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Autore archivio: admin

MARIO MIRCO VUCETICH, IL PADRE DELLA PARTITA A SCACCHI, GRAZIE A ANDREA SPEZIALE HA IL SUO DOCUMENTATO E BEL LIBRO.

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Per la pubblicazione vengono ringraziate ben 106 persone tra cui Paolo e Simone Bittante, Roberto Xausa e inoltre l’Associazione Pro Marostica con l’Archivio Storico Comunale di Marostica.
Le pagine totali sono 405, una biografia artistica completa. 38 euro ben pagati alla libreria Andersen.

Vutecich è il Padre della Partita a Scacchi, quello che la ha inventata con una rigorosa ricerca storica sui “costumi” della Venezia del 1400.
Finalmente si riparla della Partita a Scacchi nel suo vero fenomeno artistico, sfuggito a persone della “cultura” locale tutte prese ora ad inventare pagliacciate come l’Accademia del Caffè.
Importante riferimento per la costruzione della pubblicazione è stata la mostra su Vucetich nel 2012 al Castello di Marostica.

Con il libro si dà pieno riconoscimento alla Partita a Scacchi come una grande opera culturale di un eccelso artista. Quindi non solo una partecipazione attiva dei cittadini attorno ad una “leggenda” locale.

Un libro quindi che è una necessaria documentazione per tutti i marosticensi per comprendere il fenomeno della Partita e del mondo del suo autore, al di là appunto del localismo, ma invece come un fenomeno importante della cultura veneta e nazionale.

La presentazione verrà fatta sabato 3 ottobre alle 17.30 presso il Palazzo del Doglione.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

PER IL COSTO DI 3.763,4 € AL MESE PARI A 45.160,8 € ALL’ANNO MOZZO ANCORA NON CONVOCA UNA ASSEMBLEA CON I CITTADINI PER IL PUNTO A METÀ DEL SUO MANDATO. PERCHÉ?

Fare il Sindaco è un lavoro a tempo pieno e non è solo un incarico politico, di mera rappresentanza. Occorre saper realizzare il programma elettorale con impegno e competenza, non solo tappare i buchi delle strade perché a fianco c’è un esperto “muratore” come vice-Sindaco. Mozzo come eterno laureando in enologia lo sta facendo? Anche perché come stipendio non riceve bruscolini, crediamo senz’altro di più di quello che riceveva in azienda.

Noi francamente siamo molto delusi. Pensavamo ad una sua giovanile capacità di inquadrare i problemi e di saperli impostare per risolverli con l’aiuto delle giuste competenze. Un ruolo insomma di chiarezza amministrativa e spinta per il cambiamento. Oltre evidentemente di sapersi relazionare con i suoi cittadini in modo franco e sincero.
Certo con la sua vittoria elettorale non sentiamo più parlare dei giochi di potere di Alcide Bertazzo. E questo è un fatto estremamente positivo. Si è chiusa un’epoca.

Ma Mozzo non ha fatto chiarezza. Anzi ha fatto in modo che la Lega di Marostica diventasse una specie di P2 in cui si prendono decisioni in pochi senza un reale consenso dei cittadini, si sono coperti i problemi del passato e si usa l’arma della minaccia e della querela per zittire chi chiede spiegazioni. Un comportamento inaccettabile.
Per non parlare del bilancio 2019 chiuso con perdita di circa 581.000€ e mascherata da una fittizia rivalutazione dei sassi delle Mura da zero a 5 milioni.

Che realtà rappresenta un Sindaco del genere? Una moderna cittadina intesa a valorizzare le sue potenzialità sociali, culturali ed economiche?

Non crediamo proprio. È tempo però che i cittadini di Marostica pensino ad una alternativa veramente rappresentativa della Città, perché il tempo passa e Zaia ha insegnato che non è il Partito che vince, ma le capacità di una persona, anche se non si condivide, di Zaia, un certo modo di operare troppo orientato al cemento ed al business. Ma questo è il suo programma, cieco verso il futuro.

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COME È ANDATO LO “SBARACCO” A MAROSTICA? Il COPIA ED INCOLLA DA SCHIO DI NICOLA MINELLI, IL MANAGER DI MOZZO

Importato da Schio, allo “sbaracco” si è aggiunto lo “scacco matto” ed è arrivato anche a Marostica. Copiato insomma. Infatti Nicola Minelli oltre che di Marostica è manager del distretto commerciale di Schio. Sempre finanziato dalla Regione.
Può stare bene. Indubbiamente è stata una iniziativa che ha animato il centro di Marostica soprattutto il sabato sera. Ma a nostro parere l’esperienza maturata a Schio non è servita a molto. Si tratta di un copia incolla con cambio di nome. Nessun sforzo di miglioramento.

Infatti ancora una volta notiamo parecchia improvvisazione. Ma possibile che non si possano seguire delle regole normali di marketing?
Prima di tutto è mancata la comunicazione. Anche utilizzando in maniera massiccia i social. Anche perché è fuor di dubbio che la piazza di Marostica attira da tutta la provincia più di qualsiasi centro commerciale per un semplice “salto”, una visita, un caffè, un aperitivo, un brunch. Poi andavano dedicate almeno due giornate.
Infine non c’è stato un vero coordinamento dell’iniziativa. Se si voleva rendere il centro storico come un centro commerciale, andava formulata una offerta. Non solo di sconto. Cioè ci doveva essere un volantino in cui ogni negozio avrebbe dovuto presentare un articolo in offerta da “sbaracco”. Magari anche con l’offerta di un pranzo o cena. Come normalmente avviene nelle vendite promozionali.

A queste osservazioni si risponde che è stato fatto un tentativo. Ma a maggior ragione tutto deve essere progettato con le massime regole. Non si può improvvisare altrimenti è poi difficile fare delle valutazioni. E poi già la manifestazione era stata organizzata in altra città.
Comunque ci sembra che siamo sulla strada giusta per valorizzare sempre più la nostra cittadina.
E a proposito quei buoni distribuiti dai negozianti per il materiale didattico per la scuola, che fine hanno fatto? Quale risultato è stato ottenuto? Il marketing è fatto di numeri e risultati. Non immagine per la “politica” di Mozzo. Minelli lo sa?

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ALBERTO LUCA, RESPONSABILE MEDIA CONFINDUSTRIA VICENZA, SE LA GODE CON TVA E TELECHIARA, MENTRE IL GIORNALE DI VICENZA AFFONDA

L’assemblea degli azionisti di Videomedia S.p.A. ha approvato il bilancio di esercizio al 31 dicembre 2019 che chiude con un utile netto di euro 800.000, pari al 12% sul fatturato.

Nell’esercizio appena concluso la società proprietaria delle due emittenti televisive TVA e Telechiara ha ulteriormente rafforzato la sua presenza nel settore televisivo delle tv locali, diventando così il più importante operatore del Veneto per ricavi e per raccolta pubblicitaria.Tutti gli indicatori sia economici che gli ascolti sono in netto miglioramento: i ricavi ammontano a 6.5 milioni di euro (+48%) e la raccolta pubblicitaria ha superato i 4 milioni di euro (+13%), l’EBITDA si attesta a 1,7 milioni di euro (26%) e il patrimonio netto segna una crescita del 28%.I dati Auditel del mese di maggio appena pubblicati registrano un importante aumento dei contatti rispetto al 2019 grazie anche al crescente interesse legato all’emergenza sanitaria. Tva infatti con oltre 332.800 contatti medi giorno (+ 57%%) si conferma di gran lunga la prima Tv seguita a Vicenza e a Bassano. Telechiara con quasi 200.000 contatti medi giorno (+38%) rafforza la sua presenza come Tv regionale con un’informazione sempre puntuale su tutte le provincie venete.Soddisfazione anche per il gradimento da parte dei telespettatori per la nuova veste grafica delle due emittenti e per il rinnovato palinsesto televisivo che ha ulteriormente ampliato l’offerta informativa sia con i telegiornali di Tva per Vicenza e provincia, sia con il lancio del nuovo Tg Veneto News di Telechiara”Siamo molto contenti dei risultati raggiunti e della fiducia che i nostri telespettatori continuano a darci seguendo ogni giorno le nostre tv da tutto il Veneto – commenta Alberto Luca, presidente di Videomedia (nella foto) -. Questi importanti traguardi sono stati raggiunti grazie al costante impegno profuso da tutto il team coordinato dal direttore generale Francesco Nicoli. In questi ultimi 3 mesi di emergenza sanitaria un particolare ringraziamento va anche a Domenico Basso e alle redazioni giornalistiche per il lavoro svolto con dedizione e professionalità e per la costante informazione che con puntualità ha tenuto aggiornati i nostri telespettatori sull’evolversi della pandemia”.

Nota: cosa dice ReteVeneta?

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I NUMERI CHE BALLANO TRA LAVEDINI, SEGRETARIO COMUNALE DI MAROSTICA E LA GIUNTA. QUAL’È LA VERITÀ?

Noi ci prendiamo la briga di leggere ciò che partorisce la giunta di Marostica e le determinazioni dei vari capi area. Tutte cose che devono essere chiare, regolari e leggibili dai cittadini.

Ricordiamo ancora la delibera dello scorso anno quando la Giunta ci diffamò come “delinquente seriale” perché evidenziavamo i buchi di bilancio. E dava incarico ad un legale di querelarci. Poi il Tribunale ci diede ragione e riconobbe la nostra libertà di opinione sui singoli fatti documentati. La querela vale se si dice il falso. La Giunta dimostrava la sua completa ignoranza giuridica e una completa, vendicativa malafede. Ci siamo astenuti da querele per semplice pietà dei componenti di Giunta, chiaramente sprovvisti di ogni pezzo di laurea. Noi abbiamo, umilmente, oltre la laurea anche il master.

O la determinazione di Dal Zotto che indicava alla Coop della Biblioteca di assumere il personale presente per favorire una personale assunzione calpestando le norme di diritto, come poi il Giudice avrà modo di chiarire e richiamare il Dal Zotto ad un comportamento conforme all’incarico di funzionario pubblico. E ovviamente assolvendoci.

Ora evidenziamo una sembra palese contraddizione tra la determinazione di Lavedini, segretario comunale, e quella della Giunta sui costi del personale.
Infatti il Lavedini con la sua determinazione del 2/09/2020 determina la spesa del personale del Comune del 2029 in 2.085.685 che viene ad pari al 22,71% della media annuale delle entrate correnti 2017-2019 (9.184.407,81 euro).

Ora abbiamo invece che la delibera di Giunta del 3/09/2020 indica il costo del personale al netto delle riduzioni per il 2020 pari a 2.931.000 euro. Ci balla una differenza di quasi un milione di euro. Dove è l’inghippo?
Una valutazione a spanne della spesa di 64 dipendenti comunali dovrebbe essere intorno ai 2 milioni.

Ma l’inghippo è probabilmente nell’uso dei termini. Spesa è intesa come uscita di cassa (stipendio al lordo delle tasse). Mentre il costo tiene conto di tutti gli altri oneri.

Quindi la vera incidenza del costo del personale nel 2020 sulle previste entrate correnti è 2.931.000/9.184.408×100=32% non quello che sembrerebbe il 22,71%. Questo dato, per un lettore normale, è completamente fuorviante.

È la solita confusione tra bilancio di cassa e conto economico, per cui con la cassa vengono mascherate le perdite e non si ragiona sui costi effettivi.

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CHI È IL PADRONE DEL GIORNALE DI VICENZA E TVA? IL BASSANESE ALBERTO LUCA PER CONTO DEGLI INDUSTRIALI.

Alberto Luca è un predestinato. Nel 2007 comincia ad entrare nella galassia Zonin – Banca Popolare di Vicenza come amministratore della Nordest-Merchant spa, poi in B.P. Vi Fondi Sgr spa ed infine in Farbanca spa. Nelle prime due esce nel 2013 in Farbanca nel 2016. Forse qualcosa aveva capito del sistema Zonin. Ed è scappato quasi in tempo.

Nel 2007 fino al 2012 è vice presidente del Cuoa anticipando l’incredibile arrivo di Matteo Marzotto come Presidente (2013-2016). Solo con l’arrivo a Presidente di Federico Visentin (presidente e amministratore delegato di Mevis spa) la Confindustria vicentina risolve il problema del Cuoa, rilanciando la scuola alla grande nell’ambito della formazione manageriale ed utilizzando appieno le università del Triveneto.

Luca però dal 2011 riesce ad infilarsi come responsabile dei media controllati dalla Confindustria: il Gruppo Athesis (il Giornale di Vicenza, l’Arena, Bresciaoggi, Rete Verona, Telearena e Telemantova) e Videomedia (TVA e Telechiara). Di Videomedia diventa Presidente, negli altri è nei consigli di amministrazione.

Al fratello Alessandro ha lasciato il “prestigioso”, si fa per dire, posto di consigliere dell’ “Opera Pia” fondazione Volksbank a Marostica con Roberto Xausa, Giandomenico Cortese e Mariangela Cuman.

Quindi Alberto Luca è l’uomo dei media di Confindustria Vicenza. Ricordiamo che “la configurazione della proprietà dei media, l’imperativo di ricavarne un profitto, l’influenza delle imprese private con le loro schiere di pr, le lobby di interessi particolari e i partiti politici possono tutti quanti produrre potenti distorsioni”.

Se TVA è indubbiamente una rete di successo, supportata anche dalla pubblicità delle aziende aderenti a Confindustria, in un ambiente concorrenziale (vedi Rete Veneta della famiglia Jannacopulos), così non si può dire per il Giornale di Vicenza, praticamente monopolista dell’informazione locale, ma in piena crisi incapace di trovare una formula editoriale in linea con lo sviluppo dell’informazione sui social ed in certe gravi situazioni, come la vicenda della Popolare di Vicenza, artefice di una totale disinformazione a danno dei cittadini.

Attendiamo quindi che Confindustria risolva in modo “liberal” la questione del Giornale di Vicenza, che in pratica sta morendo, al limite con un nuovo “delegato” capace di capire che va ripensata una nuova formula editoriale in linea con lo sviluppo dei “social”, aggredendo l’informazione con opinioni e commenti autorevoli e non stampando notizie già vecchie di giorni visibili sui social e trovando lettori non solo negli anziani che non usano i nuovi media informatici.

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ALTRO CHE IL “POVERO” E SBIADITO LORENZONI SENZA IMMAGINE. ERA LA LUISETTO IL VERO CANDIDATO DEL PD CONTRO ZAIA.

Voci dicono che Lorenzoni è stato candidato a Presidente del Veneto per il PD perché come vice, troppo a sinistra, dava fastidio al Sindaco di Padova, troppo di centro. Quindi meglio “promuoverlo” in Regione. Insomma vecchie logiche che poi sono perdenti.

Infatti Lorenzoni si presenta con una piatta immagine e senza un forte slogan comunicativo. Non suscita alcuna curiosità per approfondire il suo programma. Sembra che anni di marketing politico siano sconosciuti. Insomma un candidato buttato là solo per i vecchi adepti.

Invece la Luisetto ha una forte idea come immagine: sorridente abbraccia il Veneto. A questa immagine c’è però uno slogan che fa un po’ ridere: è troppo infantile. E non colpisce. Al confronto con lei però il Lorenzoni sparisce.

E qui evidentemente ci viene il dubbio se veramente il Partito Democratico abbia un progetto per battere Zaia. Una candidatura Luisetto per noi, che PD non siamo e cerchiamo di essere obiettivi, sarebbe stata una interessante sfida. Con dietro un supporto comunicativo chiaro, aggressivo ed in linea anche con una forte comunicazione social.

Avanti però con il Zaia-Nutella con dietro i soliti “marpioni” della Lega e che a forza di essere sempre presente ci mette solo immagine e nome, come la Nutella appunto. Ma questa volta è in arrivo una forte indigestione. Perché come si dice”troppo storpia”.

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PRESENTI TUTTI I FANTASMI DELLA NOMENCLATURA DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA DEL BASSANESE CON FOLLINI.

PRESENTI TUTTI I FANTASMI DELLA NOMENCLATURA DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA DEL BASSANESE CON FOLLINI.
UNA SOPRAVVISSUTA È ANCHE LA BISAGLIANA GIOVANNELLA CABION, ASSESSORE ALLA CULTURA.

Bravo Marco Follini a Bassano nel presentare il suo libro “DEMOCRAZIA CRISTIANA. Il racconto di un partito”.
Si sente una rarità. E lo dice. È mai possibile che sul ventennio fascista, un periodo delinquenziale, ignobile e distruttivo per l’Italia ci siano migliaia di libri con anche biografie dei vari gerarchi e per i 50 anni di governo della Democrazia Cristiana i libri si contino sulle dita di una mano?
Eppure la DC ha pilotato il Paese alla rinascita morale ed economica. Con un rigoroso antifascismo. Ha inoltre impedito la vittoria delle sinistre ed la presa del potere del Partito Comunista. Non in modo ridicolo come Berlusconi che grida da decenni al pericolo comunista quando non c’è più ed è solo per fini propagandistici per gli allocchi, ma con una politica attenta che recepiva istanze sociali che erano proprie dei comunisti. E le adattava alla realtà di un Paese che rapidamente cambiava e cresceva. Creando consenso.
Certo la morte della DC è determinata dall’aver poi negli anni ‘80 indebitato l’Italia in modo enorme. Follini non ne da’ però una spiegazione. Noi riteniamo invece che il debito è una conseguenza di non aver più governato l’economia, ma in pratica di essersi venduta a certi gruppi economici di potere con le tangenti. Il fatto è che la cultura cattolica italiana non è mai stata calvinista e cioè che il denaro è un dono di Dio e quindi va utilizzato in modo etico per il benessere di tutti. E la maggior responsabilità delle tangenti è delle aziende che vogliono battere i concorrenti pagando la politica diventata sempre più corruttibile.

Quindi una presentazione estremamente interessante. Adesso leggeremo il libro.
Certo che vedere i personaggi del Bassanese una volta potenti in prima fila attenti ad ascoltare il proprio passato, fa specie.
Spregiudicata e divertente Giovannella Cabion presentandosi subito rivendica la propria appartenenza alla DC corrente di Bisaglia. Ovviamente, ironicamente, è un grande curriculum per sopravvivere dopo il siluramento da vice presidente della Volksbank, portando la grande esperienza di una politica dei tempi che furono, questa volta nella Lega. Tanti auguri a Bassano per la politica del gambero.

Nota: Antonio Bisaglia di Rovigo è stato un uomo politico di potere e nel governo dal 1972 al 1980: ministro dell’Agricoltura, delle Partecipazioni Statali e dell’Industria. Morto nel 1984 in circostanze misteriose cadendo dal panfilo della moglie, sposata un anno prima. Pure il segretario morì annegato nell’Adige, mentre il fratello Mario, sacerdote, fu ucciso.
Nella DC aveva due “figli”, uno bello l’altro intelligente, Pier Ferdinando Casini e appunto Marco Follini.

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LA “DIABOLICA” CAMPAGNA PUBBLICITARIA DI ZAIA-NUTELLA PER RESTARE AL POTERE ALTRI 5 ANNI.

Abbiamo partecipato ad una interessante riunione sulle tecniche di marketing per costruire una campagna elettorale vincente. In pratica il candidato che vuol vincere deve usare le stesse tecniche della Nutella. Altrimenti sicuramente perde in un mondo in cui la comunicazione ed in particolare i social dominano.

Noi abbiamo partecipato ad un incontro con uno di questi esperti che offrono la loro consulenza ai vari candidati. E ha lavorato anche per Zaia, che è un “prodotto politico” costruito a tavolino proprio come la Nutella.

Si è partiti una quindicina di anni fa con una indagine commissionata dalla Lega veneta per un’analisi socio-psicologica dell’elettore Veneto. Cioè quali erano i suoi desideri ed aspettative di vita, in base alla sua realtà economico-culturale. Perché il marketing è prima di tutto analisi di numeri. Quindi non si è fatto un programma di cultura politica per il benessere del futuro e poi individuato la strada per comunicare e convincere. Come si pensa dovrebbe fare la politica. Ma si è partiti dai valori “terra terra” della gente. Insomma per parlare come se “magna” oggi.
E qui si inserisce la figura di Zaia che si plasma per piacere alla gente seguendo la corrente, senza preoccuparsi di dove porta. Perché conta il consenso. Il Zaia-Nutella comunque c’è, perché nel marketing senza un buon prodotto non vendi.
Ma è una presa per i fondelli perché non c’è vera politica. Cioè di creare una prospettiva politica per la gestione ottimale di una comunità nel rispetto del territorio, dell’economia, delle situazioni che si prospettano per futuro. L’importante è vendere Zaia-Nutella per il potere. Ed in questa politica il politico stesso si auto manipola per accondiscendere in maniera facile e semplice alla gente. Deve essere sempre vendibile e soddisfare la pancia di chi lo ascolta.

E gli altri candidati in lizza per il Veneto in pratica non esistono, perché di marketing politico non capiscono nulla. Hanno il problema di non saper comunicare i valori per un Veneto civile e in sviluppo. Particolarmente PD e 5Stelle tracciano un progetto elettorale per il futuro che può avere la sua validità molto più di quello della Lega, ma saranno perdenti perché non usano le tecniche per convincere gli elettori. Non hanno sviluppato alcuna ricerca per capire con quali modalità di marketing porsi di fronte agli elettori con un certo programma. E seguono le vecchie tecniche di comunicazione. E tutto il pistolotto che perderanno perché non sono alleati, non c’entra proprio niente.
Eppure c’era l’esempio di Bonaccini in Emilia Romagna, che ha usato in pieno moderne tecniche di comunicazione. Addirittura il suo consulente e’ stato quello di Obama. O eclatante quello di De Luca che si è trasformato in un rappresentante del popolo campano che tiene lontano dalla sua regione il Corona virus del Nord Italia.

E poi Zaia si è manipolato per creare empatia con la gente. Ad ogni disgrazia si presenta come il salvatore del momento. Riesce a far dimenticare che il responsabile delle situazioni è lui che governa da decenni. Cappelletti e Lorenzoni proprio non ci sono. Tra l’altro sappiamo ben poco anche su di loro con una politica che “personalizza“ i candidati e che cerca di creare attorno a loro un racconto, una storia per vincere.
Insomma siamo rassegnati ad ingozzarci di Nutella sperando in miracoli che proprio non esistono. Ma comunque i nodi poi vengono sempre al pettine, anche se a pagare sarà la gente.

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IL MERCATO GIUDICA VOLKSBANK: – 30%. MA LA BANCA NON SI VERGOGNA A CONTINUARE CON L’OPERA PIA DI ROBERTO XAUSA, GIANDOMENICO CORTESE E MARIANGELA CUMAN?

Si tratta di un vero e proprio crollo del valore azionario. Questa possibilità era stata da noi paventata con l’articolo del 18 agosto scorso. Abbiamo fatto una impietosa analisi del bilancio Volksbank confrontato con un’altra banca operante nel Triveneto di analoga struttura patrimoniale. Volksbank ha un grave problema gestionale di bassa redditività ed elevato rischio nell’impiego delle risorse.

La Volksbank sembra comunque vivere in un mondo irreale. Ha atteso anni per mettere alla porta un consiglio di amministrazione che prometteva faville portando però sempre magri risultati.
A Marostica erano stati nominati consiglieri Bertacco e Cabion, a nostro parere senza reali competenze per coprire quell’incarico. E poi la storia della Fondazione Banca Popolare-Volksbank. L’Opera Pia che distribuisce prebende a pioggia con attore assoluto Roberto Xausa che recita la parte del “grande” benefattore con i soldi dei Soci Volksbank. E ricordiamo che su 370.000€ stanziati annualmente da Volksbank 70.000 se li pappano gli amministratori e probabilmente circa la metà il “Presidente” Xausa.

Ma che immagine viene ad avere Volksbank? A sentire in giro una banca che sperpera denaro. Una negatività che si somma a quella del bilancio.
A nostro parere i 370.000 euro andavano impiegati in 25-30 borse di studio per universitari della zona. Coinvolgendo anche professionisti ed imprenditori locali per un controllo e supervisione del percorso di studio dei borsisti.

Questa sarebbe la vera immagine di una banca che opera sul territorio e guarda al futuro. Personalmente da poveraccio che ero, ho potuto frequentare oltre 40 anni fa il Cuoa con una consistente borsa di studio offertami da un’azienda rimasta nell’anonimato. Credo di aver ricambiato, e di continuare a farlo, alla grande con il mio impegno professionale e sociale quella possibilità che mi fu offerta. Ed ho sempre portato grande riconoscenza per aver potuto intraprendere una carriera manageriale da me tanto sognata.

Ormai le continue apparizioni di Xausa sui quotidiani locali suscitano solo ilarità tra i cittadini. Ma lui neanche se ne accorge preso da una sua valutazione di se stesso che lo pone fuori dai tempi o meglio affine alla “vecchia politica” di quaranta anni fa, quella appunto delle prebende. Basta pensare che si crede così importante che oltre che mettersi sempre in prima fila, si è fatto persino riservare il posto con nome e cognome alla presentazione del libro di Oliver Stone. C’è ne siamo accorti girando per la sala alla ricerca di un posto libero. Ma noi siamo comuni mortali e non abbiamo bisogno imporre il nostro status.

E abbiamo quindi che Volksbank, con i dinosauri, sempre i soliti, vecchi e superati ex democristiani, Xausa, Cortese e Cuman, avvalla un simile operare. Ma che immagine di impegno e modernità dà la Volksbank? Non sarebbe ora di cambiare registro?

Osservatorio Economico Sociale di Marostica