ENZO COLOSSO CI INVIDIA LA TESI DI DIPLOMA?

ENZO COLOSSO È ASSESSORE AL BILANCIO DEL COMUNE DI MAROSTICA, MA È “SOLO” RAGIONIERE E PER QUESTO CI DENUNCIA

L’11 maggio 2023, 2 giorni prima delle elezioni comunali, Enzo Colosso pubblica su vari social la notizia che ha presentato querela nei confronti di chi scrive:” Le notizie di un falso buco di bilancio per condizionare il voto a Marostica finiscono in Procura”. Il 22/10/2025 viene depositato l’atto per il rinvio a giudizio in base alle informazioni parziali fornite dal Colosso. Ma non si tratta di un’accusa di aver detto che c’è una perdita nel conto economico del Comune di Marostica di 264.572,81 euro, ma di aver espresso dei chiari giudizi sul comportamento del Colosso tra cui che si tratta di “un solo ragioniere”.
Nell’articolo in cui preannunciava la denuncia perché il buco di bilancio avrebbe condizionato il voto, non sapendo come giustificare la perdita il Colosso si aggrappa all’ultima possibilità: la diffamazione.
Infatti scrive: “Preciso che il sig. Morello, non possiede invece alcuna conoscenza e preparazione accademica sulla contabilità pubblica e che si è autoproclamato esperto commentatore del rendiconto del comune scrivendo pubblicamente giudizi ed apprezzamenti di un falso buco di bilancio”.
In realtà l’ancora studente di bilanci Enzo dovrebbe cercare chi sono Erasmo Santesso e Giorgio Brunetti relatori della tesi di diploma del Morello, che tra l’altro è iscritto anche al Registro dei revisori legali dal 1995 al n° 39635.
In realtà Conto Economico e Stato Patrimoniale valgono per i Comuni, le società di tutti i tipi, le associazioni, ecc. Poi ci sono le modalità di scrivere i dati come fa riferimento il nostro Enzo per un utilizzo finanziario.

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IL VINCITORE DELLE ELEZIONI IN VENETO SARÀ DI LEGNO

VOTIAMO PINOCCHIO, MAGO MERLINO O IL MAGO WITZ? LA SCELTA NON CONTA NIENTE PERCHE’ IN VENETO SEMBRA TUTTO DECISO: IL VINCITORE SARA’ DI LEGNO

Il Veneto resterà blindato come ai tempi della Democrazia Cristiana ed in mano alla destra con l’emergere di Fratelli d’Italia. Difficile che ci siano cambiamenti. È chiaro che non esiste una forza politica o un personaggio capace di aggregare per un progetto futuro di ampio respiro sociale. A livello regionale è appunto tutto blindato anche perché al potere economico interessa un modello di governo ben rappresentato da Zaia e dai suoi eredi. In pratica più cemento in senso ampio e meno controlli. Le campagne ecologiste fanno ridere e lasciate a quattro gatti. Anche perché la locomotiva dell’economia veneta tira e sono gli industriali che dettano alla politica. La Lega alla fine ne è uno strumento. Fratelli d’Italia è più difficile da definire, anche se di fatto è una costola reazionaria della Lega, da cui in Veneto è nata.
Il problema principale resta a livello locale in cui Lega e neofascisti non sempre riescono ad andare al potere. È qui che veramente si gioca il controllo del territorio e si formerà una nuova classe politica.
Quindi chi votare? A nostro parere non il partito in sé, ma le persone. Quelle che hanno un certo curriculum e possono essere innovative nella gestione del Pubblico. È da fare un lavoro di attenzione e di rinnovamento almeno negli eletti, essendo a quel che pare i partiti bloccati.

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LA CHIESA EVANGELICA DI MAROSTICA È PER LA POLITICA ILLIBERALE DI MATTEO MOZZO

MOZZO TROVA L’APPOGGIO DELLA CHIESA EVANGELICA DI MAROSTICA …BISOGNA NON CRITICARE MA “AMARE” IL SINDACO….SIAMO ALL’ETA’ DELLA PIETRA. VERGOGNA!

Caro Sindaco, credo che la cosa più giusta da fare e la non curanza. Sarebbe bello se vivessimo in una società dove le opposizioni facessero la loro parte del dare una mano dove vedono che ci sono delle problematiche, e non li criticasse. Questi si chiamerebbero riparatori di brecce, beati loro disse Gesù. Tutti si definiscono cristiani, ma il vero cristiano non critica, si dà da fare. Cerca di non evidenziare le mancanze degli altri. L’apostolo Paolo dovette scrivere una meravigliosa lettera alla chiesa di Corinzi. Bisognerebbe mettere questo capitolo in tutte le sedi. In ogni posto di lavoro. 1 Corinzi 13. Ogni volta che la leggo, vedo in me quanto ancora il Signore deve lavorare. Caro Matteo, personalmente ti ringrazio a nome di tutta la Chiesa Rifugio in Cristo Marostica. Da quando ti sei inserito stai cercando di portare delle migliorie alla nostra bellissima cittadina. Noi come chiesa preghiamo per tutti voi della giunta, affinché possiate lavorare con sapienza e saggezza. Sicuramente errori se ne fanno,Ve chi non li fa. Chi è senza peccato scagli a prima pietra. Ti benedico! Pastore Gianni Palma.

YLENIA BIANCHIN PROMUOVE LE SCACCHIERE ED IL MOZZO FIRMA PER I FURBI

LETTORI COME ALESSANDRO BATTAGLIN CI ACCUSANO DI NON FARE INFORMAZIONE REALE, IMPARZIALE CHE INFORMA DAVVERO. QUESTI LETTORI VIVONO IN MONDO FASULLO, INCANTATO E MANIPOLATO O SONO SEMPLICI PROVOCATORI?

Soprattutto chi odia il nostro modo di evidenziare i problemi di Marostica ci accusa di non fare corretta informazione. Ma in realtà prendendo per buona la loro convinzione, non conoscono cosa si intende per informazione. Il dibattito è di estrema attualità soprattutto in America con l’avvento di Trump che ha polarizzato una situazione che è sempre esistita, ma di cui si vuol parlare poco. Due sono i tipi di informazione: quella che riporta i fatti di per sé e quella che dà un commento al fatto, una opinione. Addirittura su un fatto possono essere riportate opinioni diverse. Certamente una notizia non vive di per se stessa. Portiamo l’esempio del nuovo Museo degli Scacchi a Marostica.
Certamente il Battaglin plaude all’iniziativa: finalmente si fa qualcosa. È la logica del fare per fare tipica del Mozzo, senza però pensare il contesto e le motivazioni. Anzi sembra che odi chi pensa, pone dei dubbi. Infatti prima di fare accorerebbe pensare, costruire un progetto di fattibilità, dibattere con altri e poi programmare l’iniziativa, se vengono rispettate certe condizioni che si sono poste precedentemente. Noi subito abbiamo detto che l’idea del Museo delle Scacchiere era un bel bidone di qualcuno che voleva costruirsi un proprio Museo addirittura mettendo il proprio nome. E l’iniziativa era completamente dissociata da quanto stava facendo la Pro Marostica, che faticosamente aveva riscoperto la Partita a scacchi come Opera, anche sentendo l’opinione dei professionisti del Teatro della Scala di Milano. Una strada intelligente per attualizzare la Partita e renderla meno una semplice sfilata di paese.
Invece l’ilare Ylenia Bianchin con il Mozzo ha enfatizzato una raccolta di scacchiere, pur pregevole ma senz’altro non una realtà unica e stratosferica, per farne una mostra che nulla a che vedere con la Partita a Scacchi di personaggi viventi. Il successo della Partita è l’aspetto scenografico non la scacchiera di per sé. Quello che ci gode è il proprietario che vede addirittura intitolato a se stesso il museo. Tra l’altro in uno spazio rubato alle associazioni dei cittadini di Marostica, che sulla vicenda non hanno potuto dire una parola. La logica e la serietà direbbe che prima vengono i marosticensi, poi gli altri.
Anche il Giornale di Vicenza non ha detto nulla. Ha riportato il fatto come cronaca. Ha scritto la notizia che di per sé dice ben poco, quando poteva benissimo organizzare una tavola rotonda sul problema.
Ci sembra di aver chiarito cosa intendiamo per informazione, che non è una cosa banale, ma piuttosto impegnativa ed anche rischiosa per le querele che si possono ricevere dal Sindaco Mozzo, che ha sempre l’avvocato gratis, cioè pagato da noi.

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MATTEO MOZZO IL REAZIONARIO SINDACO DI MAROSTICA SCONFITTO DAI GIOVANI

IL MOZZO REAZIONARIO SCONFITTO DAI GIOVANI DI “NO OTHER LAND”, DOCUMENTARIO SULLA VITA DEI PALESTINESI SOTTO IL GIOGO ISRAELIANO, PREMIO OSCAR

È clamorosa non solo la sconfitta, ma anche la realtà ridicola emersa dal Mozzo con il Comitato della Biblioteca con Presidente Laura Dinale, una professoressa che guarda ai fatti non alle fantasie sottoculturali della Giunta di Marostica. Certo che con coerenza la maggioranza del Comitato si è poi dimessa. Ma è una grossa perdita per Marostica per una azione di rinnovamento e attualizzazione della cultura che era in corso. Che il Comitato fosse diventato un covo di rivoluzionari di estrema sinistra è la fantasia di una mente non sana. Dice il Mozzo: “…la situazione del comitato è stata fortemente strumentalizzata sopra ogni possibile livello di decenza”. Ovviamente si è decenti quando si è come il Mozzo pensiero, che non abbiamo ancora capito quale sia o forse solo reazionario pro genocidio, se non censurare un documentario sulla situazione dei Palestinesi sotto l’esercito israeliano. In realtà il Comitato era un bel gruppo come lo ha definito l’Arch. Xausa in un incontro come Fondazione. E il Mozzo lo ha eliminato.
Ed eccolo che si inventa un’altra panzanata. Invece di scusarsi e riconoscere l’abbaglio e magari riconfermare il Comitato, dopo l’incredibile successo del Cineforum a Nove con addirittura a grande richiesta la replica del film bocciato dal Mozzo, si rifugia nella proposta di modifica dello statuto per “evitare” la politica. E fa ancora più ridere. Lui che fa il Sindaco della Lega estremista e non dei cittadini. L’unica modifica da fare è ribadire l’indipendenza del Comitato e l’assegnazione di un budget annuale per l’attività. E fare largo ai giovani come era stato fatto.

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IL MUSEO DEGLI SCACCHI A MAROSTICA È UNA PRESA PER I FONDELLI

LA CRITICITA’ E SVENDITA DEL MUSEO DEGLI SCACCHI DI MAROSTICA CON MATTEO MOZZO PROTAGONISTA, SINDACO PER MODO DI DIRE

Apriamo oggi per dovere di informazione la pagina fb di Mozzo e leggiamo che “prende ufficialmente il via anche il cantiere per il nuovo Museo Internazionale degli Scacchi di Marostica Giovanni Longo. Un progetto che segna un ulteriore punto di svolta per il futuro culturale ed artistico di Marostica in piena coerenza con la nuova identità di Città degli Scacchi”.
Ma chi è questo Longo? È una persona di Legnano in Lombardia imprenditore eno-gastronomico che ha collezionato circa duecento scacchiere da tutto il mondo di diverse epoche. Naturalmente si sentiva un eroe degli scacchi e cercava l’immortalità. Ha scoperto Marostica con la sua famosa Partita a Scacchi ed è andato a farsi un bicchiere con il Mozzo. Ovviamente il ragazzo, data la sua supposta notevole visione culturale ed internazionale, si è gasato e a fronte della cessione della collezione ad un “Museo degli Scacchi” ha sfrattato dal piano terra del Castello tutte le associazioni di Marostica che organizzavano varie, interessanti e partecipate manifestazioni, per dare lo spazio al così detto Museo degli Scacchi. Ma non solo, perché lo spazio pubblico, fatto indecente, è stato nominato col nome del benefattore Giovanni Longo che voleva l’immortalità. Così di primo impatto ci è venuto da ridere.
Anche perché noi abbiamo girato il mondo (oltre 150 paesi) e non abbiamo mai visto un museo pubblico intitolato ad un espositore di sue collezioni. Certo esistono fondazioni private che portano il nome del fondatore, tipo Guggenheim. Ma per esempio il Museo d’Arte di Chicago ospita un sacco di collezioni di privati a cui ha dato una o più stanze che ovviamente riportano il nome del collezionista. Ma mai ho visto un Museo pubblico col nome del collezionista. In pratica il Mozzo ha svenduto Marostica nell’interesse di un privato. E tra l’altro il nome è stato approvato dal Consiglio Comunale, coinvolgendo la cittadinanza?
Consideriamo inoltre che Marostica non è la città degli scacchi. Nel mondo tra l’altro ce ne sono parecchie che si definiscono in questo modo, soprattutto per i tornei che si svolgono. Ma Marostica è la città della Partita a Scacchi a personaggi viventi con un grandioso spettacolo inventato da Mirko Vucetich, che è una cosa ben diversa dal Museo degli Scacchi e quindi Marostica non è la Città degli Scacchi, ma della Partita a Scacchi a personaggi viventi data anche la sua unicità.
Insomma anche in termini di comunicazione/marketing il Mozzo sta facendo una vera boiata.

