.

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Mai Veneti sono diventati degli idioti?

LA CORTE DEI CONTI BOCCIA IL VENETO: TRA GLI SPRECHI DELLA PEDEMONTANA, I BUCHI DELLE OLIMPIADI, LO SFREGIO DELL’AMBIENTE E I SOLDI ALLA SANITA’ PRIVATA
In principio era lo Zaiastan. Poi arrivò il salviniano Stefani, che, fedele devoto al principio d’inerzia, continuò la strada, accidentata, dal padre. L’analisi del bilancio della Corte dei Conti è impietosa.
E’ la politica del panem et circenses.

Eppure ci avevano detto che i GIOCHI OLIMPICI sarebbero stati a costo zero. La relazione della Corte dei Conti ci ricorda, invece, che la Fondazione Milano Cortina ha perdite per 176 milioni e debiti per 1 miliardo. Infatti nel nostro bilancio 152 milioni rimangono accantonati per far fronte ai debiti dei giochi e non potranno essere usati per i servizi dei veneti. Serviva proprio fare quella pista da bob che è costata 120 milioni di euro? Non si poteva utilizzare la pista di Innsbruck, come aveva suggerito il Comitato olimpico internazionale che invocava la sostenibilità sociale delle opere? E’ stata una follia questa grande opera, per uno sport praticato da 50 persone in Italia e che verrà quasi di sicuro dismessa a breve, visti i costi. Noi lo abbiamo detto per anni, ma Zaia cocciuto la volle. Noi adesso la paghiamo.

La Corte dei conti di ricorda il salasso della PEDEMONTANA, il più grande spreco di denaro pubblico della storia recente. Dovremo regalare 52 milioni al privato nel 2025. Questo, tuttavia, è solo l’inizio, perché quando il canone al privato supererà i 400 milioni l’anno perderemo più di 200 milioni. Soldi delle nostre tasse, soldi nostri, soldi sottratti alla sanità e alla salute dei veneti.

La destra ha trasformato il bellissimo paesaggio Veneto in una colata di cemento. Qui la Corte dei conti è chiarissima: “Le principali problematiche riguardano l’impermeabilizzazione del suolo, la frammentazione del territorio naturale e agricolo…l’efficienza delle reti idriche, la transizione energetica e la riduzione delle emissioni climalteranti”. Bocciati. Ricordo che se in Europa siamo al 4% del suolo consumato, in Italia al 7%, in Veneto quasi al 12%. Questa classe dirigente è totalmente e ottusamente insensibile alla tutela dell’ambiente, perché tutto deve essere sacrificato sull’altare della logica del profitto. Un giorno si accorgeranno che i schei non si mangiano e non ci consentono di respirare.

Uno dei più grandi intellettuali dei due secoli, Edgar Morin, prima di morire ha detto: “L’avventura umana è arrivata a una gigantesca crisi nella quale si gioca il nostro destino. La probabilità è a favore del peggio, ma non è ineluttabile. Anche l’improbabile e l’imprevedibile sono possibili. Sembra che Thanatos debba essere il vincitore. Ma, qualunque cosa accada, la nostra vita può avere senso prendendo le parti di Eros. E l’imperativo ecologico ci offre un’occasione ispirata per riuscirsi”. Questa destra tanatologica ha distrutto l’ambiente. Dobbiamo cambiare strada. L’amore per l’ambiente è l’amore pe la vita, l’amore per le generazioni future.

Infine, la Corte dei conti ci ha ricordato che metà dei fondi per diminuire le liste d’attesa sono finiti al privato. Questo, purtroppo lo sapevamo già. Peggiori in spesa in sanità privata. Urrà!

Grandi opere al posto dei servizi, con debiti che ci priveranno dei servizi anche in futuro. Distruzione dell’ambiente e privatizzazione della sanità. Evviva!

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LA CAGNARA POLITICA DEL TRIBUNALE DI BASSANO

COSA NASCONDE LA GRANDE CAGNARA POLITICA PER RIAPRIRE IL TRIBUNALINO DI BASSANO? ERANO DEFICIENTI QUELLI CHE LO AVEVANO CANCELLATO NEL 2012?

Riportiamo alcuni stralci delle opinioni serie e credibili attorno all’incredibile massiccia manipolazione di politici scatenati, che sta avvenendo attorno al Tribunale di Bassano, e che a gran cassa con Finco & C. chiedono che venga resuscitato

“Operazione di facciata fuori dal tempo e da ogni realtà logica e organizzativa, che rappresenta il totale fallimento della programmazione e una preoccupante mancanza di visione strategica”. Questa la posizione ribadita dai presidenti degli Ordini degli avvocati di Vicenza, Padova e Treviso Alessandro Moscatelli, Francesco Rossi e Diego Casonato, nel corso della manifestazione contro l’apertura del Tribunale a Bassano del Grappa, svoltasi il 3 luglio nel piazzale dell’ingresso di quello vicentino.
Presenti anche il presidente del Tribunale di Vicenza Giuseppe Limitone, il procuratore Giorgio Falcone, magistrati e rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati, personale amministrativo, il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai e una quindicina di sindaci dell’Alto Vicentino e della cintura urbana, oltre a rappresentanti delle istituzioni.
“Aprire una nuova struttura – hanno detto concordemente i tre presidenti – significa penalizzare gli uffici giudiziari esistenti, perché gli organici verranno semplicemente sottratti a Vicenza, Padova, e Treviso. Infatti, per dotare Bassano del Grappa di un organico adeguato, tenuto conto della popolazione trasferita al nuovo circondario, in mancanza di dati disaggregati sui flussi per singolo comune (che non esistono), occorrerebbe sottrarre ai tribunali di Vicenza, Padova e Treviso rispettivamente il 33%, il 9% e il 20% dei magistrati giudicanti e il 29%, 1’11% e il 21% dei requirenti. Accadrà, quindi, che Tribunali già al collasso verranno privati delle pochissime risorse di cui dispongono per far sì che alcune di esse siano destinate al Tribunale di Bassano che, a sua volta, farà fatica a reperire gli organici di cui ha bisogno, perché non è detto che vi siano magistrati e personale amministrativo disponibili a trasferirsi nella nuova sede”.
“L’istituzione di un ottavo tribunale in Veneto – ha concluso Moscatelli, – è un’ipotesi lunare che contribuirà a frammentare ulteriormente il territorio, non favorirà un servizio di maggiore qualità e, tanto meno, porterà a migliorare la qualità delle decisioni. La nostra convinzione è che l’accorpamento e la centralizzazione favoriscano la specializzazione sia degli avvocati sia dei magistrati, contribuendo così a un sistema giudiziario più efficiente e a decisioni di qualità superiore. In tribunali con meno di 30 magistrati, come sarebbe quello di Bassano, non sono possibili né economie di scala né specializzazione”.

Ma riaprire piccole sedi quando già le grandi hanno difficoltà non è la strada giusta per la magistratura associata, che ha più volte anche negli incontri con il governo sottolineato che in questo modo si producono effetti diametralmente opposti in termini di efficienza del sistema giustizia. Argomentazioni ribadite in una nota della giunta esecutiva dell’Anm. Che sottolinea come “riaprire i piccoli tribunali significa adottare logiche di consenso clientelari e danneggiare ancora una volta l’efficienza della giustizia. La decisione del governo di riaprire le sezioni distaccate già soppresse nel 2012, è disarmante”.
“Mentre inquieta l’intenzione di aprire un tribunale – Bassano del Grappa – dinanzi alla cui incomprensibile istituzione gli stessi avvocati di Vicenza avevano chiesto di soprassedere. L’Associazione nazionale magistrati denuncia dunque “l’ennesimo spreco di risorse, che vanifica, come in un surreale gioco dell’oca, tutto lo sforzo profuso dai magistrati per offrire ai cittadini un servizio quanto più possibile efficiente e razionale e soprattutto rapido. Questa scelta rallenterà i tempi della giustizia e danneggerà la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.

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IL COMUNE DI MAROSTICA SISTEMA L’IMU

IL COMUNE DI MAROSTICA NON HA INCASSATO CORRETTAMENTE L’IMU E HA PERSO SOLDI

Ai primi di giugno riceviamo comunicazione dall’ufficio tributi del Comune di Marostica che per anomalie riscontrate negli anni precedenti non possono inviarci il modello F24 precompilato per il pagamento. E noi chiediamo subito un incontro. Ma mai negli anni precedenti il Comune ci ha inviato l’F24 precompilato, ma è sempre stata cura del nostro commercialista preparare i versamenti. Ora il Comune ci chiede un bel po’ di soldini a conguaglio per gli ultimi 5 anni. Gli anni precedenti sono prescritti. Ma la vicenda delle variazioni catastali risale a circa venti anni fa ed il Comune non ha mai comunicato nulla. Ed il nostro commercialista con sede fuori provincia si è basato su quanto comunicato dall’Agenzia delle Entrate di Vicenza.
Ora è evidente che l’aria “organizzativa” in Comune di Marostica è cambiata ed è in atto una attenta verifica del pagamento IMU dei contribuenti. Certo che per quanto ci riguarda la variazione catastale è avvenuta circa 20 anni fa. Quindi per 20 anni non c’è stata alcuna verifica né tantomeno, soluzione più logica, l’invio in automatico dell’F24 all’utente.
Diciamo che essendo prescritto il pagamento oltre i 5 anni abbiamo recuperato un po’ di soldini per le cause intentate dal Mozzo. Tanto per consolarci dalle ignobili cause “temerarie”.

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