
MATTEO MOZZO HA UCCISO LA BIBLIOTECA DI MAROSTICA CONTRO LA VOLONTA’ DEL PROF. MARIO CONSOLARO
Dopo le dimissioni della prof.ssa Laura Dinale nell’agosto dello scorso anno impossibilitata a svolgere il suo ruolo per la censura politica del Sindaco sul cineforum proposto in biblioteca, il Comitato della Biblioteca di Marostica non è stato più rinnovato disattendendo lo Statuto. Evidentemente le regole democratiche al Mozzo non interessano, come già dimostrato più volte. È il piccolo dittatore di Marostica aiutato dal suo vice Scomazzon. Perché non crediamo che certe decisioni siano tutte farina del suo sacco.
Ed è un vero peccato perché il Comitato di gestione della Biblioteca costituiva un importante momento di riflessione e proposta culturale. Con la presenza di tutte le diverse posizioni culturali e politiche di Marostica ed il lavoro svolto era orientato ad una visione ampia sull’attività culturale. E la sua costituzione era stata un’idea originale del prof. Mario Consolaro. Ma il Mozzo ha fatto saltare tutto al grido “ci sono i comunisti”. Una barzelletta non degna di un Sindaco e fuori dalla realtà. Noi a dir la verità ci aspettavamo che la scusa fosse “sono arrivati i maranza”, fatto di maggiore attualità.
Ora l’Ufficio Cultura del Comune ha preso in mano la faccenda facendo alcune proposte dimostrando però una enorme limitatezza culturale e trasformando molte iniziative come “neutrali” in realtà sono la gran cassa di un tentativo di restaurazione neofascista. Basta vedere la presentazione dei libri sulla grande guerra, argomento che ormai ci vieni fuori dalle orecchie, senza il rispetto dei giovani morti quasi analfabeti che non sapevano il reale perché si dovevano sacrificare. O le storie per cui mi girano le palle degli “eroi” delle foibe. Senza dire che le uccisioni, per la maggior parte fascisti, furono la conseguenza della vendetta degli sloveni e dei croati per i delitti commessi per oltre venti anni da fascisti alleati anche con i nazisti che comandavano in Slovenia e Croazia. E gli slavi sono conosciuti per essere vendicativi. Anche se riconoscono Venezia come la loro Regina per come li ha trattati nei secoli della Repubblica, con grande rispetto.
Insomma il vero fatto culturale di Mozzo è di aver intitolato al donatore vivente delle scacchiere Giovanni Longo, bravissimo commerciante capace ad intortare i leghisti locali, il fantomatico Museo, addirittura autoproclamatosi “internazionale”, degli scacchi. Il mondo lo ho girato bene con oltre 150 paesi visitati e non ho mai visto un museo pubblico intitolato ad un donatore. Anche qui un record pseudo culturale veramente mondiale!
Osservatorio Economico Sociale di Marostica