MA LA DONAZZAN NON HA LA GIUSTA FORMAZIONE

SULLA DONAZZAN RICEVIAMO UNA NOTA DA UN CITTADINO
Ogni volta che Elena Donazzan interviene sulla scuola e’ come se parlasse da esperta di pedagogia, di didattica o di organizzazione scolastica, ma vale la pena ricordare un dato molto semplice: non risulta che abbia una formazione accademica specificica in nessuno di questi ambiti.

Il suo titolo di studio, per quanto pubblicamente noto, è un diploma di maturità linguistica (come la Meloni). Un percorso rispettabile, come qualsiasi altro diploma, ma che non costituisce una preparazione specialistica nelle scienze dell’educazione, nella pedagogia, nella didattica o nell’organizzazione scolastica.

Qualcuno potrebbe obiettare che è stata per molti anni assessore regionale all’Istruzione del Veneto. È vero. Ma questo non cambia la sostanza del problema.

L’incarico di assessore regionale non trasforma una persona in un’esperta di scuola. Le competenze di un assessore riguardano prevalentemente la programmazione territoriale, il diritto allo studio, la formazione professionale, l’organizzazione della rete scolastica, i rapporti con gli enti locali e altri aspetti amministrativi. Si tratta di responsabilità importanti, ma profondamente diverse dalla progettazione educativa e dall’attività didattica.

Nell’ordinamento italiano la scuola gode di autonomia. Le scelte pedagogiche e metodologiche non sono date agli assessori regionali, ma allo Stato, che denifisce gli ordinamenti e gli indirizzi generali, e alle singole istituzioni scolastiche, che esercitano la propria autonomia attraverso dirigenti, docenti e organi collegiali.

Per questo motivo, presentare una lunga esperienza politica come se fosse una qualicazione scientica nel campo dell’educazione signica confondere due piani che dovrebbero rimanere distinti.

Essere stati assessore all’Istruzione significa aver amministrato politiche pubbliche. Non significa aver studiato pedagogia. Non significa essere esperti di didattica. Non significa possedere competenze specifiche sulla formazione degli studenti o sui processi di apprendimento.

Un politico ha tutto il diritto di avere idee sulla scuola e di proporre riforme. Ma quando pretende di indicare agli insegnanti come debbano educare, cosa debbano insegnare o quali contenuti culturali siano legittimi, è inevitabile chiedersi su quale preparazione fondi tale autorevolezza.

La risposta, almeno per quanto riguarda i titoli di studio e la formazione specialistica, è piuttosto chiara: non risultano percorsi universitari o professionali specifici nel campo delle scienze dell’educazione.

In una democrazia matura non dovrebbe scandalizzare porre questa domanda. Anzi, dovrebbe essere normale. Perché la scuola non appartiene ai politici di turno: appartiene alla Repubblica, alla Costituzione e alla comunità educante che ogni giorno la costruisce con competenza, studio e responsabilita’.

A cura Osservatorio Economico Sociale di Marostica