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A MAROSTICA ORMAI COMANDA DUE PUNTI EVENTI E ZUCCHERO PREVALE SU “L’AUTUNNO MUSICALE”

RICEVIAMO DAL PROF. MARIO SCURO E PUBBLICHIAMO.

“Qualche mese fa, la Sodalitas Cantorum definisce il programma per la 41° edizione de “L’Autunno Musicale”, ottenendo ancora il patrocinio del Comune di Marostica e fissando il concerto di apertura per domenica 26 settembre 2021.
La scorsa settimana i media divulgano la notizia che il cantautore Zucchero (o, meglio, Adelmo Fornaciari) si esibirà a Marostica domenica 26 settembre 2021, alle ore 21, con il favore dell’Amministrazione Comunale, la quale mostra di preferire l’interesse del singolo alla proposta comunitaria, con aggiunta la non secondaria differenza che l’invito marosticano (come sempre) è gratuito e la manifestazione è considerata un omaggio alla cittadinanza, mentre l’invito del cantante chiede l’acquisto del biglietto ad un prezzo che va dai 69 ai 92 (!) euro.
Inoltre, l’evento di piazza è affidato – come ormai da tradizione – alla promozione della Due Punti Eventi, la quale annuncia, specificando – cfr. internet – “capacità della venue 7.000”.
Ancora, i cittadini di Marostica attendono sempre di conoscere l’utile economico del Comune nel pluriennale esclusivo rapporto con la Due Punti Eventi, che – a quanto ci risulta – si fa vedere a Marostica con l’auto di rappresentanza e, recentemente, ha aperto la sede legale al numero 18 di Piazzetta F. Filippi, facendo, in tal modo, sollevare l’idea di divenire componente del gruppo che decide a Marostica.
Infine, sempre su internet, è annunciato che Zucchero apparirà alle ore 18 della stessa domenica 26 settembre 2021 a Mashantucket, Connecticut, USA. Il cantante reggiano – pur tenendo conto delle 6 ore di differenza del fuso orario (ridotte a 3 in base all’orario comunicato di inizio dello spettacolo), ma con 6.500 km da percorrere dalla nostra Città alla città americana – possiede il dono dell’ubiquità?

P.S. – Si spera, in ogni caso che lo spettacolo di Piazza Castello rispetti la vigente normativa in termini di sicurezza personale. Ciò ripensando all’assembramento rilevato in occasione della finale europea di calcio dello scorso 11 luglio”.

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LE IMPRESE DI VICENZA SI AUTOINCENSANO CON IL FESTIVAL. UN’INIZIATIVA SENZA CONTRADDITTORIO.

Ben lungi da noi di essere anti aziendalisti. Nel 1973-74 abbiamo frequentato il Cuoa, quando diventare manager, dopo la laurea in Chimica Industriale, era considerato una follia. Ed abbiamo sempre lavorato per imprese private.
Però veniamo dagli anni ‘68 che ci fecero scoprire la Costituzione Italiana che per quanto riguarda le aziende ha due importanti e spesso sconosciuti articoli:

Art.41
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art.46
Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Quindi finalità sociale dell’impresa e collaborazione dei lavoratori. Certamente non siamo al comunismo della negazione della proprietà privata, ma dobbiamo sempre ricordare che la Costituzione Italiana nasce dall’incontro tra comunisti e cattolici sociali. E questi ultimi ebbero una importanza fondamentale nel promuovere le grandi aziende di Stato a supporto di tutte le imprese. Viviamo un moderno compromesso. La nostra Costituzione quindi non è per il Far West, per l’assoluta libertà dell’impresa.

E qui leggendo il programma del festival delle imprese esprimiamo la nostra preoccupazione che il “controllo” delle imprese sul sociale diventi monopolizzante.
Basta pensare come non esiste una informazione realmente indipendente: il Giornale di Vicenza, tramite il Gruppo Athesis che possiede anche TVA e la casa editrice Neri Pozza, è dell’Associazione degli Industriali di Vicenza. Quindi di fatto indirettamente i giornalisti sono dipendenti degli industriali. E dove mangia, uno non ci sputa.
E l’informazione oggi espressa dal Giornale di Vicenza non è un modello credibile.

Certo le imprese Vicentine negli ultimi anni si sono sviluppate in modo stupefacente ed impensabile grazie ad una generazione di imprenditori impegnati e capaci.
Non sono però mancate le situazioni fallimentari come la Banca Popolare di Vicenza con un danno enorme per la comunità e costi pazzeschi per lo Stato.
E se guardiamo il perché è successo un simile fatto, ciò è dovuto proprio alla mancanza di una seria e credibile informazione. Il Giornale di Vicenza spingeva fino all’ultimo l’acquisto delle azioni della banca in mano ad un gruppo di faccendieri coperti dall’Associazione Industriali e dai professionisti intortati con laute parcelle. Bastava invece analizzare i bilanci degli ultimi anni per capire che c’era il trucco. Un pozzo di San Patrizio di crediti deteriorati. Si poteva agire subito prima che crollasse il tutto. Ma c’era evidente un ammanicamento generale. Un umma umma totale. Solo il Sole24Ore pubblicava, nascosta, qualche noticina di perplessità.

Quindi bella l’iniziativa del festival delle imprese soprattutto in funzione di aprire gli occhi ai giovani sulla nostra economia con notevoli prospettive professionali, ma occorre sempre camminare sentendo anche le campane della critica, del dissenso, delle ipotesi alternative, altrimenti avremo una economia in mano a lobby chiuse ed illiberali.

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IL PROF. MARIO CONSOLARO (EX SINDACO DI MAROSTICA ASSOLUTAMENTE NON PARAGONABILE A MOZZO) AL LICEO CI FACEVA TENERE LO “ZIBALDONE”, COME IL LEOPARDI. ORA ABBIAMO ALCUNE RIFLESSIONI DEL PROF. GIANNI GIOLO SUL POETA.

Memorabile la terza Liceo con il prof. Consolaro. Ci faceva tenere lo “Zibaldone” che in pratica consisteva di un quaderno in cui ogni mese dovevamo scrivere un certo numero di pagine con argomenti a nostra scelta. È così che ho imparato a riflettere e scrivere. In piena libertà.
E ovviamente il prof. Consolaro era un ammiratore del Leopardi. Ora abbiamo chiesto al prof. Gianni Giolo alcune riflessioni sul poeta, in particolare sulla composizione dell’Infinito.

“Sorte singolare quella della poesia leopardiana perché degli altri canti abbiamo degli abbozzi, generalmente espressi nello Zibaldone, mentre mancano per la famosa lirica scritta dal poeta all’età di 21 anni.
Secondo la maggior parte dei critici l’Infinito è un capolavoro che nasce “impreveduto e perfetto”. Ma cos’è l’Infinito? Un idillio, parola greca (famosissimi sono gli Idilli di Teocrito) che significa “quadretto campestre”, ma la definizione che ne dà il poeta è “situazioni, affezioni, avventure storiche dell’animo”. Siamo nel 1819, l’annus horribilis, l’anno notturno, secondo la definizione del Lonardi, in cui il poeta diventa cieco, non può più leggere i suoi amatissimi libri e tenta inutilmente la fuga da Recanati. Ma è anche l’anno della vista interiore, l’anno del sentire (gran verbo leopardiano). Il recanatese incomincia a sentire la propria infelicità e l’infelicità certa del mondo in modo più tenebroso e profondo. La lirica è un miracolo poetico che squarcia tale oscurità, una poesia assoluta e vertiginosa, forgiata dal “petto rovente” dell’autore. E’ l’anno in cui il poeta diventa “vero e perfetto filosofo e sommo e perfetto poeta”. E’ l’anno in cui, per dirla con Fiorenza Ceragioli, Leopardi accoglie in sé l’infinito e nel suo slancio verso l’infinito scende agli inferi, in una catabasi e anabasi, da cui emerge mutato grazie all’elisir della nuova poesia.                                  
Ma il tema non è nuovo perché in numerose pagine dello Zibaldone il poeta parla dell’infinito, concepito come creazione mentale e frutto della immaginazione. Quindi l’oggetto della poesia non è l’infinito in sé, ma l’io del poeta che si immagina l’infinito (io nel pensier mi fingo). L’infinito quindi è una “creazione dell’immaginazione”, che non riguarda l’infinito reale.

Nello Zibaldone il poeta parla dei piaceri dell’immaginazione: ebbene l’Infinito rappresenta un piacere dell’immaginazione, anzi il piacere dei piaceri, la madre di tutti i piaceri, come dice nell’ultimo verso: e il naufragar m’è dolce in questo mare.        
Per meglio capire l’idea dell’Infinito si cita Pascal che nei suoi Pensieri esclama: il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi fa paura. Le affinità linguistiche con la lirica leopardiana sono impressionanti (Ungaretti dice che l’Infinito sarebbe la traduzione in versi di questo frammento): silenzio: sovrumani silenzi; eterno e mi sovvien l’eterno; spazi infiniti interminati spazi; mi fa paura onde per poco il cor non si spaura.               Straordinarie affinità, però i due testi sono diversissimi, perché l’infinito di Pascal è reale e oggettivo, è l’infinito degli spazi cosmici, invece l’Infinito di Leopardi è soggettivo, mentale, frutto, come dicevamo, dell’immaginazione. Ma allora cosa ne pensava il recanatese degli spazi cosmici, cioè dell’infinito reale? Il poeta mostra attonito stupore davanti agli spazi infiniti, stupore che nasce dalla considerazione della completa nullità dell’uomo davanti all’immensità del cosmo. Il tema tornerà nelle Operette morali e nel Canto notturno: spesso quand’io ti miro / star così muta in sul deserto piano, / che, in suo giro lontano, al ciel confina; / ovver con la mia greggia / seguirmi viaggiando a mano a mano; / e quando miro in cielo arder le stelle; / dico fra me pensando: / a che tante facelle? / che fa l’aria infinita, e quel profondo / infinito seren? E che vuol dir questa / solitudine immensa? Ed io che sono? A distanza di qualche anno quello stesso stupore sarà riproposto nella Ginestra: Sovente in queste rive, che, desolate, a bruno / veste il flutto indurato, e par che ondeggi, / seggo la notte; e su la mesta landa / in purissimo azzurro / veggo dall’alto fiammeggiar le stelle, / cui di lontan fa specchio / il mare, e tutto di scintille in giro / per lo voto seren brillare il mondo. Nell’Infinito c’è un dolce annegamento del soggetto nell’infinito, nella Ginestra invece un attonito confronto fra la vastità degli spazi cosmici e l’infinitesimale piccolezza dell’uomo. Lo stesso discorso vale per il Canto notturno, dove c’è il contrasto fra la nullità dell’uomo in confronto con la stanza smisurata e superba dell’infinito reale.                                                                       Nel 1827, quindi otto anni dopo, Leopardi sostiene nello Zibaldone che l’universo, pur nella sua immensità, è finito e che quindi l’infinito non esiste. Per lui solamente   quello che non esiste, la negazione dell’essere, il niente, è senza limiti, e quindi l’infinito si identifica con il nulla.  E allora c’è chi applica questa concezione posteriore dell’infinito-nulla all’Infinito. Grave errore: l’infinito del ’19 era quello mentale, soggettivo, frutto dell’immaginazione.                                                                                     Ma l’idea dell’infinito mentale continuerà a essere presente nella poesia leopardiana anche dopo il ’27 (anche se il poeta non userà più il sostantivo “infinito” che sarà sostituito da “immensità”): nelle Ricordanze e nel Pensiero dominante.”

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

È LA GIUNTA DI MATTEO MOZZO DI MAROSTICA CHE HA UNA CONDOTTA CRIMINOSA.

Il 23 maggio 2019 si riunisce la Giunta di Marostica con Matteo Mozzo, Valentino Scomazzon, Renato Bertolin, Ylenia Bianchin, Marialuisa Burei, Enzo Colosso e delibera di impugnare la decisione del Pubblico Ministero per l’archiviazione della denuncia fatta dal precedente Sindaco Marica Dalla Valle sulla vicenda della gestione della biblioteca.

E motiva la decisione: “Ritenuto che sussistano ed anzi si rafforzino le ragioni per affermare l’esigenza di tutela dell’immagine e dell’operato del Comune di Marostica opponendosi alla richiesta del P.M. Brunino ribadendo la tesi che il reato ipotizzato a carico del querelato, è una condotta criminosa posta in essere in danno dell’ente nel suo complesso, vista la durata temporale, l’ampiezza e la sistematica pervicacia con cui il querelato attribuisce comportamenti attivi od omissivi di notevolissima gravità ad amministratori, uffici e singoli dipendenti, che sono parte integrante e organica dell’ente”.

E a questo punto sono partite le indagini dei carabinieri di Marostica che nella verifica delle delibere comunali non hanno trovato alcuna continuità di attività con la situazione della cooperativa. Cioè prima non c’era alcuna cooperativa che implicasse a norma di legge assunzione di personale in attività. E noi abbiamo scoperto anche una delibera di Dal Zotto che “obbligava” la cooperativa ad assumere il personale “presente” in biblioteca. Una bella trovata completamente illegale. Delibera illegittima appunto come poi osserva il Giudice nella sentenza ed anche riprovevole per un funzionario pubblico. Solo se prima ci fosse stata una cooperativa c’era la continuità di lavoro.

Sentenza finale quindi di completa assoluzione. E riconoscimento del Giudice che avevamo giuste ragioni per essere incazzati.

Ma la Giunta Mozzo non demorde e ci riprova in seguito con un’altra querela in cui il Giudice nella sentenza finale richiama la Giunta al diritto di critica dei cittadini sulle decisioni che prende e non ravvedendo alcuna offesa personale negli articoli pubblicati da marosticanotizie. Noi usiamo un linguaggio chiaro anche se a volte duro, scandalizzati dai fatti che commentiamo.
L’art.21 della Costituzione sulla libertà di opinione va rispettato. È proprio criminoso cercare di insultare e querelare dei cittadini che in fin dei conti fanno il loro dovere democratico, pagando di tasca propria il conto.

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7.000 EURO DI “PAPPA” ALL’ANA (ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI) DEL COMUNE DI MAROSTICA PER LA STAMPA DEL PERIODICO.

Bisogna tener buoni gli Alpini con 7.000 euro. Ed il Comune delibera. E come ex Artigliere di Montagna del Gruppo Agordo credo che un contributo del genere anche confrontato con quello alle altre associazioni sia fuori luogo.

Tra l’altro l’Ana possiede già degli strumenti di informazione “social”. E cioè www.ana.it/sezioni/marostica/ e la pagina fb dei giovani Alpini oltre il www.coroanamarostica.com. Strumenti che oggi sono molto più interessanti delle pubblicazioni cartacee. Utili solo occasionalmente.

Noi riteniamo che l’Ana abbia sempre dato dei contributi alla Comunità e che non debba sottrarre contributi comunali a chi ne ha più bisogno, dati anche i tempi.

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ECCO LO “SGUAIATO” ARTICOLO PRO LEGA MAROSTICA DEL GIORNALE DI VICENZA A FIRMA FLORIANA PIGATO.

Ora sembra che la Giunta leghista a Marostica stia facendo grandi opere secondo l’articolo pubblicato a firma della Pigato l’8 settembre scorso. L’articolo titola “Scuole sicure e moderne. Opere per mezzo milione “. E vengono citati vari personaggi della Lega. In realtà si tratta di una serie di interventi di manutenzione ordinaria necessari per il mantenimento funzionale delle strutture.
Anche l’intervento informatico con fibra ottica è un necessario aggiornamento della connessione web.
Altrimenti cosa ci starebbero a fare gli amministratori con il segretario generale e con tutta la struttura operativa del Comune?

E qui ritorniamo alla informazione locale. Ormai non ci si limita più alla cronaca, ma si esalta l’amministrazione leghista oggettivamente per delle banalità. Per cose che devono essere fatte pena inutilità dell’amministrazione. Nessuna informazione e valutazione sulle scelte di bilancio, sulla situazione critica dei vari buchi, delle denunce a noi fatte con relative nostre piene assoluzioni che richiederebbero le immediate dimissioni del Sindaco (è quello che avviene normalmente in altri Paesi), dell’assurdità dell’investimento nel ristorante del Castello superiore, della corsa e dei costi esterni sostenuti per non aver mai preparato il progetto definitivo del Politeama adesso che sembrano arrivare dei soldi dallo Stato, su una Pro Marostica gestita dal geom. Bucco a mo’ di sagra paesana, su una inutile nuova fermata dei bus, sull’incapacità della politica di intervenire sulla azienda ABB, per non parlare di una totale assenza di progettualità sul restauro del Convento di San Sebastiano, ecc..

La Pigato con il giornale con cui collabora non ha ancora capito che il format di un giornale di successo non è quello adulatorio, che fa ormai ridere le persone con un minimo di quoziente di intelligenza, ma è quello di porre domande e proposte con intelligenza e competenza. Di un giornalismo del genere il Giornale di Vicenza è lontano anni luce, almeno a Marostica.

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CONFERMA A MAROSTICA DELLE DIFFICOLTÀ 2019 e 2020 DEL BILANCIO. I NUMERI SONO NUMERI, ANCHE CON LE “MAGIE” CONTABILI LEGHISTE DI COLOSSO.

Le osservazioni che facciamo sul bilancio del Comune di Marostica sono frutto di esperienza professionale. Ci siamo diplomati in Organizzazione aziendale con tesi sull’analisi economico finanziaria di una azienda. Poi abbiamo fatto pratica nel controllo di gestione in azienda. Infine siamo diventati anche revisori contabili.
Quindi quello che diciamo è frutto di una esperienza lavorativa specifica sul campo.

Si evidenzia subito, leggendo il bilancio del Comune di Marostica come il rag. Colosso, il famoso assessore esterno al bilancio, abbia coperto il buco nel 2019 rivalutando di 5 milioni le Mura appena ceduta dal Demanio. In contrasto questo con uno dei principi contabili che afferma che possono essere iscritti in attivo solo beni monetizzabili. Ora le Mura sono invendibili. Quindi senza la rivalutazione delle Mura la perdita sarebbe stata nel 2019 di – 418.000 cioè 4.582.000 – 5.000.000 = – 418.000 euro.

Nel 2020 il conto economico si salva per gli introiti straordinari dello Stato per il Covid. Infatti i proventi per trasferimenti di soldi in totale ammontano a circa 1.783.000 + 1.535.000 = 3.318.000 euro. L’anno prima erano 765.000 euro. Quindi 2.535.000 euro in più. Senza queste entrate occasionali e straordinarie che per la maggior parte sono attribuibili al Covid (contabilmente non sono separati dagli altri introiti) la perdita di bilancio sarebbe intorno ai – 2.156.000 (utile di 397.000 meno i proventi straordinari di 2.553.000 euro).

A nostro pare non c’è quindi una vera strategia di bilancio e si vive il giorno per giorno, solo guardando se in cassa ci sono dei soldi e cercando  in questo senso di rispettare i vincoli posti dalle leggi che sono di pura liquidità.
Ovviamente sul Giornale di Vicenza non si parla mai di queste perdite, in quanto ormai è diventato, il quotidiano della Confindustria vicentina, il bollettino dei vari politicanti leghisti di Marostica per attribuirsi i meriti della manutenzione ordinaria della città.

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IN RITARDO DI OLTRE 10 ANNI LA COOP CONSUMATORI DI MAROSTICA VA SU FB. MA LA MUTUALITÀ NON È SCEGLIERE I FORMAGGI.

Oltre 10 anni di opportunità di dialogo con Soci persi. In pratica non è mai stato applicato quel marketing differenziale che permette di legare il Socio al supermercato Coop oltre il fatto di essere un semplice cliente. Non è mai esistita alcuna reale partecipazione del Socio, quando oggi con l’informatica questo sarebbe possibile in grande misura.

Adesso è partita una campagna su fb in cui si esalta la mutualità. Ma certamente la mutualità non ha nulla a che vedere con la scelta dei formaggi.
Il principio di mutualità può essere così definito:
“Il principio della mutualità rispecchia il bisogno e l’esigenza che, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, hanno spinto gli uomini economicamente più deboli a cercare una possibilità di miglioramento e di difesa nell’unione solidale”.
Fiscalmente il principio di mutualità per la Coop Consumatori si applica nel momento in cui le vendite ai Soci superano il 50%. Pagare meno tasse insomma. Ma oggi è veramente una altra storia.

Ora la Coop Consumatori di vera mutualità non ha nulla. Non c’è alcuna difesa del Socio consumatore. Ricordiamo che il Gruppo di Acquisto Solidale (GAS) coordinato da chi scrive aveva ottenuto un grande successo, ma è rimasto fermo all’acquisto del fotovoltaico, dopo il siluramento di chi lo coordinava.
Non esiste in Coop alcun gruppo di volontariato.
La Coop non fa alcuna iniziativa di solidarietà per Soci o anche per i cittadini di Marostica o per i profughi.
Figurarsi poi iniziative culturali o di sostegno allo studio. In pratica è completamente assente dal contesto cittadino.

Ultima considerazione: noi pensiamo che la campagna pubblicitaria sia partita perché ormai anche Coop sente il fiato della concorrenza. Prima aveva una specie di monopolio sul territorio essendo stata il vero primo supermercato in zona. Ora i tempi sono cambiati. E come semplice supermercato la sfida si fa in salita.

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LA SCUOLA DI CROSARA: UN DELITTUOSO ABBANDONO DA PARTE DEL COMUNE DI UNA REALIZZAZIONE ESPRESSIONE DI ARCHITETTURA BIOCLIMATICA.

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Sull’ultimo numero di Bassano New, il periodico edito da Andrea Minchio, copertina e primo articolo sono dedicati alla scuola materna di Crosara. L’autore è lo stesso architetto che progettò la scuola nel 1972: Sergio Los con Natasha Pulitzer, sua moglie e per le strutture l’ing. Sebastiano Petrucco.

“Ispirato alla forte pendenza del terreno, il modellino mostra l’impianto edilizio: per metà integrato nel terreno, è caratterizzato dalla presenza di un tetto verde e di una serra a doppia altezza, strategie bioclimatiche che consentono da sole di climatizzare quasi completamente la scuola.”

Dopo anni di completo abbandono nel 2014 il Comune incarica nuovamente l’ormai anziano Arch. Los a “studiare una riqualificazione che lo riporti alla sua configurazione originale. Lo studio condotto con l’arch. Pulitzer e l’ing Tonon ha come obiettivo principale quello di eliminare l’uso del gasolio e, in linea con la filosofia iniziale del progetto, realizzare un edificio a ‘zero emissioni’. Oltre ad interventi sull’involucro edilizio, il ripristino del tetto verde e la dotazione di un ascensore, proponiamo un impianto a bassa temperatura, sostituendo l’esistente caldaia a gasolio con una pompa di calore geotermica o scambiatore aria-acqua. Ciascuna di queste due opzioni richiederebbe energia elettrica e pertanto si presuppone di sostituire i persistenti collettori solari ad acqua con altrettanti pannelli fotovoltaici “.

Per il momento tutto tace e non abbiamo visto alcuna iniziativa dell’attuale amministrazione comunale a traino Lega locale. Forse gli attuali amministratori ignorano esistenza e valore della costruzione.

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PERCHÉ LA FABBRICA ABB PUÒ ESSERE ESPROPRIATA SENZA PAGARE UN EURO.

Si parla tanto di una legge che eviti la speculazione delle aziende che finanziate dallo Stato fuggono poi all’estero delocalizzando la produzione.

In realtà la Costituzione Italiana prevede esplicitamente la tutela del lavoro e l’uso della proprietà privata in termini sociali, non meramente speculativi a danno della Comunità.
Ci siamo anche letti il bel e recente libro di Paolo Pombeni “La questione costituzionale in Italia”, suggeritoci a nostra richiesta dal nuovo bibliotecario di Marostica, Nicola.

L’art. 1 nasce da un compromesso tra il comunista Togliatti che sosteneva l’idea di “repubblica di lavoratori” e quella democristiana di una repubblica che aveva “per fondamento il lavoro”. Il compromesso fu trovato con Fanfani che il 22 marzo 1947 fu primo firmatario dell’emendamento: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Testo poi approvato.

Successivamente fu formulato l’art. 42 sui diritti di proprietà.
“La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti [cfr. artt. 44, 47 c. 2].
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.”

E bene che noi riprendiamo in mano i principali fondamenti della nostra Repubblica evitando fumose dispute senza senso. La nostra Costituzione costituisce un differenziale notevole con la precedente situazione perché è frutto di un compromesso principalmente tra democristiani e comunisti che pur con ideologie differenti avevano in comune una basi sociale simile e che quindi aspiravano ad un modello di società democratico e solidale.

Certo che oggi tutto questo viene mascherato perché la maggior parte dei mezzi di informazione è gestito da forti gruppi economici o da questi condizionati. Basta pensare come in provincia di Vicenza sia predominante il Giornale di Vicenza con anche il forte investimento che sta facendo sui social, con TVA pure, con il giornale, di proprietà dell’Associazione Industriali di Vicenza.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica