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IL SUICIDIO DA SINDACO DI MARICA DALLA VALLE CHE SFOTTE A CHIACCHIERE IL “BISCOTTO” DI BERTAZZO, BERTACCO E SCETTRO SULLA PISCINA, MA NON AGISCE.

Ci hanno chiesto perché Marica Dalla Valle è stata dimissionata da Sindaco a pochi mesi da fine mandato. Evidentemente si è messa nella bocca del lupo con la famosa assemblea sul vergognoso pagamento di 472.000 euro per la piscina comunale. Ripubblichiamo quanto da noi scritto.

“Nella riunione di lunedì 17 dicembre (2017) alla ex Chiesetta San Marco si erge al sopra di tutti Marica Dalla Valle che bacchetta, come una maestrina, i vari personaggi della vecchia politica, anche perché solo lei furbescamente conosce il parere legale sulla vicenda della piscina data in gestione alla Rari Nantes senza appalto, come invece prescrive la legge, attraverso il pagamento delle rate del mutuo (in pratica un affitto mascherato) con però la fidejussione da parte del Comune. L’asino è caduto quando la Rari Nantes non ha più pagato ed il Comune è dovuto subentrare nel pagamento per circa 472.000 euro.
Esilarante il povero Alcide Bertazzo ex Sindaco che ha la spudoratezza di paragonare la pastetta finanziaria, da manzoniano azzeccagarbugli, della piscina comunale al project financing della Pedemontana o dell’Ospedale di Santorso. Aspettiamo la sua laurea in finanza creativa.
Per non parlare di Lorenzo Bertacco ex Assessore allo Sport che spudoratamente invoca la sanatoria e tira fuori il paragone con la società di pallacanestro che avrebbe avuto cancellati dal Comune 42.000 euro sulla vicenda della pavimentazione della palestra. Apriti cielo. Un responsabile della palestra reagisce immediatamente dando del falso a Bertacco e dicendo che il Comune ha solo anticipato su loro richiesta in una rata l’intera somma dovuta.
Alla fine Gianni Scettro ex Assessore al Bilancio prova a documentare che tutto è stato approvato dalla Corte dei Conti con una strana lettera, suscitando l’ilarità del Sindaco e la risposta che ancora nulla si sa e si è in attesa della risposta.
La responsabilità di Marica Dalla Valle è di non aver subito, appena eletta, verificato tutte le situazioni problematiche”.

Insomma Marica Dalla Valle butta il sasso sui problemi poi non agisce di conseguenza:
⁃ Ci informa dell’appalto truccato per il cambio di gestore del gas e non denuncia il costo pagato in più di 920.000 euro.
⁃ Paga per la piscina 472.000 euro e non fa un ulteriore esposto alla Corte dei Conti per danno erariale.
⁃ In campagna elettorale in televisione afferma che Scettro è il responsabile del buco di 2.000.000 di euro nel bilancio comunale e poi sta zitta.

Nella famosa assemblea per la piscina sfotte a ragione Bertazzo, Bertacco e Scettro e non pensa che ci sarà una immediata vendetta? Il suo vice Mattesco tra l’altro si è appena dimesso ed è stato sostituito dal fido Fantin, ottima spalla durante l’assemblea. Ma per capire chi fosse Mattesco, basta pensare che dopo si candiderà nella lista con Scettro.
Ecco perché è stata dismessa. Doveva pagare con i soldi dei Cittadini per gli errori altrui e tacere, ma non fermarsi a metà strada. Facendo così è stata facilmente impallinata. E Bertazzo si è rimesso in movimento con la candidatura di Santini, dopo aver messo in pista la Dalla Valle, non capendo che il suo periodo dei giochetti sulla pelle dei cittadini era finito. Restando, almeno finora, impunito.

Comprendiamo il dramma morale della povera Marica Dalla Valle: denuncio o non denuncio? Sì, lei con “coerenza” denuncia solo Morello per diffamazione e così cerca di sviare le questioni (perdendo la causa ovviamente).

Così ha funzionato e funziona la “politica” a Marostica.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

SILURATI LA VICE PRESIDENTE GIOVANELLA CABION E LORENZO BERTACCO. IN VOLKSBANK ORA DECIDONO I VERI PADRONI, NON LE CORDATE DI PEONES.

La Volksbank non è più da alcuni anni una cooperativa con un voto per Socio indipendentemente dall’ammontare delle azioni possedute. È un SpA e conta chi possiede la maggioranza del capitale.

Ed i Soci “forti” hanno deciso di dare un taglio con le “menate” del passato. La lista presentata da Lukas Ladurner, laurea in ingegneria meccanica, amministratore in Volksbank dal 2009 e presidente del Gruppo Ladurner, è di 12 candidati. Dei precedenti amministratori, 7 sono stati mandati a casa e 5 confermati.

Fuori quindi anche la Cabion e Bertacco. Marostica resta quindi in “mutande” come rappresentanza. L’epoca della Banca Popolare di Marostica è proprio finita anche per un confronto a livello professionale. Lo dimostra la differenza del valore dei curriculum. Non contano più le cordate più o meno “politiche”. Contano le vere competenze con laurea ed esperienza sul campo.

Al loro posto come “veneti”, secondo lo Statuto, entrano:
⁃ Marin Margherita Maria, laurea in Economia, Master in Finanza e Controllo di gestione, titolare dello Studio Marin – in Azienda di Bassano del Grappa. È presidente del collegio sindacale di Scarpa SpA e Valfer SpA.
⁃ Jacopo Vito, laureato in Scienze economiche è titolare della studio associato Jacopo & Partners a Jesolo. È stato consigliere in Banca di Treviso (2014-2015).
L’unico Veneto del Consiglio precedente che resta nella lista è Padovan Giuseppe, laurea in Giurisprudenza, senior partner della studio legale Plura di Bassano del Grappa.

La remunerazione per i consiglieri resta invariata rispetto ai precedenti. 40.000 euro all’anno e 250 euro come indennità giornaliera di presenza alle adunanze, con cumulo per adunanze multiple nella medesima giornata.

Volksbank chiude quindi un’era per iniziarne un’altra, potremmo dire molto più professionale. Come auspicavamo. Auguri Volksbank, anche con una presenza sociale sul territorio più significativa, qualificata e diretta.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica.

ECCO LA SECONDA PARTE DEL VOLANTINO DIFFAMATORIO CONTRO LORENZO BERTACCO (DEL 2009). È EVIDENTE CHE L’AUTORE APPARTIENE AD UN DETERMINATO GRUPPO.

“UN SINDACO DEVE ESSERE NON SOLO IL CAPO DEL MUNICIPIO, MA IL RAPPRESENTANTE DELLA COMUNITÀ; DEVE AVERE UNA’ESISTENZA SPECCHIATA, MORALE A LIVELLO PERSONALE E FAMILIARE, UN LAVORO ONESTO E TRASPARENTE.
DOVE È FINITA LA VECCHIA CLASSE DIRIGENTE LOCALE D.C., I BONOTTO, I MARTINO, I TRES, I CUMAN, LO STESSO ROBERTO XAUSA (quanto ingiustamente criticato!!!); DOVE SONO FINITI I POCHI SOCIALISTI ONESTI COME GIANNI CASAGRANDE; RIMPIANGO ANCHE CERTI COMUNISTI GENTILUOMINI, COME IL DR. REDAELLI, GENERO DELL’EX SINDACO CONSOLARO.
PERCHÉ MAROSTICA DEVE FINIRE IN MANO A QUESTA BANDA DI DELINQUENTI, INTERESSATI SOLO A FARE SOLDI, A DISTRUGGERE IL NOSTRO PAESAGGIO CON FABBRICATI ORRENDI, A FAVORIRE POCHI FURBI A SCAPITO DELLA COLLETTIVITÀ????
PERCHÉ LA LEGA CHE È IN PIENA RIMONTA NON CANDIDA QUALCUNO DEI SUOI, UN VERO UOMO NUOVO, RAPPRESENTATIVO DELLA VOGLIA DI CAMBIARE, COME HA FATTO NELLE RISPETTIVE CITTÀ CON I VARI TOSI, GENTILINI, SCATTOLON?
PER QUALI RAGIONI IL COMUNISTA FASULLO ZANFORLIN NELLE PRECEDENTI ELEZIONI HA DI SOTTOBANCO APPOGGIATO BERTACCO LORENZO (VEDETE UN PO’ LE SUE PREFERENZE)?”

Abbiamo tralasciato ulteriori citazioni di corna e padrini nascosti da prestanome, perché ciò che ci interessa è scoprire chi potrebbe essere stato l’autore di un simile volantino.
Un esame distaccato evidenzia che l’unico politico non citato è Scettro, che ha fatto la lista con Bertazzo. È evidente che l’area politica di appartenenza dell’autore è quella della lista Scettro. L’unico vero antagonista di Bertacco. Le altre voci che sono circolate su diversi nomi, come quella di un noto e spesso polemico professore, sembrano fatte circolare appositamente per confondere le acque.

A nostro parere tutto è stato costruito per far vincere Scettro. L’unico a cui non viene rivolta alcuna osservazione.

E comincia il decennio nero, con un Comune paralizzato, con buchi di bilancio, con due commissariamenti, tentativi di zittire con querele appalti truccati, ed infine la continuità con una Giunta attuale espressione degli “amiconi” del Pipiesse, Partito della Partita a Scacchi, senza un vero programma e curriculum (non c’è ne è uno in Giunta che abbia un pezzo di laurea, cosa impensabile in qualsiasi Paese europeo) e che forse neanche potrebbe gestire l’asilo. Per non parlare di alcuni burocrati comunali tutti presi a nascondere gli scheletri negli armadi.

E non si dica che noi non avevamo sostenuto delle serie proposte come candidati Sindaco: in primis una figura come Remo Pedon ed in seconda Valter Marcon, Presidente degli Artigiani. Poi alla canna del gas avevamo sperato nel giovane Mozzo. Ma è stato fagocitato dai soliti furbi.
Alla fine ci troviamo il trio Mozzo, Scomazzon e Colosso con Bucco manovratore occulto. Non ridiamo più, piangiamo per Marostica.

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IL CORONA VIRUS A MAROSTICA C’È DA OLTRE DIECI ANNI! INIZIA CON IL VOLANTINO ANONIMO E DIFFAMATORIO CONTRO LORENZO BERTACCO.

Lorenzo Bertacco era il vice Sindaco di Bertazzo e si sente lui l’erede designato. Infatti nel 2009 si presenta candidato Sindaco come capo lista della Lega. Ma a quanto pare avviene la rottura con Bertazzo che candida come suo erede il “cigno nero” Gianni Scettro, già Alleanza Nazionale. Con lui infatti si presenta per candidarsi a vice Sindaco, anche perché non può più fare il Sindaco dopo due mandati. La lotta è chiaramente tra i due essendo il centro sinistra diviso tra lista dell’illuso Dinale e l’egocentrico Zanforlin. E Bertacco è certissimo di vincere. Ha il fisico giusto e fa una campagna elettorale alla grande, senza risparmiarsi. Ha già prenotato la mega festa dell’incoronazione.

In campagna elettorale però appare un volantino, non firmato e diffamatorio nei confronti di Bertacco. Viene distribuito, probabilmente con l’aiuto delle tenebre e da un uomo o donna (?) mascherato, capillarmente casa per casa a Marostica.

Estrapoliamo alcune frasi e cerchiamo di scoprirne l’autore, che si definisce un moderato DC ferocemente anticomunista.
“MA VI RENDETE CONTO CHE, GRAZIE ALLA STUPIDITÀ DELLA LEGA E DI ALCUNI DI FORZA ITALIA, MAROSTICA STA PER ELEGGERE SINDACO PROPRIO LUI, QUESTO IMMATURO RAGAZZINO INVECCHIATO, INTERESSATO SOLO AI SOLDI, A SCOPARE LE DONNE DEGLI ALTRI, AGLI AFFARI, ALLE SPECULAZIONI EDILIZIE.
IO SONO INNAMORATO DI MAROSTICA, SONO ATTACCATO AI SUOI MONUMENTI, ALLE SUE TRADIZIONI, ALLE SUE ISTITUZIONI, IN PARTICOLARE LA BANCA POPOLARE DI MAROSTICA E LA PRO MAROSTICA (destinate ad andare a ramengo visto che Lorenzo ha cominciato a metterci le mani sopra – vedi cacciata ing. Petucco Sebastiano, vedi denuncia Busatta Gioachino).
IN QUESTI ANNI DI GIUNTA BERTAZZO HO VISTO LA CITTÀ DIVENTARE SEMPRE PIÙ BRUTTA, CON UN NUMERO ASSURDO DI NUOVE CASE-OSCENE-DEGLI ALVEARI IN CUI ANDRANNO AD ABITARE SOLO DEGLI EXTRACOMUNITARI; POSSIBILE CHE NESSUNO PENSI CHE CON QUESTI NUOVI FABBRICATI CI SONO POLITICI LOCALI CHE SI SONO RIEMPITI LE TASCHE PER LE PROSSIME TRE GENERAZIONI E CHE VOGLIONO CONTINUARE SU QUESTA STRADA?

Siamo arrivati alla metà del volantino incriminato. Evidentemente non condividiamo l’anonimato, ma essendo stato di pubblico dominio lo vogliamo riprendere, perché oltre allo scopo di distruggere politicamente Bertacco (ed il risultato è stato ottenuto al di là della riprovazione di tutta la “politica” di Marostica, che invece si fregava le mani) alcune previsioni si sono di fatto realizzate.
Un’altra considerazione è che distruggendo Bertacco viene clamorosamente rimesso in pista Bertazzo come vice di Scettro.

(Continua)

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IL LIBRO DEI SOGNI-BUGIE DI BERTAZZO E CUMAN COME ANTICIPO DEL DECENNIO “NERO” DI MAROSTICA

Mi è capitato tra le mani questo libro “Marostica” edito nel 2009, avendo finalmente tempo per archiviare 40 anni di documenti e libri finora ammucchiati, dovendo restare chiuso in casa.

È senza dubbio il più bel libro, dal punto di vista storico, economico e culturale su Marostica: 141 pagine curate dai “protagonisti” nel bene e nel male di Marostica di dieci anni fa. L’arch. Renata Fochesato, protagonista del restauro delle Mura, ne è la veramente brava curatrice.

Nell’esaltazione di fine mandato decennale del duo cultural-edificatorio Cuman-Bertazzo il libro annuncia trionfante la conclusione del restauro delle Mura entro due anni ed entro la fine del 2010 l’inaugurazione del Politeama.
Non si erano accorti di dove avevano realmente indirizzato la politica a Marostica. Iniziano i 10 anni “neri” della città: 2010-2020. Paralisi completa delle iniziative se non il fare per il giorno per giorno. Fermo il restauro delle Mura e del Politeama. Due gestioni commissariali per beghe tra le varie fazioni. Per finire con l’arrivo al governo della città del Pipiesse, il gruppo di “amiconi” della Partita a Scacchi, mascherato da Lega. Per non parlare delle intimidatorie e perdenti querele per chi esplicita delle perplessità a questa vergognosa situazione. Proprio una epoca nera di cui non si vede ancora la fine.

Dei due l’Alcide Bertazzo si è auto affondato con l’invenzione a Sindaco della Dalla Valle ed il gioco auto difensivo dell’appoggio all’ingenuo, ma non si sa fino a quanto, Santini. Mentre la Mariangela Cuman è all’Opera Pia (Fondazione Volksbank-Popolare di Marostica) ad inventarsi sciocchezze (la congrega del caffè ne è un esempio) per avere ancora visibilità. Senza un minimo di autocritica ed umiltà.

Ma comunque il libro è molto ben fatto perché mette a fuoco ciò che Marostica dovrebbe essere se ben gestita. Consigliamo ai cittadini di coscienza ti tirarlo fuori dalla polvere e rileggerlo per magari riscriverlo e realizzare veramente ciò che racconta.

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MANUELA LANZARIN, ASSESSORE ALLA SANITÀ ED AI SERVIZI SOCIALI DELLA LEGA, CHE PENA! MA ZAIA CORRE…

Il furbo Zaia ha adottato la tecnica delle “scarpe grosse e cervello fino”, scaricando il filo lombardo Domenico Mantoan, Direttore Generale della Sanità del Veneto, che non voleva sentir parlare di tamponi perché costavano troppo e ascoltando invece i bravi medici dell’Università di Padova. E così ha lasciato perdere i cattivi maestri leghisti Salvini e Fontana andando a dirigere con fermezza una situazione che stava precipitando. Certamente ha salvato molte vite capendo che la struttura sanitaria veneta era ben diversa da quella lombarda al 50% privata e perciò business oriented, non certamente sensibile alle condizioni reali di salute dei cittadini. Ma solo per le cure a pagamento. Quindi poco sensibile alla prevenzione. In Veneto c’era una notevole potenzialità tecnico-sanitaria per salvaguardare la vita dei cittadini dal Corona virus.
Insomma Zaia si è salvato grazie a questo spirito solidale e pratico dei veneti, oltre che alla presenza di un alto livello scientifico. Neanche i cinesi si erano accorti della % di asintomatici presenti nelle zone infette. Questo è stato possibile con la immediata ricerca condotta su tutta la popolazione a Vo’ dalla nostra università. Tutti i cittadini di Vo’ hanno subito effettuato il tampone. Che è stato ripetuto a fine emergenza. E poi basta aver visto il servizio di Report sulle procedure di emergenza adottate dall’ospedale di Padova. Un vero esempio.
Gli si possono anche perdonare le ridicole mascherine di plastica di quell’azienda grafica che si voleva inserire nel business. Certamente in quel caso non aveva chiesto il parere dall’Università. Si sarebbero messi a ridere.

E l’assessore alla sanità, Manuela Lanzarin? Nelle poche apparizioni sembrava suonata, un pesce fuor d’acqua. Allora siamo andati a vederci il curriculum. Nata a Bassano del Grappa nel 1971 ha il diploma universitario di traduttore conseguito a Vicenza. Un’interprete insomma. È stata deputato nella legislatura precedente e candidata al Senato nell’attuale. Però non eletta. Come deputato è stata nella commissione ambiente, territori e lavori pubblici.
Nessuna esperienza nell’ambito della sanità. Una esponente quindi solo “politica”. Ma con un eccellente stipendio. Ecco la differenza tra la “politica” ed avere delle strutture sanitarie pubbliche funzionanti. E anche un personaggio pratico come Zaia. Che non si comprende perché sia ancora della Lega. Forse perché i lavori della inutile e pericolosa per l’ambiente Pedemontana devono proseguire. Evidenti contraddizioni.

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DICEMBRE 1989, DI CORSA IN SUD AFRICA PER CAPIRE LA SEGREGAZIONE RAZZIALE

Leggo che Nelson Mandela è stato quasi “liberato”, dopo 27 anni di galera, dal nuovo presidente, il bianco De Klerk, con il programma di eliminare la segregazione razziale, ormai insostenibile per il Sud Africa isolato dal mondo per la sua politica. Anche l’Onu nel 1973 aveva dichiarato il razzismo un crimine verso l’umanità. Mi prenoto il viaggio sempre con Avventure. Non posso perdere gli ultimi sprazzi dell’apartheid che finirà definitivamente nel 1991.
Per arrivare in Sud Africa viaggiamo via Lisbona e costeggiamo il continente. Arriviamo a Johannesburg e abbiamo pronte le macchine affittate. In agosto era stato nominato presidente del Paese de Klerk al posto del super reazionario Botha, che aveva rassegnato le dimissioni. E Mandela era trattato con i “guanti” e seppur prigioniero gli era sta assegnata una villetta con piscina, dove trattava segretamente con il governo bianco. Già nel 1984 il vescovo nero Desmond Tutu aveva ricevuto il premio Nobel per la pace: aveva reso le chiese luogo di rifugio invalicabile alla polizia razzista per i perseguitati politici.

Ed effettivamente il clima si sta sciogliendo. Sulla spiaggia riservata ai bianchi arriva un pulmino di neri di una associazione parrocchiale ed i bianchi raccolgono le loro cose e se ne vanno. Poco tempo prima avrebbero chiamato la polizia per far sgombrare i neri. In banca per cambiare i soldi il cassiere nero sta incollato al telefono e segue le istruzioni del capo bianco nel suo ufficio. È proprio plagiato.
Si viaggia in sicurezza per il paese. La polizia è molto presente. Facciamo anche una puntatina a Soweto, la baraccopoli nera, senza ovviamente scendere dalle macchine.
La sera prima di visitare il Kruger Park dormiamo in un paesetto all’esterno. C’è un concerto allo stadio. Tutti neri e ci fanno passare. Il servizio d’ordine ha il fucile sulle spalle. A metà concerto però ce ne andiamo. La pressione di migliaia di occhi su di noi è troppo pesante.
Una delle macchine con cui viaggiamo è occupata da giovani “goliardi”. Uno di questi non riesce proprio a non “farsi” più ragazze di colore possibili, che evidentemente sono stupite da essere così desiderate da un bianco. Il ridicolo è quando deve accompagnare la ragazza a scuola perché possa giustificare la sua assenza.

A Durban telefono ad una ragazza che avevo conosciuto l’anno prima in aereo andando in Madagascar. Mi invita a cena con il suo fidanzato e mi aggiornano sulla situazione di cambiamento. Evidentemente si va verso l’integrazione e cadranno le barriere verso i neri e Mandela sarà l’uomo di fiducia per il cambiamento senza alcuna “rivoluzione” che porterebbe il Paese allo scontro sociale ed alla disfatta economica.

Comunque troviamo ottimi alberghi e ristoranti e una bellissima Città del Capo, sospesa tra montagne ed oceano. Infine una cena indimenticabile sul mare serviti da belle ragazze biondissime e con gli occhi azzurri.
L’inghippo finale è che il capogruppo confonde alla partenza la segnaletica per l’aeroporto e ci troviamo di fronte quello militare. Per poco non perdiamo l’aereo.

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VERSO PUERTO ESCONDIDO, IN MESSICO, PRIMA DEL FILM

Avevo conosciuto una ragazza svizzera ai primi di novembre 1988 a Londra. Eravamo nella stessa classe per il corso di inglese intensivo di due settimane. “Cosa fai a Natale quest’anno?” “Ho due sorelle che hanno una casa a Cuernavaca vicino a Città del Messico, se vuoi venire “. E così ci siamo ritrovati in aeroporto quando lei è arrivata in Messico. Le sorelle erano passate a prendermi in hotel. A Cuernavaca ci vado, ma prendo il giorno dopo il primo bus, di corsa, per il sud. Insomma scappo. L’ambiente naturale è bello. Sembra proprio di essere in Svizzera. Ma l’atmosfera delle “sorelle” non è di mio gradimento.
Arrivo ad Oaxaca. Bella città con un sacco di colorati negozi di artigianato e con interessanti siti archeologici da visitare, come Monte Alban. Decido poi di andare al mare a Puerto Escondido. Non hanno ancora girato il famoso film di Gabriele Salvatores con Diego Abatantuono. È quasi sera e, appena arrivato, mi godo il tramonto sul terrazzo all’entrata dell’hotel. Ma ecco che arrivano tre fanciulle con enormi valigie. “Posso aiutarvi?” E diventiamo amici. Una italiana, un po’ fuori di testa, e due amiche messicane. Una vive in California. L’altra è segretaria del direttore della grande fabbrica di pellicole Kodak a Guadalajara. Lavora quindi per la concorrenza. Carina, ha però 15 anni meno di me, cioè 23. Non faccio advances. Passo quasi una settimana con loro. Il mare è bello ed adatto al surf. Ma estremamente pericoloso per le correnti che ti trascinano al largo. Muori di sfinimento se cerchi di contrastarle. Devi lasciarti andare e quando rallentano uscire a 90 gradi. È appena annegato un americano.
Poi torno a Mexico City. Ho appuntamento con il distributore Fujifilm per il Messico. Mi interessa conoscere quello che hanno fatto per il Campionati del mondo di calcio nel 1986. Dovrò seguirli con Italia ‘90 che Fujifilm sponsorizza nuovamente.
Il personaggio è simpatico, ammira l’Italia, come tutti i messicani, ed ha fatto tanti soldi. Si è comprato una Ferrari. La usa solo però nel giardino di casa con attorno alte mura. Fuori è troppo pericoloso.
La ragazza della Kodak in estate mi viene a trovare in Italia. È a Firenze a fare un corso di italiano. A Natale la passo a trovare a Guadalajara, deviando il ritorno dopo un soggiorno a Cuba, e mi presenta il suo capo, direttore della fabbrica. Poi ogni tanto arriva una cartolina.
Mi riviene a trovare nel 2013, 24 anni dopo averla conosciuta, e resta una settimana mia ospite. Un suo cugino si è fatto prete e la cerimonia è avvenuta in Vaticano. Tutta la “big family” messicana, e tradizionalmente religiosa, vi ha partecipato.
Ora da tre anni ho anche casa in Messico, con lei. Dopo ci si chiede che cosa riserva la vita e che cosa può succedere con i viaggi.

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ANEDDOTTI DI VIAGGI IN INDIA, NEPAL ED INDONESIA.

Dicembre 1987: India e Nepal sempre con Avventure. Dobbiamo prendere la mitica PanAm a Francoforte per Delhi. Sembra che forse non partiamo essendo l’aereo in over booking, ma alla fine voliamo in prima classe. Arriviamo in India ubriachi dì champagne. Mitica Avventure che ci fa sempre partire!
L’India è ancora molto povera. A Delhi colpiscono le migliaia di persone che dormono per strada. In pulmino andiamo ad Agra e poi ad Japur in Rajasthan. Siamo affascinati dai colori e dal modo di vivere. Dalle costruzioni colorate che ci ricordano le fiabe sentite da bambini. Comincio a fare le compere per arredarmi la casa, cosa che farò in ogni viaggio. Ad Agra entro in un favoloso negozio. Ma sono all’inizio del viaggio e non desidero portarmi dietro troppi pesi. Gli amici però comprano a piene mani. Sento che riescono a scontare nella trattativa un 20% dal prezzo proposto. A me piace un copriletto nero intessuto con fili d’argento. Ma è grande. Il proprietario me lo vuole vendere. Alla fine, poco convinto quasi per togliermelo dai piedi, gli chiedo l’80% di sconto. Scuote la testa ed esco dal negozio. Appena uscito mi insegue e me lo vende. Agli amici sto zitto sullo sconto avuto.
Ultima tappa è Benares o Varanasi, prima di prendere l’aereo per Kathmandu.
Varanasi è la città sacra per gli induisti: ogni fedele deve recarsi, almeno una volta nella vita, a Varanasi e immergersi nel Gange, fiume sacro. Ogni mattina all’alba, gli indù compiono le proprie abluzioni sui “ghat”, la scalinata che scende nell’acqua.
Secondo l’induismo l’unico posto della terra in cui gli dei permettono agli uomini di sfuggire al “samsara”, cioè all’eterno ciclo di morte e rinascita, è la riva occidentale del Gange a Varanasi, perciò nel corso dei secoli milioni e milioni di induisti sono venuti a morire qui. Ogni induista desidera che vengano sparse le proprie ceneri nel Gange, perciò le pire per la cremazione ardono 24 ore su 24 ed ogni sera, al tramonto, i brahmini danzano tenendo in mano delle sculture di luce, mentre le centinaia di persone che assistono, da terra e dal fiume, affidano alla “madre Ganga” delle fiammelle che rappresentano i propri sogni.
Arrivati a Katmandu in Nepal vediamo una strana città che da paradiso della marujana si sta trasformando in quello del trekking. Sulla piazza principale c’è il tempio che illustra il kamasutra. Dicono che i genitori portino al tempio i ragazzi per l’educazione sessuale.

Agosto 1988: Indonesia. Il viaggio è da Timor a Bali…quasi sempre in sampan, la barca locale. E chi ritrovo: Roberto. Era un paio di anni più avanti di me all’Università, ma nel ‘68 era uno dei più “impegnati “. Adesso è sul tetto della barca con le gambe per aria che fa yoga circondato dalle adepte del gruppo. Era ormai in fase di totale disimpegno.
Arrivati a Timor dovevamo prendere l’aereo per Flores dove appunto ci aspettava la barca. Ma all’ufficietto della compagnia locale ci dicono che non c’era più posto per alcuni giorni. Tutto prenotato. Però l’indonesiano dietro il banco ci disse:” Se avete viaggiato così tanto per arrivare dall’Italia fino a qui, noi indonesiani dobbiamo cercare di non farvi perdere il vostro prezioso tempo”. Con una magica telefonata avevamo un piccolo aereo solo per noi la mattina del giorno dopo.
Per dormire approdiamo ai piccoli villaggi su palafitte lungo le coste ed affittiamo la stanza per i nostri sacchi a pelo, con un mare pieno di pesci e stelle marine. Ci fermiamo anche a Komodo per “salutare” i varani, questi giganteschi lucertoloni carnivori. Alcune isole poi le attraversiamo a piedi.
Infine a Bali vado a salutare la mia amica Patrizia al Club Med. Altro ambiente rispetto alla nostra barca. È incredula a sentire il racconto del viaggio. Alla sera il suo amico Alberto ci invita a cena in uno splendido ristorante. Lo scopo è di presentarmi la sua agenzia di pubblicità. Mi sembra convincente ed infatti lavorerà con me per alcuni anni.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

ERA ORA! AGGIUDICATI I LAVORI PER IL RISTORANTE DEL CASTELLO SUPERIORE……SI PARTE?

Per complessivi 496.171 euro è stato aggiudicato l’appalto per la ristrutturazione del ristorante del Castello Superiore. La Provincia di Vicenza è stata unica stazione appaltante.

Chi farà i lavori è la ditta TIENI Costruzioni 1836 Srl di Isola Rizzo (VR) che ha scontato di oltre il 16.94% la base d’asta. Essendo il ribasso superiore alla soglia di anomalia, c’è stata anche una verifica tecnica dell’impresa da parte del Comune di Marostica.

A questo punto auspichiamo che i lavori inizino quanto prima e finiscano nei tempi corretti.
C’è da trovare inoltre a tempi brevi il nuovo gestore del ristorante in modo da non perdere ulteriore tempo. Ricordiamo che il precedente affitto era di 85.000 euro all’anno. Più il tempo passa più si perdono soldi.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica