MA DUCCIO DINALE È UN PARTIGIANO?

DUCCIO DINALE IRONIZZA SULLA NOSTRA ASSENZA ALLA CERIMONIA “DEI 4 GATTI” DEL 25 APRILE A MAROSTICA

Ma è evidente che siamo alla pura retorica e che la manifestazione non è più finalizzata al ricordo della Liberazione dai nazi-fascisti, ma all’esaltazione dei caduti in guerra, senza ben precisi distinguo, per una indefinita Patria. E le associazioni partigiane ANPI e AVL sono ormai emarginate a mere associazioni d’arma, in primis l’Ana.
Ma non dovrebbe essere così perché il 25 Aprile è il ricordo preciso di un fatto unico nella Storia d’Italia: la riconquista del potere da parte del Popolo italiano e l’ordine da parte del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) di fucilare Mussolini.
I Partigiani hanno ridato credibilità all’Italia di fronte alle truppe alleate. Anche se i problemi e le difficoltà non sono mancati. Vedi l’uccisione di 4 Partigiani comunisti a Conco da parte dei loro compagni catto-badogliani. Lo scontro era tra chi voleva agire, i comunisti, e chi attendere, i cattolici. I Partigiani comunisti avevano appena ucciso due esponenti locali del fascismo, evidentemente creando la reazione dei nazi-fascisti. Gli “assassini” e compagni dei comunisti nello stesso nucleo partigiano furono dopo pochi giorni catturati e fucilati dai tedeschi. La lapide dei Partigiani cattolici è nel Castello inferiore di Marostica. Quindi il 25 Aprile è un fatto storico specifico il cui ricordo non può essere confuso con i caduti delle varie guerre, tra l’altro non certo di “liberazione” da parte dell’Italia.
Dinale invece di ironizzare dovrebbe impegnarsi a rilanciare l’Anpi, con i “nuovi” giovani Partigiani di oggi che vogliono difendere la Costituzione Italiana e far sì che il 25 Aprile sia veramente la festa della liberazione dal fascismo e quindi la festa dei Partigiani vecchi e nuovi, senza confusione ripeto per esempio con l’Ana, che è un’altra cosa.

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A TUTTE LE DONNE VENETE IN REGALO IL BOCOLO

IL BOCOLO ALLA DONNA AMATA È UNA ANTICA TRADIZIONE DELLA REPUBBLICA VENETA. VA RISPETTATA

Il 25 aprile a Venezia si festeggia il patrono della città, San Marco Evangelista. Storicamente, ai tempi della Serenissima Repubblica, si organizzava una processione a cui partecipavano sia autorità civile, sia religiose che partiva proprio da Piazza San Marco.

Oggi è usanza perpetuata nel giorno della festa, che gli uomini offrano alle donne di famiglia, fidanzate e mogli, un bocciolo di rose rosse che in dialetto è chiamato Bòcolo.

Tale usanza si dice derivi da una leggenda in cui una giovane fanciulla figlia di un Doge, si innamorò di un valoroso giovane ma non di nobili origini. Il Doge non approvava questo legame, e non avrebbe permesso che i due giovani si sposassero. La donna, quindi, chiese al suo grande amore di partire a combattere contro i Turchi con l’esercito di Carlo Magno per coprirsi di gloria in modo che il padre non potesse opporsi alla loro unione. Il giovane innamorato partì e la fama delle sue gloriose gesta presto si sparse e l’attesa del suo ritorno era sempre più sentita dalla giovane promessa sposa. Purtroppo però arrivò il giorno in cui alcuni cavalieri fecero ritorno a Venezia portando con se la triste notizia della morte del giovane. Era caduto sopra un cespuglio di rose bianche e con le ultime forze rimaste colse una rosa e pregò il cavaliere di portarla alla sua amata a Venezia, il suo ultimo gesto e il suo ultimo pensiero furono per la sua amata compagna. La fanciulla prese la rosa ancora insanguinata tra le mani ma il giorno a seguire la giovane sposa fu ritrovata senza vita con la rosa sul cuore.

Da quel giorno il boccolo di rosa, simbolo dell’amore che si apre alla vita ed ai raggi del sole, viene offerto alla donna amata nel giorno di San Marco. Il 25 Aprile a Venezia, in molte piazze tra cui Piazza San Marco e dai fioristi veneziani, si può comprare il boccolo rosso simbolo di grande amore e dedizione.

UNA MONTAGNA DI SOLDI PER MOZZO. MA DOVE SONO?

DI QUESTA STORIA DEL GUADAGNO FAVOLOSO ANNUNCIATO LO SCORSO ANNO IN CONSIGLIO COMUNALE NON SI SA NULLA. E SANTINI CI E’ PURE CASCATO. INVECE IL MOZZO HA AUMENTATO LE TASSE ESSENDO RIMASTO SENZA SOLDI

Dopo 12 anni è venuta a scadere la gestione Ascopiave, ora EstEnergy S.p.A., e occorre fare una nuova gara di appalto, dopo quella che vedeva un pagamento non dovuto del Comune di Marostica per 910.000 euro. Era avvenuta una truffa nella valutazione dell’impianto. Il processo intentato dal Comune di Marostica contro di noi per diffamazione andrà a breve a sentenza.
Ora nell’ultimo Consiglio Comunale, secondo Colosso, al gestore uscente spettano 1.697.954 euro per l’ampliamento della rete effettuato in questi 12 anni, che dovrebbe pagare il gestore entrante.

Gli impianti ex Italgas acquisiti da Ascopiave per un valore di circa 3 milioni ora tornano di proprietà del Comune in quanto ammortizzati per contratto da Ascopiave. Ora risulta che, secondo lo studio Fracasso incaricato della valutazione, con il criterio del VIR (Valore Industriale Residuo) varrebbero 4.435.809,18 euro. Una cuccagna per il Comune se esistesse l’allocco pronto a pagare questa cifra oltre la cifra spettante al gestore uscente.

Noi riteniamo questa ipotesi impossibile da realizzare se pensiamo che nella gara precedente si riteneva non possibile andare a gara con 4.200.000 euro come richiesto da Italgas.
Ora si andrebbe a gara con un totale di 6.133.763,18 euro. Chi potrebbe partecipare?Per cortesia non prendiamoci per i fondelli.

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ANCORA CAUSA PERSA DA MATTEO MOZZO, IL SINDACO QUERELA DI MAROSTICA

E MATTEO MOZZO QUERELA TANTO PAGA CUCÙ. MA CON QUALI RISULTATI? PERDE SEMPRE, MA ALLORA PERCHÉ CONTINUA? ANCHE QUESTA VOLTA IL PUBBLICO MINISTERO ARCHIVIA

Veramente non comprendiamo perché continua a battere il chiodo cercando di impedire una pluralità di opinioni. Vuole chiudere e seppellire il blog www.marosticanotizie.it e la pagina fb Marostica senza Censura e possibilmente mettere in galera chi scrive. E indefesso ci prova da anni spendendo un sacco di soldi dei cittadini.
Questa volta il Mozzo prende in esame gli articoli dal 29/03/2022 al 19/06/2023. Campagna elettorale compresa. Ovviamente è un lavoraccio perché di articoli ce ne sono parecchi. È una specie di romanzo della vita politica marosticense ovviamente vista con occhio critico.

Ecco cosa dice il Pubblico Ministero per la querela a riguardo dei contenuti degli articoli:
“che, tuttavia, pur avendo l’indagato esercitato il proprio diritto mediante articoli contenenti termini particolarmente”duri”, non si ritengono questi tali da fuoriuscire dalla normale continenza caratterizzante il diritto di critica giornalistica, valutata anche in considerazione della particolare posizione rivestita dalla persona offesa, nonché del particolare periodo in cui si sono concentrati la maggior parte degli stessi (elezioni amministrative del Comune di Marostica);
che in quanto al requisito della verità in ordine al “presunto buco di bilancio” del Comune di Marostica, anche qualora si volesse ritenere violato da un punto di vista oggettivo, si ritiene sussistente quantomeno un dubbio in ordine alla sussistenza dell’elemento soggettivo in capo all’indagato;
che, inoltre, si ravvisa come molti degli articoli contenenti i toni critici segnalati in denuncia-querela non siano univocamente riferibili e rivolti nei confronti dell’odierno querelante, bensì a soggetti terzi, talvolta anche non identificabili con certezza;
che, di conseguenza, gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari non appaiono idonei a formulare una ragionevole previsione di condanna.

Pertanto, visti gli artt. 408/411 c.p.p.
CHIEDE
che il Giudice per le indagini preliminari in sede voglia disporre l’archiviazione del procedimento…..”

Insomma anche questa volta il nostro lavoro è stato riconosciuto facendo una informazione puntuale ai cittadini e siamo grati ad una giustizia che applica rigorosamente l’art. 21 della Costituzione Italiana, che significa libertà di pensiero ed opinione.

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MA CHE SINDACO È?

ADESSO TOCCA A MOZZO SPARIRE DOPO LA DALLA VALLE E SCETTRO. HA COPERTO LA TRUFFA DEL GAS. NON È STATO CHIARO ED ONESTO, MA SOLO ARROGANTE E MINACCIOSO

Il 4 marzo 2019 ricevemmo la lettera minacciosa del Sindaco Mozzo, consegnataci da un vigile urbano a casa, che ci ingiungeva di tacere sulle attività di informazione che facevamo sull’Amministrazione Comunale di Marostica pena un’azione di denuncia nei nostri confronti. Parlavamo di bilanci non chiari, di situazioni di perdite ed ovviamente di un necessario chiarimento sull’appalto truccato del gas delle gestioni Scettro e Dalla Valle.
Rispondemmo facendo riferimento alla libertà di informazione ed opinione sancita dall’art. 21 della Costituzione Italiana. Ed arrivarono allora le querele intimidatorie. Tutte vinte davanti al giudice pagandoci l’avvocato, mentre al Mozzo erano i cittadini a pagare per lui le cause perse. Una vergogna.

Per questo Mozzo deve sparire dalla scena politica di Marostica. Non ne è minimamente degno. Nel confronto con Santini, a noi sinceramente non molto gradito per la sua logica di continuo compromesso quando occorre decisione, Mozzo è nell’abisso.

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NO AL MILITARISMO DELL’ ANA, ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI

DIFENDIAMO GLI ALPINI VERI. IMPEDIAMO LA TRASFORMAZIONE DELL’ANA (ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI) IN UN CORPO PARAMILITARE AL SERVIZIO DELL’ESERCITO

Sebastiano Favero presidente nazionale dell’Ana afferma nella conferenza stampa tenuta a Bassano in occasione della cerimonia di consegna del cappello alpino che “ l’idea è quella di costituire una riserva alpina per le Forze Armate con vocazione sanitaria e logistica”. Come? Con la militarizzazione dell’Ana?
Ricordiamo che l’art. 11 della Costituzione Italiana dice che”L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali “. E l’art.52 afferma che è sacro dovere del cittadino difendere la Patria.
Insomma l’esercito non può essere usato come arma di offesa contro altri Paesi. Ma il discorso di fatto viene disatteso per la semplice ragione che l’esercito italiano mai è stato coinvolto in una profonda riforma democratica in linea con la Costituzione. E gli Alpini? Vale anche per loro sentendo certi discorsi recenti a Bassano. Tant’è che il supporto maggiore lo trovano dall’on. Donazzan & C. . Però a dire la verità quando feci l’alpino nel 1974-75 a Feltre il discorso era ambiguo. Perché di fatto la popolazione accettava gli Alpini come pronti a difendere da invasioni, vere o molto presupposte, dall’Est. E diciamo l’addestramento era funzionale ad una guerriglia locale. E gli Alpini con le loro caserme distribuite nel Triveneto, portavano soldi ad una economia ancora povera. La cosa che non ho mai accettato era il trattamento quasi da pezzente. In pratica si vivacchiava finanziati per gli extra dalla famiglia. Ero partito dopo sei anni di Università tra laurea e specializzazione convinto di passare un anno in montagna a fare sport salutare. Finii in ufficio a girar carte. Soldi poi ce n’erano pochi. Ricordo anche una esercitazione con gli inglesi in montagna. Loro trasportavano i cannoni con gli elicotteri, noi con i muli e ci deridevano.
Insomma la vicinanza e l’aiuto alle popolazioni che potevano dare gli Alpini ha creato questo mito dell’alpino solidale e successivamente il mantenimento di questa caratteristica nell’Ana, che non può essere un corpo militarizzato, ma una semplice associazione di chi ha vissuto una esperienza militare e fatto delle amicizie.
Tutto questo sembra dimenticato da quanto visto a Bassano. Anche perché i tempi sono cambiati e gli Alpini sono pochi e volontari. Fanno il mestiere del soldato. A maggior ragione occorre chiarezza. Di esaltati guerrafondai ne abbiamo visto troppi nel recente passato, anche se poi finiti a Piazzale Loreto e dintorni.

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L’IMPEGNO SOCIALE ESISTE, CON SIGNIFICATIVI RISULTATI

QUANDO L’IMPEGNO CREATIVO E CULTURALE È A BENEFICIO DELLA COMUNITÀ

Corro indietro con la memoria a più di 10 anni fa, quando il cancello del “ giardino Parolini” era praticamente sempre chiuso e il suo patrimonio di piante soggetto ad incuria e indifferenza. Le migliori prospettive erano per un cinema all’aperto o parco giochi, ma anche quelle idee non suscitavano grande entusiasmo perciò serre in abbandono, poca manutenzione e cancelli chiusi . Qualcuno manifestava un po’ di nostalgia per gli anni 70 , quando si pagavano 20 lire per l’entrata e l’ambiente era dignitosamente tenuto.
Ecco allora proporsi un gruppo di volenterosi a sensibilizzare le autorità municipali su un bene ormai messo da parte.
Rotary Bassano-Castelli fa capolino fra alberi da sistemare e cespugli da portare; con un po’ di convincimenti reciproci nasce “di rara pianta “; l’idea e’ originale perché propone due cose: il recupero del giardino e una mostra selezionata di varietà botaniche.
Un bel giorno l’amministrazione comunale decide di esporre un grande cartello con scritto “giardino Parolini aperto “ .Anche l’indifferenza dei molti passanti comincia a sgretolarsi, sale invece l’entusiasmo del gruppetto di volenterosi.
Le manifestazioni si susseguono puntualmente ogni anno con sempre maggiore affluenza di pubblico in quelle due giornate. C’è chi vende e chi compra, ma di quel Rotary pochi si rendono conto anche perché in realtà non lascia un segno tangibile di tutto quel lavoro.
Per la maggior parte dei visitatori quei cancelli aperti sono per chi vende e chi compra specialmente se e’ una bella giornata di sole.
Quanti sforzi per far conoscere l’operato del nostro club, quanti sforzi per prospettare iniziative a beneficio della collettività e chiederne un contributo.
Quanto poco ripagate !
Ma vediamo quel che di buono si e’ fatto, e non è poco e rendiamo merito a chi comunque si è prodigato e ci ha sempre creduto.
Attenzione però a chi vende e chi compra.
F.T.

GRAPIGLIA OFFENDE LA BASSETTO IN CONSIGLIO COMUNALE A MAROSTICA

IL MOZZO RIMPROVERA SANTINI & C. PER LA LORO ASSENZA E GRAPIGLIA OFFENDE LA BASSETTO DANDOLE DELL’ “IGNAVIA” E CITA IN MODO RIDICOLO DANTE

C’è in discussione in Consiglio Comunale la nuova ATS, Agenzia di Tutela della Salute, il nuovo raggruppamento intercomunale che per legge si occuperà di assistenza e di “sociale”, facendo sparire la relativa funzione ed assessorato nei comuni. Praticamente la nuova azienda consortile raggrupperà i territori del bassanese e dell’Altopiano di Asiago, con bacino di utenza di 179.000 persone.
C’è una riunione aperta a sindaci, amministratori e consiglieri per comprendere ed approfondire le problematiche della nuova normativa ed i gravi problemi di soldi che al momento non ci sono ed i consiglieri del PD di Marostica non vi partecipano.
Al momento della votazione della delibera di attuazione della nuova normativa Santini dichiara l’astensione del gruppo. La cosa fa incazzare il Mozzo che rimprovera il gruppo di minoranza di non aver partecipato alla riunione ed in pratica di non collaborare all’importante questione. Santini si inventa la scusa politica che si tratta di una astensione “propositiva” e che comprende l’importanza del problema. Ci è sembrata una situazione ridicola in cui il Mozzo incazzato rimprovera la minoranza di non fare il suo lavoro. Con un fondo di verità, perché effettivamente la minoranza a Marostica non esiste.
Ma il massimo si è raggiunto con il finto saccente Grapiglia che intervenendo sul problema accusa la Bassetto di ignavia, citando la Divina Commedia di Dante da evidente “profondo” conoscitore dell’opera, come se la consigliera di minoranza fosse una persona vile che non prende decisioni e negligente. Il che provoca la reazione indignata della Bassetto, a cui tutto si può dire ma dato il suo lungo e sempre impegnato percorso politico è tutt’altro che ignavia.

Quindi niente collaborazione tra maggioranza e minoranza, ma sempre scontro. Anche perché se il PD è oggi portatore di un modo di fare politica che non condividiamo, la Lega con i neofascisti si rende conto che una forma di cultura politica democratica e storicamente applicata sarebbe comunque del PD per cui avrebbe bisogno di una certa forma di collaborazione.

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GLI ALPINI DEVONO GRIDARE “RESISTERE” PER DIFENDERE LA PATRIA

LA BALLA DEI NEO-FASCISTI: LA RESISTENZA È SOLO DEI COMUNISTI, NON ANCHE DEGLI ALPINI

Nulla di più falso. Tutto nasce dall’equivoco democristiano di cancellare la Storia dopo la guerra in una ottica di contrapposizione anticomunista. Che i comunisti siano stati un importante fattore nella Resistenza, soprattutto quella armata, è fuori di dubbio. E che poi abbiano utilizzato come propaganda politica la loro partecipazione e vittoria sui nazisti, è anche questo fuor di dubbio. D’altra parte avevano ricevuto l’ordine da Mosca di impegnare il più possibile le truppe tedesche per alleggerire il terribile fronte russo con milioni di morti. Ma gli Alpini tornando da quel fronte alleati con i nazisti, capito dove erano stati strumentalizzati, furono spesso i comandanti delle bande partigiane. E protagonista di quel periodo è stato anche lo scrittore Rigoni Stern. Come gli oltre 600.000 soldati ed ufficiali che si rifiutarono di aderire alla repubblica di Mussolini e per questo imprigionati e mandati ai lavori forzati in Germania. Evidente che il loro motto era “Resistere” per poi poter costruire un’Italia migliore e democratica.
Per questa ragione riteniamo che le giornate appena organizzate a Bassano per la consegna del cappello Alpino alle reclute, una pagliacciata organizzata da persone che forse neanche hanno letto la Costituzione Italiana.
E nessuna recluta ha gridato “Resistere” a qualsiasi tentativo di attaccare l’Italia, che è quanto afferma appunto la Costituzione. Non certo di portare truppe e guerra in altre nazioni. Le forze politiche presenti a Bassano dovrebbero chiarire molto bene il ruolo che devono avere gli Alpini nella difesa della Patria, non certo avallare un militarismo senza cultura e con una storia infame.

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