Maturità al Brocchi nel 1988, negli anni quindi d’oro della riforma del Liceo, poi laurea in Ingegneria Elettronica a Padova ed infine consigliere d’amministrazione operativo e direttore corporate sistemi informatici alla Mevis SpA. Quindi la base culturale è ottima. Ora Visentin è presidente del gruppo Confindustria di Bassano ed i suoi obiettivi sono di incrementare la cultura del business e di contribuire allo sviluppo della società civile. Un programma quindi “illuminista”. Tant’è che è partito il progetto Radici Future, un progetto per sviluppare tra le aziende, ma anche fra i giovani, la consapevolezza dell’importanza dell’economia circolare per il recupero dei rifiuti e l’uso corretto dei materiali. Risulta evidente che un simile progetto coinvolge anche il territorio con le sue problematiche di viabilità e trasporti.
Ma come si prospettano i legami con la “politica”?
Intanto è bene precisare che nella pratica il salto culturale di Confindustria locale è solo agli inizi, dopo il pesante coinvolgimento nella vicenda Banca Popolare di Vicenza – Zonin. L’illuminismo è ancora ben lungi dall’esserci. Basta leggere il Giornale di Vicenza, quotidiano della Confindustria stessa, lontano ancora dall’avere un format editoriale che affianchi alla semplice cronaca un reale dibattito con diverse opinioni. Esiste sempre un ferreo controllo dell’informazione anche probabilmente dovuto ad una specie di auto censura dei giornalisti stessi, come “tromboni” del padrone, anche se sembra che il padrone sia di vedute più aperte di loro.
Visentin sta cominciando a realizzare come effettivamente è il terreno politico fuori dalle mura aziendali e sta capendo che serve un radicale cambiamento delle persone che fanno politica senza il quale le speranze per il futuro sono illusorie.
Infatti sull’inserto appena realizzato dal Giornale di Vicenza sull’economia locale afferma: “….il problema è che il mondo reale è diverso da quello che immaginiamo e ho la sensazione che alla nostra classe politica manchi oltre alla competenza e all’umiltà, anche questa consapevolezza “.
Insomma oggi la politica è fatta da marziani che manco sanno dove vivono, figurarsi quindi se sanno prendere delle giuste decisioni.
Noi ci auguriamo che l’illuminismo della Confindustria diventi realtà con veri progetti di sviluppo sostenibile e capacità critica sulle scelte politiche. Tanto più che è praticamente impossibile che il Mozzo o la Pavan di turno facciano delle querele all’Associazione degli Industriali.
Da alcuni anni una gru di colore ocra smarrito dal tempo e dalle intemperie troneggia nei pressi di Porta Bassano e della cadente torre E (puntellata e ingabbiata), all’interno dell’area Azzolin. Ritengo necessario ritornare sull’argomento – seguito da anni da “Marostica Notizie” – in quanto dalla fine del secolo scorso si discute sul futuro di questo territorio, che rappresenta un settimo dell’area abitativa dentro le mura, con progetti, compravendite, sanzioni, condoni, pubbliche riunioni, discussioni in sede di Consiglio Comunale. La proprietà attuale è della Volksbank di Bolzano (subentrata alla Banca Popolare di Marostica, un tempo fiore all’occhiello della finanza cittadina), la quale non manifesta pubblicamente le sue intenzioni a seguito dell’investimento di qualche anno fa. L’Amministrazione Comunale di Marostica, proprietaria della cinta muraria interessata, a nome del Vicesindaco, nella riunione della Compagnia delle Mura, ha fatto intendere che lascia alla Direzione della banca la decisionalità dei rapporti dovuti per gli interventi con la Soprintendenza di Verona. Il Ministro della Cultura, da me interpellato per un intervento al fine di uscire dall’impasse, mi risponde con il distinguo fra “lo Stato, a cui spetta la tutela del patrimonio culturale e gli Enti locali, ai quali è demandato il governo del territorio”. Il Soprintendente di Verona, messo a parte della problematica situazione del centro storico di Marostica, assicura “la massima attenzione sui temi segnalati, in particolare sull’esecutività del Decreto Soragni 2012”. Il Presidente della Commissione Europea, da me interessato qualche anno fa, mi fece sapere che, pur apprezzando il mio intervento di cittadino europeo, spetta al Comune e alla Regione progettare e chiedere i sostanziosi aiuti finanziari della comunità Europea per opere strutturali. La Regione Veneto, che pur aveva provocato il decreto di salvaguardia della città scaligera, anche dopo il mio incontro con il Governatore e, su sua delega, con l’Assessore alla Cultura, nicchia su Marostica e restituisce all’Europa i soldi non utilizzati per gli “interventi strutturali”. In questo bailamme democratico è impossibile per il cittadino agire concretamente. La risposta ad ogni proposta della base avviene solo con tante parole “rassicuratrici”. La disponibilità di tanti esperti del campo, quali Renato Cevese (che, purtroppo, ci ha lasciato), Sergio Los, Domenico Patassini, Patrizia Valle, Domenico Taddei, Roberto Masiero, Ugo Soragni, Giovanni Marcadella, Francesco Scafuri, Claudio Bignozzi, Carlo Cesari, Maurizio Trevisan, Flavio Rodighiero, che ho portato a Marostica; nonché l’impegno dei locali Giuseppe Antonio Muraro, Duccio Antonio Dinale, Bruno Pezzin, Giordano Dellai, Mario Guderzo, sono ignorati. Venendo al caso Azzolin, io mi ripeto con un caldo “appello” al Ministro, al Soprintendente, al Governatore, al Sindaco, al Presidente della Volksbank, al Presidente delle Città Murate del Veneto, al Presidente dell’Istituto Italiano dei Castelli, al Presidente di Europa Nostra – Internationales Burgen Institut per riprendere lo spirito della progettazione passata, esposta al Castello, favoriti dal fatto che Giove pluvio ci ha agevolato il disegno con il “crollo” delle superfetazioni addossate alla cinta (orribili e di nessun valore di archeologia industriale, come si fa credere – lo affermo sulla scorta della dottrina e per essere nato in via Vajenti tanti anni fa). Appoggio sempre la tesi del concittadino cattedratico Sergio Los, il quale, nel Piano Particolareggiato per il centro Storico, che abbiamo approvato in Consiglio Comunale nell’ormai lontano 1984, sostiene che “Marostica ha l’invidiabile privilegio di possedere il centro storico fondato su un progetto latente, che ha indirizzato in un certo senso i vari interventi che si sono succeduti nei secoli e che hanno costituito la città attuale”. Conseguentemente è possibile (lo dice anche il citato Decreto Soragni) la “riqualificazione urbana, seguendo per l’appunto il disegno primitivo”. Dobbiamo pensare anche a quanto la Comunità marosticana ha perso per non aver accettato l’offerta (2000) del proprietario Gianfranco Azzolin (marosticano verace), che, con il progetto Stefano Giunta, prevedeva “la restituzione del palazzo sette/ottocentesco in corso Mazzini; l’abbattimento di tutti i corpi di fabbrica inutili e la riedificazione volumetrica con minialloggi per anziani (una quarantina – tanto auspicati a Marostica), inseriti nel contesto storico; la cessione al Comune del parco e di una fascia di rispetto lungo le mura scaligere di 12 metri, ad uso pedonale; la realizzazione di un parcheggio interrato a tre piani, con la concessione di uno in uso alla collettività marosticana e con l’ipotesi di uscita sotto le mura per non intasare il traffico urbano; la rinuncia al diritto di proprietà delle torri C, D, E, unitamente al contributo di 300 milioni di lire per il loro restauro”. Viceversa, non si capiscono gli interventi estemporanei (come quello in atto a Porta Breganze: il quarto, con l’investimento, alla fine, di milioni di euro e il rinvio alle calende greche del cammino di ronda); la tolleranza di vendita privata della Torre B, di cui abbiamo già
L’Associazione Amici/volontari della Biblioteca ha proposto alla consigliera delegata alla biblioteca Marialuisa Burei una iniziativa culturale per mantenere alto il livello di conoscenza nei vari settori culturali. Sappiamo che le tesi di laurea in tutti i campi (umanistico, scientifico, economico, medico, artistico, ecc.) costituiscono l’aggiornamento continuo di ciò che accade. Questo è particolarmente valido per le tesi di laurea che fanno il punto nei campi della ricerca. Lo studente è attivato a partecipare ad attività che si collocano a definire quello che sarà il futuro della società. Se uno studente partecipa per esempio ad un gruppo di lavoro sulle biotecnologie senz’altro collaborerà alle ultime ricerche e quindi nella sua tesi farà il punto su una situazione particolare. Così nell’ambito della ricerca fisica o chimica. O dell’astronomia. Ma gli argomenti possono essere moltissimi ed i più vari. E le tesi diranno sempre le ultime novità in un determinato campo.
Di qui nasce la proposta dell’Associazione Amici della Biblioteca di presentare con una cadenza che può essere mensile delle tesi di laurea significative sviluppate da studenti della zona di Marostica. Già il Comune organizzava con l’Università degli Adulti un pomeriggio in cui ai laureati veniva consegnato un attestato. Ciò è molto limitativo e non fa comprendere l’attività di ricerca culturale che ci sta dietro.
Solo stando al passo con i tempi capiremo meglio il mondo che ci circonda e la cultura non può essere delegata solo a chi in fin dei conti rappresenta solo il passato, pur interessante. E poi realmente una iniziativa del genere ci fa meglio comprendere l’impegno dei nostri giovani concittadini.
Alla Dr.ssa Burei si chiede di attivarsi in questo senso, avendo la disponibilità di lavoro dell’Associazione Amici/Volontari ed essendo già attivata dal Comune la conoscenza dei laureati con le loro tesi.
Non ci siamo mai divertiti tanto a leggere l’atto con cui l’avv. Dario Lunardon impugna la sentenza di nostra completa assoluzione per la laurea falsa di Astuni. Infatti fa delle considerazioni finali del tutto generiche e gratuite, che però sottendono la sua “rabbia” che un cittadino conosca esattamente quanto stabilito dall’art.21 della Costituzione per quanto concerne la libertà di pensiero.
Infatti il Lunardon dice nelle considerazioni finali: “L’imputato Morello Alessandro è da anni – vien quasi da dire professionalmente – alla pratica della pubblica diffamazione di vari soggetti, rispetto ai quali egli, facendosi apparentemente scudo dell’art. 21 cost., ritiene di essere libero di innescare la famosa “macchina del fango”. Il suo blog è un costante (e inaccettabile) attacco a chiunque gli capiti a tiro, finendo di essere del tutto strumentale invocando il principio costituzionale di libero manifestazione del pensiero, che nelle mani del Morello è diventato il paravento di inusitati attacchi personali, privi di qualsivoglia rilevanza pubblica”….”Scopo del Morello è sempre e solo quello di gettare discredito su altre persone, confidando di poter approfittare dell’art. 21 della cost., che nelle sue mani svilisce la propria valenza democratica e diventa grimaldello per forzare a proprio piacimento le norme del codice penale “.
Vediamo innanzitutto che il Lunardon parla di “cost.” non di Costituzione come fosse una legge a caso e non il perno del nostro vivere civile e della nostra Repubblica ed incredibilmente lancia generiche accuse senza fatti e prove. Il suo è un esempio di vera diffamazione irrispettosa della libertà del cittadino di esprimere il proprio pensiero su fatti certi. Come appunto prevede l’art. 21 della Costituzione Italiana.
Il tutto ci sembra anche ricordare una delibera della Giunta del Comune di Marostica di tempo fa che ci dava del “delinquente” informativo. Certo che la libertà di informazione è ancora sconosciuta in certi ambienti. Per fortuna non in Tribunale.
Dopo essere stati assolti con la formula più ampia dal Tribunale di Vicenza che ha riconosciuto senza ombra di dubbio la verità della nostra informazione sulla laurea falsa di Astuni e che la United States Open University non esiste, ecco che l’Astuni torna all’assalto. Secondo lui dovremmo pagargli non solo il danno all’immagine, ma anche le spese processuali. Siamo alla follia: chi è assolto paga! Ecco quindi il suo ricorso alla Corte di Appello di Venezia. Crediamo di aver perso sufficiente tempo dietro una ridicola vicenda e che sarebbe ora di finirla di prendere la Giustizia a fini personali contro chi rivela semplicemente la realtà dei fatti.
La verità è che l’immagine e la credibilità di Roberto Astuni non si è persa con la sua laurea falsa, che poteva essere presa come uno scherzo, ma con la sua condanna definitiva in Cassazione a quattro anni e sei mesi per bancarotta fraudolenta come amministratore di una società di informatica fallita a Trieste, ragione per cui a norma di statuto si è dovuto dimettere da Presidente degli Albergatori.
Mi riconosco colpevole. La mia tesi di laurea è stata sullo studio della formazione del PVC attraverso raggi gamma. Una tecnica di polimerizzazione “accademica” che evita di porre un catalizzatore chimico che innesti la reazione che unisce più molecole in polimero. La polimerizzazione con i catalizzatori fu la grande scoperta di Natta negli anni ‘50 che poi si prese il premio Nobel con Ziegler. Con i raggi gamma si può studiare la struttura del polimero senza l’influenza del catalizzatore.
Le plastiche quindi mi hanno sempre incuriosito ed hanno subito avuto un grande successo commerciale e ricordo ancora la pubblicità dei casalinghi in Moplen con Gino Bramieri degli anni ‘60. Le plastiche hanno invaso la nostra vita e sono sostanzialmente dei materiali inerti, difficilmente degradabili, che si possono usare in mille modi con svariate caratteristiche tecniche. I materiali plastici hanno circa 70 anni ed è stata una invenzione della massima utilità. Oggi il 4% del petrolio viene utilizzato per questo scopo. Il resto viene usato per la combustione. Fare plastiche quindi non spreca risorse, ma le utilizza.
Ci sono però gravi problemi sia per le micro plastiche che per le macro plastiche. Infatti le micro in pratica sono incontrollabili ed ormai sono presenti ovunque e difficilmente eliminabili, con anche lunghi tempi di decomposizione. È evidente che si dovrà convivere con conseguenze non prevedibili. Il problema per le macro plastiche è diverso perché possono essere controllate, recuperate e riciclate. Oggi la loro presenza nell’eco sistema è ai limiti della tolleranza, ma passi avanti nel loro recupero sono stati fatti.
Fanno vergogna i 155.500 euro appena deliberati dalla Giunta leghista di Marostica per la nuova illuminazione del Castello. Quale reale vantaggio hanno i cittadini se non pagare anche ancora di più l’Enel? Per non parlare del quasi un milione per il ristorante del Castello superiore, che non sarà una mensa popolare. O la nuova stazione del bus inutile perché c’è già. Tutti soldi sprecati.
Ma nell’ambito del risparmio energetico, cosa è stato fatto? Non possiamo che riportare la nostra esperienza personale. Nel 2010 abbiamo promosso il Gruppo di Acquisto Solidale per il fotovoltaico all’interno della Coop consumatori. Circa 150 famiglie di Marostica vi hanno aderito ottenendo energia elettrica gratis ed un ottimo incentivo sulla elettricità prodotta. L’ vestimento è stato ammortizzato in circa sette anni e l’incentivo ha la durata di venti. Per quel che ci riguarda adesso viaggiamo quasi gratis con una macchina plug-in con circa 50 km di autonomia in elettrico, avendo ia corrente gratis dal fotovoltaico. E la macchina, quando la abbiamo acquistata, aveva anche 10.000 euro di incentivo sul prezzo di listino, oltre che un ottimo finanziamento. Ma qual è la situazione del cittadino normale? Bolletta stratosferica e costo della benzina alle stelle. Con lo stesso stipendio. Il Gruppo di Acquisto è stato lasciato morire dal solito Luigi Scomazzon, presidente/padrone della Coop da una vita e che non ha il senso del futuro che ci attende.
Di questi essenziali problemi a Marostica non si è fatto più niente. La Coop viaggia con la sua politica del mattone tra l’altro costruendo fuori città e funziona come un normalissimo supermercato senza finalità di solidarietà e mutualità. Un progetto per dare la possibilità a tutti i cittadini di utilizzare il fotovoltaico non c’è. In Comune c’è una situazione di grande confusione con un Sindaco assolutamente inadeguato, ma politicamente “pompato” dalla Lega che non può perdere la faccia. Certo c’è stata una favorevole situazione per avere dei finanziamenti ampiamente strombazzati poi come esclusivo merito del Mozzo, ma la realtà delle realizzazioni concrete è ben lungi dall’essere compiuta. E con gli aumenti di prezzi in corso chissà quanti adeguamenti di prezzo ci saranno e se i soldi saranno sufficienti. Tempi grigi quindi a Marostica se non emergeranno persone capaci e responsabili a governare la realtà che ci resta, con un minimo di idee di strategia e programmazione.
E alla fine i nuovi “padroni” della Volksbank, non più espressione di cordate politiche del voto a testa di una cooperativa ma di reale maggioranza azionaria, si fanno sentire anche nella Fondazione Banca Popolare di Marostica/Volksbank. E sono fuori dal nuovo Consiglio la Cabion, di recente nomina, Cuman e Sartori. A dir la verità ci dispiace per Mariangela Cuman che in fin dei conti rappresenta la Cultura soprattutto cattolica di Marostica e che è una brava organizzatrice. Ma crediamo che il suo approccio ai problemi sia incompatibile per una azienda con precisi obiettivi aziendali e di marketing per realizzarli. Il suo problema, e lo abbiamo sempre detto, è un modo molto sicuro ed autoritario di proporsi con le sue idee. Noi non abbiamo mai trovato dialogo se non eravamo appunto d’accordo con lei.
Evidente che c’è in Volksbank un ripensamento del ruolo della Fondazione che non può essere una Opera Pia dispensatrice di prebende. Sopravvivono Roberto Xausa e Giandomenico Cortese come statue istituzionali. Ma evidente che al prossimo giro toccherà loro finire in magazzino. Sono incompatibili per una banca moderna che deve fornire soluzioni attive in ambito economico e finanziario a cittadini ed aziende. La logica senza senso delle prebende non può far parte di una seria strategia di marketing di una azienda.
Noi leggiamo molto spesso gli scritti di Cortese. Poi li rileggiamo e ci chiediamo dove vuol parare. Tante belle citazioni, concetti teorici interessanti, un volare alto insomma ma strucca, strucca sembra un continuo ripetersi per sfuggire ad una progettualità concreta e talvolta compromettente nel portare avanti cambiamenti ed innovazione.
Siamo proprio in controtendenza ad ogni logica. Come si fa in tempi di forte risparmio energetico pensare di spendere 155.500 euro per il nuovo impianto di illuminazione del Castello Inferiore? È un investimento proprio necessario? Tra l’altro si stanno perdendo 80-90.000 euro all’anno per il mancato affitto del ristorante del Castello Superiore per mancata fine dei lavori e relativa assegnazione di gestione. Proprio una indecenza.
Il progetto di illuminazione rientra nei progetti del Distretto del Commercio che vede Nicola Minelli come figura di Manager. Da considerare poi che non sono preventivati i costi di gestione e chi li pagherà. Perché appunto la corrente costa.
Insomma crediamo che altre siano le priorità per lo sviluppo del territorio, prima di tutto valorizzando una serie di iniziative interessanti come il mercatino dell’antiquariato oggi abbandonato, e non invece la continua organizzazione commerciale di fiere alimentari che rifilano “porcherie” di altre regioni.
La ditta Signify Italy SpA di Milano con 85.000 euro fornirà gli apparecchi di illuminazione. Insomma la Lega di Marostica a questo punto sarà sempre più “illuminata” per le ormai prossime elezioni.
Stavamo guardando la documentazione sulla querela pervenutaci da Marica Dalla Valle sulla vicenda dell’appalto “truccato” del gas, avendo la riunione in Tribunale, dopo ben cinque anni di attesa, ai primi di aprile, quando scopriamo il verbale di deliberazione della Giunta Comunale di Marostica del 26/01/2017 appositamente riunita per esaminare le nostre opinioni. Partecipa anche il Segretario Generale Roberta Di Como. Pensavamo fosse stata, una simile iniziativa, esclusiva del Mozzo &C. Invece…. “Preso atto: ⁃ che, da tempo, si è riscontrata la presenza sistematica e ripetutamente determinati mezzi di comunicazione in line c.d. social di messaggi denigratori dell’operato amministrativo svolto da diversi uffici comunali dove sono incardinati altrettanti dipendenti;”
“Ritenuto inoltre ancora sottolineare e rimarcare che il reato ipotizzato a carico del querelando, è una condotta criminosa d’opinione posta in essere in danno dell’ente nel suo complesso, vista la durata temporale, l’ampiezza e la sistematica pervicacia per cui il querelando attribuisce comportamenti attivi od omissivi di notevolissima gravità ad uffici e singoli dipendenti, che – si ribadisce – sono parte immedesimata, integrante ed organica dell’ente, al punto che si individua facilmente il nesso di causalità fra attività funzionare e fatti assunti a base della querela: nesso eziologico fondamentale per legittimare un’azione complessiva a carico e tutela dell’ente e non a carico e tutela del singolo dipendente come persona.
Ribadito che si rende necessario, a tale fine, procedere alla nomina di un legale che attivi ogni azione necessaria”.
Come è finita la querela è ormai storia passata. Il Mozzo & C. hanno dato continuità alla iniziativa appunto di querela per nostra “condotta criminosa” e con sentenza definitiva il Tribunale ha semplicemente affermato la nostra piena libertà di critica ed opinione su fatti certi in base all’art. 21 della Costituzione. E questi sarebbero i personaggi che volevano e vogliono governare Marostica? Ma dai….