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SI VA AL REFERUMDUM SULLA STAZIONE DEL BUS CONTRO LA CIECA ARROGANZA DELLA LEGA DI MAROSTICA. SANTINI FINALMENTE SI INCAZZA!

Ecco il verbale dell’ultimo Consiglio Comunale di Marostica.

SANTINI: non comprende il motivo dei pareri contrari sul secondo emendamento, in quanto gli emendamenti sono tra loro collegati. Occorre approvare gli emendamenti per evitare la scelta sbagliata di non riportare la stazione degli autobus alla sua sede originaria. Si chiede di fare una consultazione della popolazione, che era stata richiesta da molti cittadini. La nuova stazione, anche se con le caratteristiche delle nuove costruzioni, avrebbe molte controindicazioni. Non ritiene corretto impegnare risorse pubbliche su questo progetto.

DALLA VALLE: il finanziamento è collegato alla legge di bilancio 2019. Ci sono altre opere nel piano che utilizzano questo finanziamento e quindi occorre scegliere quale finanziare. Invita ad accogliere gli emendamenti.
Non comprende il parere contabile negativo, visto che c’è un risparmio. Non c’è stata condivisione su questo progetto e quindi la consultazione è opportuna.
Il sito scelto è importante, ma occorre avere una visione più ampia di tutti i flussi.

SCETTRO: ritiene che il progetto abbia una collocazione anonima. I bus devono arrivare di fronte alle mura. Chiede le motivazioni dello spostamento in Parco 25 aprile, che preclude ampliamenti dei collegamenti tra le aree scolastiche e sportive. Chiede se sono stati raccolti pareri della cittadinanza su tale progetto.

BIANCHIN: dà lettura della risposta predisposta per tutti i tre emendamenti che viene allegata sub D).

SANTINI: rifiutando la consultazione c’è una mancanza di rispetto della popolazione. In nessun atto di questa amministrazione c’è stata qualche dichiarazione sul motivo per cui la stazione debba spostarsi. Questo progetto non è mai stato spiegato alla cittadinanza, che non ha avuto bisogno di alcuna “istigazione”, come invece insinuato, per palesare il dissenso sulla decisione di spostamento. Lo spostamento aveva un significato all’epoca del cantiere nell’ex stazione, mentre oggi, a lavori ultimati, la sede storica sarebbe avvantaggiata dalla presenza di nuovi servizi nei locali dell’edificio.
Si vuole comunque riportare il discorso dove è stato interrotto, con una consultazione democratica.
Chiede con quale documento sia stato deciso di spostare la stazione visto che non ne è stata data comunicazione, né condivisione.
Ricorda che era stata fatta una richiesta di finanziamento alla Provincia per il progetto di spostamento definitivo della stazione in via Manin e Vi.Abilità aveva imposto il posizionamento di un semaforo.

DALLA VALLE: quanto dichiarato da Bianchin è pesante, non si sospende così la democrazia.
A pagina 32 del DUP, nei lavori di asfaltatura del 2018, è indicato il parcheggio stazione fronte Mura. L’amministrazione si contraddice.

SINDACO: invita a non alzare i toni. Dopo i primi mesi del mandato elettorale, ci si è accorti che mancava una stazione che potesse dirsi tale e che non avesse promiscuità con parcheggi.
In quel momento si è deciso di spostarla in via Manin, in via provvisoria in quanto c’erano più alternative possibili.
Poi ci sono state le iniziative della minoranza. L’Amministrazione aveva presentato un progetto per mettere in sicurezza via Manin. La posizione dell’Amministrazione è questa e ritiene di portarla avanti assumendosene la responsabilità.

SANTINI: il Sindaco ha omesso di dire che era stato presentato un progetto definitivo che prevedeva il cambiamento della viabilità di accesso a via Manin e che poi non si è più proseguito in quanto aveva ottenuto il parere favorevole da Vi.Abilità solo a condizione che fosse installato un semaforo. Si tratta di fatti documentati. Non c’è volontà polemica.
Chiede quale paura ci sia a parlarne con i cittadini. Essendoci un cantiere, fu presa la decisione di spostare la stazione in via Manin. Poi si poteva riportarla dov’era.
C’è il dovere di sentire cosa vuole la popolazione. Lo spostamento della stazione non era nel programma elettorale dell’amministrazione e su questo la popolazione non si è mai espressa.

DALLA VALLE: il problema anche nel nuovo progetto sarà l’assenza di bagni pubblici e di decoro.

PRESIDENTE: invita a stare sul tema dell’emendamento.

CAPUZZO: dispiace sentire che la minoranza avrebbe “indotto” i cittadini a fare qualcosa. Invita a ricordare che la minoranza rappresenta i 2/3 dei cittadini di Marostica.
Non ricorda che nel programma elettorale dell’amministrazione ci fosse alcun riferimento alla stazione.

SCOMAZZON: la fermata in via Manin era utilizzata anche prima del cantiere, quando c’era il mercato o quando c’erano manifestazioni. Questo è il motivo per cui è stata portata lì. Per il numero di mezzi che vi accedono era necessario trovare un sito migliore e questo si è capito dopo alcuni mesi. La stazione di Marostica è diventata strategica a livello provinciale, perché sono aumentati i transiti di bus. Occorre trovare un sito migliore, che dia sicurezza. Provvisoriamente ci si è spostati in via Manin e si è presentato un progetto per venire incontro alle richieste e proteste di alcuni cittadini. Su tale progetto erano state poste prescrizioni da parte di Vi.Abilità. Si stavano comunque valutando altri due siti alternativi e si è deciso di fermarsi per non fare investimenti in un sito provvisorio. Si è quindi deciso di individuare una nuova area tra tante soluzioni possibili e si sono recepite le richieste della Provincia. La soluzione scelta permetterà di realizzare una delle stazioni più moderne e sicure della provincia. Siamo orgogliosi di dare alla città un progetto all’avanguardia. Lasciare il flusso davanti alle mura non va bene per questioni di sicurezza. La stazione avrà una divisione fisica rispetto ai parcheggi, cosa che non c’era davanti alle mura. La situazione è cambiata e ci sono più autobus che passano rispetto agli anni passati. Nella soluzione scelta sono previsti percorsi di collegamento. Non ci saranno più corriere che entrano in via Dalle Laste, garantendo così maggiore sicurezza alle scuole. Gli impianti sportivi sono più vicini e ci saranno i percorsi dedicati. Si sta lavorando per i percorsi ciclopedonali. Si è creato un punto di fermata in sicurezza che sarà collegato a percorsi sicuri.
Per le corriere turistiche il discorso è un altro e non useranno la nuova stazione.
I residenti di via Manin non avranno più le corriere neanche nei giorni di mercato e durante le manifestazioni.
Si è fatto un ottimo lavoro e il tempo ci darà ragione.

SANTINI: chiede al Sindaco e al Vicesindaco come mai certe motivazioni escano adesso. Si erano fatti degli incontri per trovare una soluzione sicura per la stazione. Su quanto detto da Scomazzon, resta il dubbio di dove si fermeranno i bus turistici. Se ci sono tutte queste certezze invita a fare un dibattito serio con la popolazione. Se ci sarà consenso si potrà procedere. Prima di decidere, invita a fare una consultazione come previsto dallo Statuto. Così si potranno spiegare le ragioni ai cittadini.
Se i cittadini non concordano si cercheranno altre soluzioni.
La corriera viene usata anche da anziani e la fermata è a 850 metri da dov’era prima. Oggi quell’area è un parcheggio importante per le scuole, che si andrebbe a perdere. Invita a parlarne. Invita il Sindaco a attivare la consultazione. Chiede di approvare almeno l’emendamento che attiva la consultazione.
Ricorda che la consultazione potrà essere chiesta anche dai cittadini e questo bloccherebbe comunque l’opera. Invita a consultare i cittadini e a lavorare insieme.

Non ci sono altri interventi su questi emendamenti.
Vengono pertanto messi ai voti i 3 emendamenti singolarmente.

I tre emendamenti presentati da tutti i consiglieri di minoranza sono respinti.

SANTINI chiede di attivare la consultazione prevista dallo Statuto. La consultazione bloccherebbe l’opera in attesa della consultazione. Chiede se è così. Farà una richiesta scritta.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

LA STRATEGIA PER IL COVID – 19 IN MESSICO SEMBRA CORRETTA. CERTO ANCHE CON TANTI MORTI, MA IN PROPORZIONE MENO CHE IN ITALIA.

Molti amici mi scrivono per chiedermi la situazione in Messico. In proporzione alla popolazione i morti sono meno che in Italia, anche se tanti. 150.000 rispetto a 85.461 in Italia con popolazione con 129 milioni di abitanti, che sono più del doppio che in Italia.
Le scuole di tutti i livelli sono chiuse per la mobilità che i traporti creano e sono vietati assembramenti. Tutto il resto funziona con le norme precauzionali: mascherina, controllo della temperatura e gel disinfettante per le mani. Il turismo nelle famose località balneari messicane sta registrando un boom con l’80% della capienza degli alberghi occupata, soprattutto da americani.
Da pochi giorni qui nello stato in cui vivo hanno vietato l’accesso ai supermercati dei ragazzi di meno 15 anni e degli adulti con più di 60 anni. L’idea di segmentare la popolazione in base al rischio non mi sembra malvagia. Ma a dir la verità nessuno controlla.

Il tutto è quindi lasciato alla responsabilità personale. C’è da tener presente anche che una parte della popolazione, la più povera, non può pagare alcuna cura specifica dato che la sanità è privata sul modello americano. Il test molecolare per il COVID costa minimo 40 euro presso una clinica privata.

Quindi lo “stop and go” italiano si è dimostrato più pericoloso di regole costanti in qualche modo mantenute nel tempo. Anche perché i “nostri” sembrano dimenticarsi che si tratta di un virus e che l’unico modo per estirparlo è il modello cinese. Inapplicabile in Europa.
Per questo riteniamo che le regole italiane abbiano imposto sacrifici economici assurdi e che abbiano mancato di coerenza. Soprattutto nella ristorazione e nel turismo.

Risulta evidente che il virus può essere mortale solo per persone con altri problemi di salute o molto anziani. E queste persone devono essere tutelate e assumersi anche loro la responsabilità di tutelarsi al massimo.
Se si prende il virus e si guarisce, sembra che per almeno sei mesi nessun Covid ti rompa le palle. Comunque non sembra una alternativa al vaccino. Dati i rischi di rimetterci la pelle. E da quel che pare e da quel che si vede ci dovremmo vaccinare ogni anno. Come per una grave influenza.

Ovviamente noi esprimiamo una nostra opinione, ma le scene viste questa estate in Italia, in Messico non le abbiamo viste.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

LA SAGA MORESCO SARÀ UNA COMMEDIA SEMPRE PIÙ AVVINCENTE. ARRIVA ANCHE L’AVVOCATO DEI NARCOS PER DIFENDERE “LA FAMIGLIA”. ATTENDIAMO IL NOSTRO REGISTA PANICI, QUELLO DELLA PARTITA A SCACCHI.

Ormai dopo la Partita a Scacchi sarà la “saga” Moresco a dare notorietà a Marostica. Strenuo difensore dei suoi “diritti” di proprietà non gliene frega niente che ci siano dei diritti civili stabiliti da consuetudini e leggi urbanistiche.
Così imbastisce cause a tutto vapore contro qualsiasi cittadino che cerchi di farlo ravvedere. Ma ha cominciato la battaglia con la sua famiglia per la divisione delle proprietà ereditate, andando avanti per trent’anni tanto che alcuni stretti parenti non hanno resistito andando nel regno dei cieli. Si è inventato anche il Trust non capendo però che è un discorso fiscale furbastro, ma non ha alcun valore di rappresentanza legale. Ha insistito, ma gli è andata buca. Succede soprattutto per chi si crede troppo genio.

Ma chi capita sulla sua strada si può aspettare tutti i fuochi di artificio possibili. Adesso nella causa contro dei cittadini di Marostica e dintorni, persa davanti al Pubblico Ministero del Tribunale di Vicenza, ma impugnata davanti al giudice, ha tirato fuori come difensore un famoso avvocato dei narcos, quelli della droga per intenderci. Con studio a Torre Annunziata.
Il figlio Walter commenta la nostra notizia con “c’è chi può”. Non abbiamo capito se il riferimento è al fumarsela o alla possibilità di spesa.
Evidentemente i “magnifici sette” cittadini di Marostica accusati da Moresco e famiglia, e non si sa ancora per che cosa, dovranno evitare qualsiasi avvocato d’ufficio assegnato dal tribunale perché troppo poco rappresentativo ed economico, ma rivolgersi ad un avvocato della CIA, con il beneplacito di Biden. Data l’importanza internazionale della faccenda.

A questo punto passeremo tutta la vicenda con i suoi sviluppi a Panici, il nostro regista della Partita a Scacchi, per il nuovo grande spettacolo ambientato tra Valdibotte, Marostica, Torre Annunziata e la Colombia. Meglio di così non si può per lo sviluppo turistico di Marostica.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

GIUNTA LEGHISTA-MATTEO MOZZO DI MAROSTICA SENZA CULTURA GIURIDICA. SOLO VENDETTA CON CHI ESPRIME LA PROPRIA DOCUMENTATA OPINIONE. ECCO LA NUOVA “PERLA” A FIRMA DAL ZOTTO.

Vogliamo analizzare l’ultima perla giuridica a firma Dr. Dal Zotto vice segretario del Comune di Marostica. Cioè l’impugnazione da parte della giunta leghista di Marostica dell’archiviazione richiesta dal Pubblico Ministero della querela contro di noi per vari articoli precisamente documentati con i fatti ed esprimenti la nostra opinione.
Tra l’altro prima di iniziare con i nostri articoli abbiamo avuto un incontro con il Sindaco Mozzo. Perché siamo corretti. A fronte di nostre precise domande abbiamo trovato solo silenzio. Dopo i primi nostri articoli di documentate nostre perplessità sulla gestione del Comune abbiamo ricevuto dal Sindaco leghista Mozzo una lettera minacciosa preannunciante querele se non stavamo zitti.

È sotto gli occhi di tutti che il Mozzo ha disatteso completamente la sua prima promessa elettorale: di fare chiarezza sul bilancio. Non è una nostra astratta considerazione che in questo modo ha ovviamente coperto le passate gestioni, che ora si trovano a fare le minoranze. Ben felici dell’atteggiamento di copertura della Lega. Noi non abbiamo mai detto che tale atteggiamento appartiene alla criminalità organizzata, come nella querela viene affermato come nostra dichiarazione. Per diffamarci. Poveretti. Invece è ovvio che posta in questo modo la questione sembra quasi una confessione da parte della “politica” di Marostica.

Giuridicamente parlando la Giunta della Lega doveva confutare le nostre considerazioni punto per punto. Anche con un “coraggioso “ dibattito pubblico. Lo ha fatto invece querelandoci, ma sempre smentita dal Tribunale.

Noi abbiamo una lunga esperienza giuridica nella difesa degli interessi aziendali per gli incarichi professionali che abbiamo ricoperto. Questa esperienza la abbiamo messa in campo nella difesa dei cittadini da situazioni di gestione del Comune che riteniamo non conformi al pubblico interesse.

Se avessimo fatto delle valutazioni errate ora ci sarebbe anche una Marostica (e anche oltre i confini per la diffusione del nostro blog) “professionale” che riderebbe di noi. E che non ci leggerebbe più, avendo perso di credibilità. Abbiamo ricevuto invece solo personale solidarietà per il nostro coraggio di esprimere le nostre opinioni. Non manifestata pubblicamente perché la gente ha un certo timore nell’esporsi.

Quale solidarietà pubblica ha ricevuto il Mozzo? Nessuna. E questo ci sembra molto significativo. Anzi la gente ride. Perché ormai la faccenda è diventa una barzelletta, anche se vergognosa ed un po’ costosa.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

ABB A MAROSTICA TRADISCE I SUOI VALORI E VUOLE SPUTTANARSI, MENTRE LA DONAZZAN CANTA “FACCETTA NERA”. SIAMO AL CIRCO BARNUM?

Siamo veramente sconcertati. Una grande multinazionale svizzero-svedese con un fatturato annuo superiore ai 28 miliardi di dollari e con elevati profitti, chiude una piccola realtà locale mettendo sulla strada un centinaio di dipendenti. Incapace di operare una semplice ristrutturazione e sceglie la facile strada della delocalizzazione per guadagnare di più.

Noi siamo andati a vedere quali solo i valori di ABB, ben evidenziati nella presentazione dell’azienda:
1. Coraggio
2. Attenzione
3. Curiosità
4. Collaborazione
Insomma ABB vuol essere esempio nel fare business e nel comportamento, credendo nella collaborazione intelligente delle persone.

Abbiamo guardato anche i giudizi che all’impresa danno gli attuali dipendenti e gli ex. Sembra che in generale a livello internazionale i dipendenti si sentano motivati dal lavoro e siano abbastanza soddisfatti dell’azienda.

Allora perché ABB a Marostica vuol tradire i suoi valori? Perché è una fabbricchetta marginale nel contesto complessivo dell’azienda? Perché tanto sindacati e politici a livello locale non contano un tubo?
Vorremmo capirlo, però intanto la faccenda è veramente deplorevole e vergognosa.

A maggior ragione quando nel Veneto abbiamo anche una Donazzan assessore al lavoro dichiaratamente fascista, contro la legge ed i principi antifascisti della nostra Costituzione, che canta “faccetta nera” sulla pelle dei lavoratori.
I responsabili ABB nella foto, mai canterebbero una simile canzone!

Ma la nostra Società veneta, che tanto si vuole esaltare per il suo glorioso passato, sta proprio diventando un Circo BARNUM dove tutto è permesso senza un minimo di moralità?

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

ADESSO ANCHE IL COVID-19 RITARDA I LAVORI DEL RESTAURO DEL RISTORANTE DEL CASTELLO DI MAROSTICA.

È stata concessa da parte del Comune di Marostica una proroga fino al 6 febbraio 2021 alla ditta TIENI Costruzioni di Isola Rizzo (VR) per terminare i lavori di restauro del ristorante del Castello Superiore. La motivazione della richiesta è dovuta al fatto che alcuni addetti sono risultati positivi al Covid-19.

Su questo investimento avevamo già espresso le nostre perplessità in quanto a nostro parere inutile per i cittadini. Date anche le necessità di fondi da parte del Comune per investimenti sociali. Quindi una vendita ad un operatore del settore con tutti i vincoli per un libero accesso alla zona da parte di cittadini e turisti ci sembrava e ci sembra una soluzione ottimale.
Adesso con il ritardo dei lavori e con la situazione economica che particolarmente colpisce il turismo e la ristorazione, chissà quando vedremo la struttura ancora realmente funzionante.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

ABB A MAROSTICA CHIUDE RINNEGANDO IL SUO CODICE DI CONDOTTA? GLI OPERAI SONO NUMERI? CONTA SOLO IL PROFITTO? FATTURATO GLOBALE 28 MILIARDI DI DOLLARI CON 2,2 MILIARDI DI UTILE.

Questi sono i numeri che abbiamo recuperato del 2018. ABB è una multinazionale elettrotecnica svizzero-svedese con sede a Zurigo con lo slogan “Let’s write the future. Togheter”. “Scriviamo il futuro. Insieme”. Che ora con la chiusura dell’azienda a Marostica diventa sinonimo di ipocrisia.
Ha nel mondo 147.000 dipendenti in 100 Paesi. Gli azionisti sono: per 11,5% la società svedese di investimenti che fa capo alla ricchissima famiglia Wallemberg, il 5,34% al fondo Cevian Capital II GP con sede nell’isola della Manica, il 3,36% al famoso fondo americano BlackRock ed il 3,03% ad Artisan Partners.

Prima della vendita della divisione elettrica nel 2020 ABB era il più grande datore di lavoro della Svizzera.
Ora che senso ha chiudere la piccola azienda di Marostica per delocalizzare la produzione?
Per quanto riguarda la politica forse sarebbe opportuno che ci fossero dei seri assessori alle attività produttive in grado anche di capire e dialogare per intervenire in tempo su criticità aziendali. Non solo per organizzare il folklore.
La foto della on. europea Bizzotto con i Sindaci più o meno leghisti in fascia tricolore probabilmente alla ABB interessa un fico secco e fa anche un senso di pietà. Insomma una inutile buffonata politica. Ben altra cosa sarebbe organizzare un bel viaggio a Zurigo alla sede di ABB.


Osservatorio Economico Sociale di Marostica 

BLOCCATO DA FB PER 24 ORE. LA CODA DI PAGLIA DEI “LIBERAL” AMERICANI PER IL VIETNAM E LE REGOLE DELLE SOCIETÀ PRIVATE?

Lo scorso anno avevo fatto una battuta su fb quando i morti negli Usa per il COVID 19 stavano arrivando a 60.000, dicendo che era una bella gara a raggiungere il totale dei morti americani in Vietnam. La battuta era orientata a deplorare l’atteggiamento indifferente di Trump al problema. Come la guerra in Vietnam, una macchia nella storia degli Usa. Nel 1945 Ho Chi Minh aveva vinto ricevendo anche il potere di governare il Vietnam dall’imperatore Bao Dai, che poi aveva tradito e si era venduto ai francesi/americani. Che avevano successivamente boicottato nel 1956 le elezioni stabilite dagli accordi di Ginevra. Americani che poi avevano addirittura creato un finto incidente navale per bombardare il Vietnam del Nord.

Il Presidente americano che cercò di rimediare alla faccenda fu Clinton, che da studente riuscì fortunosamente a non essere arruolato come anche Trump, e che negli anni ‘9O apri’ a massicci investimenti aiutando l’economia del Vietnam, che aveva appena adottato il sistema economico cinese, a rinascere da condizioni disastrose.
Ma la sensibilità degli americani, e di fb, sul problema resta alta. Una guerra inutile con tanti morti inutili.

Comunque la mia battuta fu cancellata e fui ammonito come “incitamento all’odio”.

L’altro giorno sulla sospensione di Trump dai social feci la battuta, in risposta a chi si scandalizzava delle censure, che in fin dei conti fb è una società privata con una sua linea editoriale e che quindi può buttare fuori chi vuole, se ritiene che siano violate le sue regole. Probabilmente qui ho toccato un tasto delicato appunto sulle regole e sono stato tacciato di “molestie e bullismo”.

Dopo l’ammonizione ho ricevuto la sospensione per 24 ore, avendo avuto due ammonimenti.

La gestione dei social in genere è evidentemente un grosso problema anche perché per gli americani vale il primo emendamento della Costituzione:

“Il Congresso non potrà emanare leggi per il riconoscimento di una religione o per proibirne il libero culto, o per limitare la libertà di parola o di stampa o il diritto dei cittadini di riunirsi in forma pacifica e d’inviare petizioni al governo per la riparazione dei torti subiti”.

È una legge che in assoluto garantisce la massima libertà di parola senza possibilità di censura, dando la responsabilità a chi scrive. E i gestori dei social che si presentano aperti a tutti non potrebbero censurare niente se non attraverso una modifica legislativa. E forse ci dovrebbe essere un garante pubblico esterno alla proprietà. La questione è apertissima.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

LA MISERIA “CULTURALE” DELLA GIUNTA LEGHISTA DI MATTEO MOZZO DEL COMUNE DI MAROSTICA PER L’ARCHIVIO DI STATO: 1.500 EURO ALL’ANNO.

Il Comune di Marostica si è impegnato a versare annualmente 1.500 euro al Comune di Bassano, capofila per la raccolta dei 45.000 euro annuali tra comuni e associazioni varie, per l’affitto della sede in via Marinali 58. Sembra incredibile che non possa essere data una sistemazione definitiva all’Archivio di Stato che costituisce un patrimonio culturale di immenso valore per la Comunità della zona bassanese.
Attualmente non siamo neanche a conoscenza di alcun coordinamento con la Biblioteca di Marostica per una attività di conoscenza e presentazione dell’Archivio e della documentazione reperibile.

A Bassano sono conservati, oltre all’archivio notarile, dalla seconda metà del Trecento, gli archivi delle Corporazioni religiose e assistenziali, dei conventi e monasteri soppressi dal secolo XII fino al XVIII, con tante pergamene, i registri dell’Ufficio Ipotecario napoleonico-austriaco, le scritture del Registro Immobiliare italiano dal 1871, lo Stato Civile di tutto il distretto. L’istituto ha utenze di studiosi, ricercatori, professionisti italiani, bassanesi in particolare, e anche stranieri, oltre a studenti impegnati in laboratori didattici
.
La Sezione d’Archivio di Stato di Bassano è un istituto molto funzionale e attivo. Oltre al servizio di consultazione pubblica, l’istituto organizza incontri, corsi formativi e di aggiornamento per professionisti, amministratori, studiosi, cittadini e mostre a carattere storico-documentario. Tra queste ultime si ricordano ‘Bassano e le sue mura’, ‘Marostica e le sue mura’, ‘Il 48 bassanese’, ‘La famiglia di Jacopo (da Ponte)’ e, soprattutto, ‘Gli Ezzelini…’, che da sola ha fatto più di 70.000 visitatori.

Nonostante tutto, il piano riorganizzativo del Ministero ne prevedeva la chiusura, motivata da ragioni economiche, con trasferimento dell’intero patrimonio archivistico bassanese all’Archivio di Stato di Vicenza (in piccola parte) e al Polo Archivistico veronese (in parte maggiore). Solo l’intervento finanziario temporaneo dei Comuni e di varie associazioni ha permesso la continuità dell’attività.

A fianco dell’archiviazione è molto attiva l’Associazione degli Amici dell’Archivio. Per informazioni:
ASSOCIAZIONE AMICI DEGLI ARCHIVI DI VICENZA E
BASSANO DEL GRAPPA
via Beata Giovanna 58
Bassano del Grappa
tel.: 348 3946280 http://www.amiciarchivivibas.it/
e-mail: amiciarchivi@gmail.com
Presidente dell’Associazione è il Dr. Giovanni Marcadella.

Per capire la miseria culturale della Giunta leghista del Comune di Marostica a fronte di 1.500 euro per la nostra secolare storia, si spendono migliaia di euro in avvocati per contestare l’art.21 della Costituzione Italiana sulla libertà di opinione a chi scrive.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

PERCHÉ TRUMP HA COMUNQUE VINTO: HA DEMOLITO L’AMERICA “FINTA” LIBERAL.

Trump aveva precedentemente vinto a sorpresa. Ora ha preso una marea di voti in più della prima volta. Ma non ha vinto perché c’è stata una mobilitazione dell’area “liberal” di dimensione straordinaria. Area liberal che controlla la maggior parte dei mezzi di informazione americani. Ma è veramente una area “liberal”?

L’America la conosco bene: l’ultima volta ci sono stato tre anni fa, anche ospite per alcuni giorni di una famiglia nell’Ohio: lui piccolo imprenditore edile di origini greche e lei impiegata in una grande multinazionale delle marmellate di origini messicane.

L’inglese ho cominciato a studiarlo lì durante i mesi di agosto a fine anni ‘70, perché costava meno che andare in Inghilterra. Allora la lira era più forte del dollaro. La crisi economica in America era notevole. Prima a Bridgeport vicino a New York e poi Berkeley vicino a San Francisco. Era il 1979. Ci andai la prima volta con un visto speciale e potevo entrare solo una volta. Il presidente Carter aveva appena aperto la possibilità anche a chi era iscritto ad un partito comunista europeo o lavorava in strutture collegate di visitare la “grande” democrazia americana. Non lo sapevo che ci fosse una simile legge in vigore dai primi anni ‘50 che in pratica discriminava chi fosse di sinistra. Contro il diritto internazionale. E per questo gli Usa non rispettavano il trattato di Helsinki sulla non discriminazione delle diverse idee.

Un grande Paese che dopo la seconda guerra mondiale voleva imporre la sua “democrazia” con la forza ed interessato a dominare economicamente il mondo. E ci era quasi riuscito innescando però reazioni che non poteva controllare.
Mi ha subito infastidito la presenza di questa élite liberal che ha sempre ritenuto l’America portatrice della vera civiltà ignorando che esistono condizioni storiche, economiche, politiche e religiose diverse nel mondo. Con il Vietnam c’è stata la sconfitta da parte di un piccolo e determinato popolo ed è stata la prova che di tipi di comunismi ne esistevano tanti e tutti nazionalisti. Anche in guerra tra loro.

E poi mi aveva meravigliato che questo grande Paese si fondasse su un esasperato individualismo. Se non hai soldi sei morto. Senza misericordia. E ti puoi anche difendere portando liberamente armi. Certo che quando ci sono stato, in Italia erano gli anni delle bombe. Del tentativo di rovesciare la democrazia. Manovre direttamente appoggiate dalla destra reazionaria americana. Quella che aveva già ammazzato Kennedy.

La competizione internazionale con anche vantaggio delle grandi multinazionali americane, che decentravano la produzione con enormi profitti, ha poi messo in crisi la classe media americana che ha cominciato ad impoverirsi ed ad odiare i liberal che predicavano bene ma razzolavano male, favorendo uno spietato capitalismo globalizzato e finanziario.
Chi segue Trump sogna il ritorno ad un Paese di 60 anni fa, quando l’operaio della Ford poteva mandare i figli all’università.

Il parallelo con l’Italia è difficile farlo. Troppe sono le differenze. La cultura politica è diffusa da noi molto più che in America. La tutela del cittadino è un principio base del nostro Paese. Pensiamo solo al recente reddito di cittadinanza, oltre all’assistenza sanitaria gratuita per tutti. Alla scuola di buon livello sempre accessibile a tutti. Tutte cose che spesso ci dimentichiamo magari per lamentarci, invece di migliorarle.
Ancora oggi c’è una parte della popolazione dell’Italia che disconosce e non vuol comprendere il patto sociale su cui si fonda la nostra società: la Costituzione democratica antifascista.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica