RIPRISTINATO IL FALSO STORICO DELLA PARTITA A SCACCHI SU WIKIPEDIA DAL DR ZIMBU

ZIMBU ovviamente è uno pseudonimo che è intervenuto a ripristinare su Wikipedia, dopo la modifica che riportava la realtà dei fatti, il 26 maggio 2021 il falso storico che il brogliaccio della Partita a Scacchi sia opera di Ernesto Xausa. Probabile l’intervento del figlio Roberto che vuole riportare in famiglia l’onore del canovaccio della Partita. Il realtà il padre figura come organizzatore non minimamente autore di un brogliaccio.
Da Wikipedia:
“La rievocazione storica della partita a scacchi, giocata nell’omonima piazza con personaggi viventi, venne ideata negli anni 1950 da un gruppo di cittadini su un brogliaccio scritto e proposto da Ernesto Xausa, assessore comunale alla cultura del Comune. La trama venne successivamente scritta e drammatizzata per la messa in scena da architetto, scenografo e regista bolognese Mario Mirko Vucetich (1898-1975), che nel 1954 la realizzò quale rievocazione storica, scrivendo anche il testo teatrale La partita a scacchi[6], ambientata nella seconda domenica di settembre del 1454.”
Il libretto della Partita a Scacchi attribuisce ad ognuno i suoi meriti ed Ernesto Xausa è definito organizzatore. Nel caso fosse vero il brogliaccio ci doveva essere scritto “da una idea creativa”. Il che non c’è e quindi è falso quanto riportato da Wikipedia è sostenuto dal solito Roberto Xausa.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

L’INCREDIBILE DIBATTITO SUL PONTE DEL LONGHELLA DA 350.000 EURO, SULL’UTILIZZO DEI FONDI PNRR E CON L’INTERVENTO DI ALICE SCOMAZZON, FIGLIA DELL’ASS. AL MATTONE

E si utilizzano anche i figli come supporter che ovviamente si schierano a difesa di “papi”, assessore al mattone nonché vice Sindaco. Intasano i social con la propaganda del Comune e mettono mi piace ad ogni corbelleria contro di noi.

Per la faccenda del ponte sul Longhella, noi non abbiamo espresso alcun parere negativo. Anche se i soliti ‘nemici” affermano una tale fesseria. Se serve si deve fare. Quello che abbiamo detto è che i fondi europei del PNRR vanno utilizzati per progetti impegnativi ed impossibili da fare con le sole risorse comunali. Ci sembra una cosa ovvia. Certo se la politica locale in questo caso rappresentata dall’assessore al lavori pubblici Valentino Scomazzon non ha sufficiente fantasia, capacità e volontà di impegnarsi in un progetto significativo ed impegnativo come il restauro del Convento, noi liberamente lo diciamo. E affermiamo che si perde una grossa opportunità anche a memoria futura. E abbiamo i numeri per farlo perché nella nostra vita professionale siamo stati impegnati in investimenti simili.

Ma si sa i personaggi aggi al potere a Marostica navigano a vista sulla loro barchetta con la bandierina della Lega, senza una visione progettuale di Marostica, che con la sua storia non merita di essere governata da simili personaggi.
E purtroppo non esiste una seria alternativa politica. Se pensiamo che Santini organizza per lunedì prossimo un dibattito sull’ex ospedale, quando con la decisione della Regione-USLL 7 tutto ormai è chiarito: trasferimento uffici della USLL 7 Pedemontana e costruzione del centro ospitalità per l’Alzheimer.

Invece forse andrebbe aperto il discorso sul Convento di San Fabiano e San Sebastiano, prima che sia tutto una vergognosa maceria. E pure l’arch. Duccio Dinale ci fece la tesi di laurea. E ne ha scritto anche Bassano News, con una conferenza di presentazione del problema.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

RIDICOLO. IL COMUNE DI MAROSTICA UTILIZZA I FONDI DEL PNRR (IL PIANO NAZIONALE DI INVESTIMENTI) PER IL PONTE SUL LONGHELLA. SAREBBE INVECE UNA INCREDIBILE OPPORTUNITÀ PER IL CONVENTO

Noi crediamo che prima che ci sia una opportunità del genere nel futuro occorrerà parecchio tempo. Il vero grande problema che resta a Marostica da risolvere è la sistemazione del Convento di San Fabiano San Sebastiano.
Dando per scontato che per il valore immobiliare intrinseco una soluzione privata sarà trovata per l’area ex Azzolin, molto più difficile è il problema del Convento. Occorre una vera progettualità e questa non può non partire, come abbiamo più volte detto, dall’aggregazione dell’immobile in una unica proprietà. Già il Comune ne possiede una parte e deve acquistare la rimanente.

Occorre poi elaborare un progetto per una destinazione di uso che sembra chiara: un ostello di ottimo livello per i nuovi viaggiatori rispettosi dell’ambiente e amanti della natura e dell’arte. Infine trovare i partner credibili con una operazione immobiliare che preveda il restauro con fondi speciali e quindi per una gestione economicamente attrattiva per un privato.
Ma la progettualità è completamente assenta all’attuale Giunta leghista, che procede cercando di risolvere piccoli problemi per dimostrare che fa qualcosa. Invece è essenziale individuare le problematiche con una progettualità complessiva, in cui entrano anche i piccoli investimenti, ed essere pronti nel momento in cui c’è l’opportunità, soprattutto economica, ad agire.

Ne è stato l’esempio la corsa per presentare il progetto finale per il Politeama nel momento in cui sono apparsi all’orizzonte dei finanziamenti governativi.

Insomma questa Giunta leghista si perde in scelte sempre molto discutibili, come il tentativo di vendere la piscina, l’inutile nuova stazione dei bus o l’eterno e costosissimo restauro del ristorante del Castello superiore, che andava venduto ad uno del mestiere.
Crediamo che Marostica stia perdendo una incredibile opportunità per la scadente gestione politica.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

A SCUOLA, SENZA MOSCHETTO E GIBERNA, CON IL MAESTRO GIUSEPPE FILIPPI, UN MAROSTICANO ESEMPLARE

di Mario Scuro

Ho avuto come insegnante il maestro Giuseppe Filippi, con il ritorno nella scuola del Capoluogo, dopo lo “sfratto bellico” nella fabbrica di cappelli di paglia Tasca a Sant’Antonio (l’edificio scolastico era requisito dal comando tedesco). Era la provvisorietà nell’opificio, anche per essere vicini al rifugio antiaereo del Pausolino, ove scappavamo ad ogni allarme della sirena posta sulla sommità del mastio del Castello, azionata dal sottostante Bepi Casagrande, all’avvicinarsi degli aerei alleati.
Usciti dal Fascismo, che mi impose la dura disciplina del “libro e moschetto, scolaro perfetto”, avendo come maestro Giovanni Gobbo, responsabile della cultura e dell’educazione fascista e che mi gratificò con il doloroso manrovescio ricevuto dal Federale in Castello, poiché io e altri miei compagni dileggiavamo le maestre che si presentavano a scuola e alle adunate con l’uniforme e con i prioritari doveri dell’Italia fascista, ebbi il maestro Giuseppe che proponendosi all’alunno con aspetto “umanitario”, seppe creare in classe un clima di “serenità, confidenza, partecipazione personale alla singola situazione familiare”.
Questo senza mai alzare la voce o sgridare, pur costretto all’immobilità della cattedra, a causa della sua malattia degenerativa degli arti inferiori.
Ciò ispirandosi agli ideali di Arpalice Cuman Pertile, ritornata sul campo didattico con i suoi testi e di cui la mostra aperta al Castello offre ampia testimonianza. Mostra da vedere con la massima attenzione ed ottimamente realizzata.

Nel periodo preparatorio alla mostra ho riletto i miei testi scolastici della scuola elementare degli anni Quaranta.
“Il balilla Vittorio” (testo di Stato) – “Oggi l’Italia fascista, l’Italia di Mussolini è l’Italia dell’ordine, della disciplina, della volontà di essere tutti degni di un’opera comune. È l’opera comune che è la grandezza della Patria, la prosperità delle nostre famiglie, delle nostre campagne, delle nostre città vuole una regola comune, osservata da tutti, che è appunto la regola fascista; così come l’universo ha la sua regola geometrica, la società le sue leggi, la lingua, la sua sintassi”… “Voi avete il privilegio di conoscere già il moschetto, e, quando verrà il vostro turno, sarete fra i più preparati. Ricordatevi sempre che cosa dice il decalogo del milite: – Il moschetto e la giberna vi sono stati affidati non per sciuparli nell’ozio, ma per conservarli per la guerra”… “L’Italia non la fanno i mozzorecchi, non i pennaiuoli…”.

Arpalice Cuman Pertile (dalla sua produzione letteraria) – “Non tradire mai la Verità, che è sacra!” (parafrasando il Manzoni: “… non tradire mai il santo Vero” – indicazione di stile di vita, ripetutami spesso durante le frequentazioni a casa sua, in corso Mazzini).
La scuola primaria del Capoluogo è dedicata ad Arpalice Cuman Pertile. Ricordo la controversa votazione, allorché la proposta – alternativa a quella del potere locale – vinse per un solo voto di scarto, attribuito, come risultò poi, all’errore di un’insegnante, la quale contravvenne all’indicazione del “santino” distribuito in precedenza.
La proposta da me sostenuta da anni di allargare la denominazione all’attuale istituto comprensivo, rappresentativo di tutta la scuola marosticana, ha, finora, trovato ostacoli. Marostica è, ancora, covo di rigurgiti fascisti?

NONNO GIUSEPPE IN GALERA PER ARPALICE CUMAN PERTILE, LA GRANDE EDUCATRICE DI MAROSTICA

Con l’arresto di Mussolini e la nomina di Badoglio come primo ministro sembrava che il fascismo fosse finito.
E nonno Giuseppe, maestro a Marostica, era felice che finalmente a scuola ritornassero i libri per ragazzi di Arpalice Cuman Pertile, grande scrittrice. Ma ecco arrivare i soldati di Hitler e rimettere al potere Mussolini con la Repubblica di Salo’.

E quindi scatta la repressione. Nonno Giuseppe aveva scritto il 3 settembre 1943 una lettera al Gazzettino in cui esprimeva la sua gioia e di altri insegnanti di Marostica per appunto la riadozione nelle scuole dei testi dell’antifascista professoressa Arpalice Cuman Pertile. L’accusa è di tradimento, e scatta l’arresto il 24 febbraio 1944, per aver trovato il modo di esaltare il regime badogliano e di sputare veleno su quello fascista e le sue istituzioni. E viene imprigionato.

La nonna disperata e temendo le peggiori conseguenze corre in bicicletta al comando tedesco di Mason e riesce a liberare il nonno dalla prigione, nonno che anche soffriva di una malattia degenerativa che gli permette di camminare con molta fatica.

Ora a Marostica ci sono gli eredi dei tempi passati, i Sindaci Marica Dalla Valle e Matteo Mozzo che si sono permessi impunemente e con i soldi della Comunità di denunciarci per i nostri articoli pubblicati sul loro operare sul blog in palese violazione dell’art. 21 della Costituzione Italiana sulla libertà di opinione. Ed il Tribunale non ha potuto che assolverci pienamente. E questi personaggi continuano a riempirsi la bocca della parola “libertà”.

Loro però non hanno neanche pensato minimamente di dimettersi dagli incarichi pubblici come avviene in casi simili in Paesi civili. Sono senza dignità.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

0LTRE 7.800 LETTORI PER LA DIFESA DEI LARICI (ALTOPIANO DI ASIAGO) DALLO SCEMPIO DEGLI SBANCAMENTI, CON L’ALLARME DEL CAI PER LA MONTAGNA

La maggior parte delle persone probabilmente hanno per la prima volta appreso il tentativo di ulteriormente rovinare l’Altopiano con nuove piste da sci. Con oltre, al momento, 7.800 lettori è stato l’articolo finora più letto di Marostica senza Censura.

E l’allarme è venuto dal Club Alpino di Asiago – Sette Comuni che ha approvato una mozione in difesa di un bene comune come la montagna non ancora sbancata per fare inutili piste da sci.
Diciamo che finalmente il CAI ha preso una posizione decisa per la difesa dell’ambiente superando ambiguità del passato.

Ma c’è un altro problema che viene ora finalmente dibattuto sulla rivista del CAI “Montagne360”. Il cicloturismo sui sentieri di montagna. È chiaro che aver permesso l’utilizzo delle biciclette sui sentieri è potenzialmente dannoso per i sentieri e può generare incidenti. Sempre più spesso durante le camminate dobbiamo fermarci e lasciar passare i cicloturisti. Che talvolta non si risparmiano a scendere a folle velocità.
Al momento non c’è alcuna regolamentazione specifica. Si può supporre che un socio CAI nel fare cicloturismo si mantenga con delle regole precise nel rispetto dei normali escursionisti. Ma al riguardo i sentieri sono frequentati da ogni tipo di utente con le più svariate MTB da esibire.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

DUCCIO DINALE PRESIDENTE DELLA COMPAGNIA DELLE MURA. MA LA DONAZIONE DELLE MURA DALLO STATO AL COMUNE DI MAROSTICA NON È VANTAGGIOSA, SOLO IMPEGNATIVA. ESISTONO LE CAPACITÀ DI GESTIONE?

di Mario Scuro

Dopo la prematura scomparsa dell’impegnato presidente Alberto Dinale, la “Compagnia delle Mura” serra le fila con l’assemblea generale dei soci e degli operatori, durante la quale è eletto il nuovo presidente nella figura dell’architetto Duccio Dinale e viene rinnovato l’impegno per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico della Città. Alla numerosa presenza in sala, ha fatto, purtroppo, riscontro l’assenza del Sindaco e della “Pro Marostica”. Si è intervenuti, con ampia e documentata relazione, sul recente epocale evento della donazione delle mura scaligere alla Città da parte dello Stato (Agenzia del Demanio).
Evento non noto alla maggioranza dei cittadini, in quanto non partecipato con il necessario confronto democratico, dovuto per l’assenza del progetto in parola dallo scheletrico (46 righe-capoverso) programma elettorale 2018 votato dagli elettori.
In sostanza, lo Stato Italiano (delega al Demanio) ha ceduto al Comune di Marostica “a titolo gratuito il complesso immobiliare denominato Mura Scaligere di Marostica”.
Ora, se da un lato la notizia può inorgoglire i Marosticani (ritornati, finalmente, nella proprietà delle loro mura), dall’altro crea un problema non indifferente per la Città. Problema che i cittadini devono conoscere per l’impegno progettuale e finanziario che d’ora in avanti dovranno sostenere come Comunità (una comunità, si badi bene, di appena 14.000 abitanti!).
A tale proposito, il protocollo d’intesa fra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Comune di Marostica è molto chiaro e vincolante nel definire “le strategie e gli obiettivi di tutela e valorizzazione da perseguire attraverso l’attuazione del ‘Programma di valorizzazione’ allegato” (art.2).
Programma che prevede “costante monitoraggio dello stato di conservazione e manutenzione ordinaria del parametro murario”; “promozione/organizzazione/finanziamento di attività culturali volte all’accrescimento della conoscenza e della valorizzazione del compendio in parola”; “istituzione di appositi corsi di formazione di personale addetto, da impiegare quale accompagnatore nelle visite lungo il camminamento di ronda (percorso in quota)”. Per quest’ultimo sono previste “specifiche forme di realizzazione e di sicurezza e garanzia per l’apertura al pubblico”; nonché “la realizzazione di punti di accesso e di discesa”.
L’art.3 prevede che i proventi dei biglietti di accesso dovranno essere “reinvestiti per interventi di manutenzione e restauro sui beni trasferiti” (nota: “trasferiti”, non “ceduti”).
L’art.4 rafforza i concetti e gli obblighi espressi, indicando corollari storici e ambientali, poiché “Marostica è stata inserita negli itinerari turistici”; obbliga l’Amministrazione ad assumere impegni per “l’antisismico e per ogni tipo di pericolo derivante da incendi, furti, vandalismi, mancata manutenzione”; prescrive norme per “l’illuminazione e gli elementi di arredo; la manutenzione del Parco Salin e del Sentiero dei Carmini”.
Infine, la Soprintendenza “tutela l’esecutività di ogni aspetto di quanto concordato” e “il Comune di Marostica (Vicenza) provvederà a trasmettere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una dettagliata relazione, che illustri lo stato di avanzamento degli interventi, di conservazione e di fruizione del bene”.

A questo punto, è lecito porsi la domanda: – Riusciranno gli attuali giovani Amministratori (molti dei quali dimostrano di non conoscere la ‘storia delle mura’ e la vigenza del ‘Decreto Soragni 2012’ (Gazzetta Ufficiale n.59 del 6 marzo 2012 “Dichiarazione di notevole interesse pubblico del centro storico della città di Marostica”) ad osservare quanto tassativamente previsto dall’accordo? Stando a quanto si osserva in questi giorni, è legittimo avanzare dubbi; anche perché gli stessi Amministratori, per far quadrare il bilancio e coprirne i buchi, hanno valutato le mura (che non sono monetizzabili, quindi senza alcun valore reale) 6 milioni di euro.

GIÙ LE MANI DALLE NOSTRE MONTAGNE. L’ALTOPIANO DI ASIAGO NON SI TOCCA PIÙ. FINALMENTE IL CAI INTERVIENE

Franco Segalla scrive dopo il nostro articolo sulla proposta di scempio ai Larici e dopo la dura presa di posizione del CAI di Asiago:
“Ti auguro e Vi auguro di avere un seguito e la solidarietà da parte di tutte le sezioni C.A.I. del Veneto e d’Italia. Purtroppo per chi ti scrive è stata una sconfitta (nella foto la Val delle Lanze) dove la mafia Veneto-Trentina ha vinto! Nulla ha servito la zona archeologica presente (distrutta), nulla ha impedito la distruzione del trincerone (legge di tutela sui resti della Grande Guerra), demolita la cengia sotto il Coston di Lastebasse, la zona è captazione di acquedotti etc. Volentieri metto a disposizione la mia (piccola esperienza) e il mio aiuto”.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

IL CAI DI ASIAGO CONTRO IL NUOVO ED INCREDIBILE SCEMPIO AMBIENTALE DEI LARICI

Presa di posizione netta del Consiglio direttivo del CAI di Asiago. “ I lavori per la realizzazione di impianti e piste non sono ancora iniziati; lo scempio naturalistico e paesaggistico che ne deriverebbe possono ancora essere evitati”. …nella convinzione che altre debbano essere le strade per un turismo sostenibile di cui molto si parla e troppo poco si pratica”.

Crediamo quanto mai opportuno che anche il CAI di Marostica ed il CAI di Bassano si associno alla petizione per la difesa dell’ambiente di Cima Larici e Val Formica. È ora veramente di mobilitazione con fatti e non chiacchiere.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica

AL GEOLOGO TUNDO UMBERTO E ALLA NEA ARCHEOLOGIA COOPERATIVA I PRIMI SOLDI PER IL RIFUGIO ANTIAEREO A MAROSTICA

1.244,40 euro al geologo Tundo per la relazione geologica sulle gallerie del rifugio antiaereo e 976,00 euro per due sondaggi esplorativi e la relazione finale da trasmettere poi alla competente Soprintendenza alla NEA Archeologia Cooperativa.

Questo è l’avvio per il progetto di riuso del rifugio antiaereo sotto la collina del Castello Superiore.

È una iniziativa che si somma a quelle già in essere. Nulla è specificatamente detto di come si intende restaurare ed utilizzare il rifugio.

Quindi tante cose nella pentola del Comune, ma il restauro di Porta Breganze con relativa discesa del percorso sulle Mura è ancora fermo. Il ristorante del Castello Superiore sembra quasi finito, ma c’è un silenzio tombale sul futuro. Si sta correndo come fosse un traguardo imprescindibile ed indispensabile per l’inutile e dai più contestata nuova stazione dei bus, ma siamo ancora all’aria fritta. Sembra però una prova di forza.
Per non parlare del Politeama fermo da oltre dieci anni con il progetto definitivo appena presentato per l’apparire di un finanziamento romano. E manca ancora il restauro delle Mura e dell’area ex Azzolin.

Il progetto che però sembra procedere spedito è l’illuminazione del Castello, non sappiamo esattamente con quanti watt, ma sicuramente sufficienti per il marketing “illuminato” della Giunta Mozzo – Leghista, con il serio appoggio del Partito della Partita a Scacchi (Pipiesse).

Osservatorio Economico Sociale di Marostica