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Matteo Mozzo mente e Giorgio Santini applaude

Dal verbale dell’ultimo consiglio comunale. Ma davvero Santini ha espresso solidarietà al Mozzo? Ma non ha sentito i suoi del Comitato? La dimostrazione di quanto si è bugiardi e’ che gli articoli apparsi anche sulla stampa nazionale sono considerati falsi. Sindaco…cambia mestiere. Santini informati bene a meno che non siamo proprio all’inciucio.

“Il Sindaco interviene precisando che la situazione del comitato è stata fortemente strumentalizzata sopra ogni possibile livello di decenza. La politica è entrata a piè pari in quello che è il comitato di biblioteca. Il Sindaco ribadisce che la sua amministrazione non ha mai imposto nulla e anzi ha sempre autorizzato tutte le richieste culturali. Esprime dubbi sul fatto che le nomine dei componenti del comitato avvengano da parte di maggioranza e di minoranza, che dovrebbe essere apolitico e nominato all’unanimità. Il 90% dei dimissionari sono persone che erano candidate alle elezioni contro questa maggioranza. Afferma di voler modificare il regolamento del Comitato della Biblioteca. La volontà è quella di creare un organo che sia indipendente, come è la consulta delle associazioni. Afferma che sono state date informazioni fuorvianti, parziali, e dice che gli sono state messe in bocca parole mai pronunciate. Afferma di aver ricevuto minacce, di essere stato accusato di essere un fascista ma afferma, per smentire ciò, di essere stata l’unica amministrazione di destra ad aver dato il patrocinio alla figlia di Che Guevara. Afferma che il bisnonno è stato portato in campo di lavoro e pertanto è offeso da tali accuse. A dimostrazione del fatto che è un politico liberale ribadisce di aver nominato una persona a lui lontana politicamente, l’ex Sindaco dott. Zanforlin con nomina nella fondazione “G. Rubbi”. Conclude dicendo che il danno maggiore è stato fatto alla città di Marostica e non a Lui personalmente. Santini afferma di aver lasciato piena libertà ai componenti del comitato e che loro non sapevano nulla della questione in oggetto. Concorda sul rendere indipendenti le nomine ma ritiene sia necessario modificare il regolamento per fare ciò. Esprime tutta la solidarietà al Sindaco per quanto successo. Chiede che il Sindaco gli faccia sapere presto come intende procedere con la modifica del regolamento”.

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IL PIFFERO DI MATTEO MOZZO SINDACO LEGHISTA DI MAROSTICA

IL MATTEO MOZZO NON CONOSCE LA TASTIERA PERCHE’ USA SOLO IL PIFFERO, STRUMENTO ADATTO AI SUOI SEGUACI CREDULONI

Sulla sua pagina fb molto confusa e piena di boiate il Mozzo lancia l’unica cosa seria che abbiamo trovato: il concorso premio Leone da Tastiera D’Oro. E parliamo seriamente perché per usare bene la tastiera occorre conoscere l’alfabeto e la lingua italiana. E lanciare un simile concorso vuol dire capire l’importanza dei social ormai determinanti nell’informare il pubblico e influenzarne le scelte. E sembra che il Mozzo spinga per farcelo assegnare. Di questo dobbiamo essergli riconoscente, anche se non pretendiamo di essere “il re dei gruppi Facebook” né tantomeno “il giustiziere delle tastiere”. Applichiamo solamente le competenze che abbiamo avendo tenuto per anni la comunicazione in azienda e insegnata all’Università di Udine con anche 56 tesi di laurea in 7 anni. Per queste ragioni sconsigliamo al Mozzo di partecipare al suo concorso perché di comunicazione non conosce “una minchia”. E lo dimostra dicendo che sarei “l’esperto in tutto ma tendenzialmente anche colui che non fa mai niente”. Questa frase contiene la musica del piffero di Mozzo. Non ha capito che non esistono gli esperti di tutto, ma persone che quando hanno un problema lo studiano e lo affrontano per trovare la giusta soluzione. Che è la caratteristica di chi ha fatto il manager, amministratore delegato e direttore generale. Per quanto concerne il fatto che poi “non farei mai niente” il Mozzo non è evidentemente come quei cittadini che mi fermano dicendo “quanto lavoro fai per avere Marostica senza Censura e www.marosticanotizie.it sempre aggiornati?” E “grazie per le informazioni che ci dai, finalmente conosco dove vivo”.
Perché al Mozzo basta suonare il piffero e avere i “mi piace” della sua truppa leghista cammellata, non di tutti i cittadini.

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IL SINDACO MATTEO MOZZO ED IL PRESIDENTE ANPI MARINO ZILIATI SE NE FREGANO DI ONORARE L’UNICO PARTIGIANO VIVENTE DI MAROSTICA: CARLO BRETZEL FIGLIO DI GIUSEPPINA COLPI

Si chiama appunto Carlo Bretzel del 1927 ed ai marosticensi odierni non dice niente. Ma è il figlio di Giuseppina Colpi che aveva sposato Roul Bretzel un triestino che poi fu per anni dirigente della famosa azienda di cappelli Francesco Colpi, che tanto benessere ha portato a Marostica. La crisi americana del ’29 mise pure in crisi la famiglia Colpi-Bretzel, che in America aveva i suoi principali clienti e l’azienda chiuse. Il padre ritornò a Trieste e poi in Romania per conto della Montecatini. Carlo visse a Bassano dal 1934 in via Museo vicino a dove abitava la nonna e dove frequentò il liceo classico. L’invasione tedesca dopo l’8 settembre 1943 e la costituzione del governo fantoccio di Salò furono determinanti per la sua scelta partigiana. Il suo riferimento fu Walter Cundari, vicino al Partito d’Azione. Dopo alcune missioni fu inquadrato nel Battaglione Bassano della Brigata Giovane Italia come interprete di inglese nella Compagnia Comando. Numerose sono le sue attività da partigiano col nome di Sauro. Si mise poi a lavorare per una impresa privata che faceva lavoro bellico in Valsugana per conto della Todt, passando tutte le informazioni del caso ai partigiani. Infine partecipò alla liberazione di Marostica e Bassano.
Dopo la maturità si trasferisce a Milano dove si laurea in legge e dove è avvocato dal 1958, con proprio studio.
Ora questa persona “storica” viene a Bassano in concomitanza della presentazione del molto interessante libro “Bassano nella Resistenza” e nessuno del Comune o dell’Anpi di Marostica lo onora con un riconoscimento. Vergogna. È il tradimento della propria Storia.

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LA RESISTENZA A BASSANO IN UN CONVEGNO DI GRANDE PARTECIPAZIONE

I PARTIGIANI ERANO DI DUE TIPI: CON O SENZA LICENZA DI UCCIDERE. LE CONCLUSIONI AL CONVEGNO DI BENITO GRAMOLA, COAUTORE DI BASSANO NELLA RESISTENZA, LASCIANO PERPLESSI

Un convegno sulla Resistenza come quello di sabato scorso così pieno di gente non lo avevo mai visto. Gli organizzatori si aspettavano un terzo dei partecipanti. Perché tanta gente? Gianandrea Borsato, Presidente dell’Anpi di Bassano, tutto preso dal non perdere l’incredibile opportunità, ha condotto il convegno in modo impeccabile. E la gente è venuta perché il libro di ben 186 pagine di grande formato scritte più quelle con le fotografie, racconta la storia della Resistenza a Bassano nel dettaglio attraverso i nomi e cognomi e quindi buona parte dei parenti e amici sono venuti ad ascoltare l’impegno di chi ha combattuto contro i nazi-fascisti. È stato come dire c’ero anch’io. Anche perché pochi conoscevano l’esistenza della Brigata Giovane Italia di Valentino Filato per antonomasia brigata dei bassanesi. Filato socialista e laico fondò la brigata partigiana autonoma con dentro comunisti, socialisti e cattolici-democristiani che operava soprattutto in zona Bassano, finora poco conosciuta.
L’intervento di Alessandro Busnardo ha ben sintetizzato il lavoro di ricerca durato 4 anni sempre in collaborazione con Benito Gramola. Uno dei pochi partigiani viventi Carlo Bretzel di 98 anni, nato e vissuto a Marostica fino a vent’anni, è intervenuto commosso raccontando alcuni episodi di alto rischio durante la sua vita e concludendo commosso che mai si sarebbe aspettato che i nipoti dei fascisti andassero al governo anche se sotto la Costituzione Italiana nata dalla Resistenza.
Le conclusioni di Gramola lasciano perplessi. Si fa paladino della Resistenza dei sabotaggi e non dello scontro diretto con i nazi-fascisti, a protezione della popolazione dalle vendette. Ma la guerra è guerra senza se e senza ma, con i suoi rischi. È il paladino dei partigiani cattolici “attendisti” che sopra Fontanelle uccisero a fine ‘43 i quattro partigiani comunisti rei di aver ammazzato una spia e un graduato fascista. Unica cosa censurata e non detta nel libro come se i comunisti si fossero ammazzati da soli. Una mancanza di coraggio e di verità storica.
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