L’ECONOMIA DELLA PIZZA. UNA LEZIONE PER IL BUCCO DEI 9 EURO (+30% RISPETTO ALLO SCORSO ANNO) PER PATTINARE A MAROSTICA

Prima di partire per il Messico per ritrovare la grande mia famiglia messicana e risolvere alcuni problemi burocratici, non poteva mancare una buona pizza a Marostica nel posto preferito.
Prenotiamo e andiamo al ristorante. Una volta accomodati (siamo in tre) ci viene presentato il menù. Con nostra meraviglia ci accorgiamo che i prezzi delle pizze non sono cambiati rispetto al passato e questa faccenda ci fa piacere, ormai furiosi e rassegnati nel vedere aumentati i pochi piaceri della vita che ci concediamo.
Ordiniamo e aspettiamo i nostri piatti. Ecco che arrivano le nostre fumanti ed eccellenti pizze.
Subito ci guardiamo in faccia. Sembrano, anzi sono leggermente più piccole. E poi scoppiamo in una risata. Ecco perché i prezzi non sono aumentati. C’è una economia di scala che però ci diverte perché adesso la pizza la mangiamo proprio tutta. Prima ritagliavamo la crosta.
La soluzione trovata dal pizzaiolo per sopperire l’aumento dei costi ci sembra intelligente. Aspettiamo una soluzione “intelligente” anche del Bucco per la pista di pattinaggio.

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IL BUCCO DA 9 EURO PER PATTINARE A MAROSTICA NON CONOSCE L’ECONOMIA

Perché aumentare del 30% il prezzo per pattinare rispetto allo scorso anno? Non ha proprio senso pattinare per 9 euro l’ora in qualsiasi momento. Il Bucco si giustifica con l’aumento del costo dell’energia. Ma non dice che che la spesa dell’impianto di pattinaggio è fissa, cioè indipendente dal numero delle persone che lo utilizzano. Il ghiaccio va sempre mantenuto.
Il modo per recuperare i costi è quello di avere più utenti possibili, non di aumentare il prezzo di accesso che li diminuirà. Quindi è errato aumentare il prezzo a 9 euro per tutte le ore. Andrebbe invece studiato un calendario con giornate e fasce orarie con prezzi accattivanti sui 5-7 euro. Creando così un maggior volume di utenti. Magari pensando anche ad attività promozionali, come “lezioni” di pattinaggio.

Il costo dell’impianto è fisso ed indipendente dal numero di utenti. Ecco perché occorre promuovere la massima affluenza.

Il Bucco si deve adeguare alle logiche economiche. Tra l’altro deve anche pensare seriamente a rimborsare la Comunità della truffa del gas di cui ha avvallato la decisione in Giunta con i “companeros” Gianni, Alcide, Mariateresa ed Ivan. Non si può più nascondere.

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COSA STA CAMBIANDO IN COMUNE A MAROSTICA. L’UNICO IMBALSAMATO È IL MOZZO CHE È SEMPRE LÌ A FARE I’ULTIMO DEI MOICANI CON LA LEGA ORMAI ALLA FINE

Finalmente il Comune, dopo anni di latitanza, quest’anno ha cominciato a proporre una serie di interessanti attività tramite un più operativo Ufficio Cultura. Era ora. Resta ancora da mettere a posto il periodico Cultura Marostica, rimasto un bollettino parrocchiale per l’assenza di una direzione editoriale. Un professionista (tipo l’arch. Minchio editore di Bassanonews e l’Illustre bassanese) che dia l’impronta alla rivista.
Non esistono più quindi solo le iniziative di Mariangela Cuman che spesso opera tramite il suo braccio operativo e cioè l’Angelina Frison, coordinatrice della Consulta tra le Associazioni. Sulla Cuman abbiamo già detto e ne riconosciamo le indubbie capacità, però col limite di una sua incapacità al dialogo. O mangi la sua minestra o salti la finestra. Certo che se la Cuman fosse dotata di maggior ascolto, le iniziative avrebbero un altro risultato. Ma probabilmente esiste anche una sua incapacità a slegarsi dal suo passato per innovarsi.

Poi c’è lo Xausa (il Roberto) con la sua Opera Pia-Fondazione. Ma qui ci dovrebbe essere una strategia di marketing in favore della Volksbank. Strategia che proprio non vediamo, se non limitata alla semplice sponsorizzazione delle iniziative che non sono poi affatto peculiari ed innovative. Anche se comunque interessanti.

Comunque oggi la Cultura a Marostica c’è ed offre una serie di opportunità. Teniamo conto che inoltre i così detti “social” a Marostica ci sono e fanno discretamente il loro dovere informativo e di discussione. Noi con Sei di Marostica se…costituiamo un esempio. Ognuno con il proprio target. A Bassano non esiste nulla di tutto questo. A parte il “predicatore” di Bassanonet.

Poi vediamo con piacere che nel gruppo di giovani sfruttati e sottopagati della Coop che gestisce la Biblioteca c’è una figura culturale che stiamo apprezzando: Nicola Tonietto. 32 anni, laureato con lode in Storia all’Università di Padova, ha in corso un dottorato presso l’Università di Udine/Trieste. Ecco una figura professionale da motivare, consolidare e valorizzare per Marostica.

In tutta questa vicenda l’unico pesce fuor d’acqua è proprio il Mozzo che continua a fare il leghista (quello del ce l’ho “duro”), quando ormai la Lega è al tramonto e la virilità vera è di altri. Vedremo alle prossime elezioni cosa porterà a casa. Comunque un lavoro alla Cantina Sociale di Breganze dovrebbe ancora averlo. E dovrebbe tenerselo stretto per il suo bene. Ci dovrebbe proprio ascoltare, data la nostra esperienza. La politica è soprattutto tante promesse di fumo, se non sai emergere con tue capacità e competenze.

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Il “GIOIELLO” DELLA CONFERENZA STAMPA DESERTA SU ARPALICE CUMAN PERTILE. PER FORTUNA C’È MAROSTICA CULTURA YOU TUBE

Erano presenti due (meno quindi di quattro) gatti alla conferenza stampa per la presentazione del Premio letterario per i ragazzi Marostica città di fiabe, dedicato ad Arplice Cuman Pertile.
In realtà la conferenza è stata molto interessante e finalmente ha inquadrato la figura della grande scrittrice per ragazzi, ma non solo. Perché è stata la prima donna laureata di Marostica ed una convinta e combattiva pacifista ed antifascista. È da rivedere su you tube. La consigliamo vivamente.
E comunque si è delineato con l’intervento del prof. Luca Ganzerla, docente di letteratura per l’infanzia e nuovo presidente della giuria e successivamente della prof.ssa Liliana Contin con la presentazione del convegno di sabato prossimo, un vero progetto culturale a ricordo della Cuman Pertile.
Un approccio completamente diverso rispetto a quello su Prospero Alpini, altro famoso marosticense, ormai gestito dalla “congrega” del Caffè in costume medioevale.
Con il prof. Ganzerla c’è una nuova giuria che porrà cura ed attenzione alla parola. La scrittura per ragazzi è una grande responsabilità educativa e va affrontata senza moralismi, tipici dei vecchi tempi. In questo senso il premio si focalizzerà sui racconti per ragazzi dai 3 agli 11 anni, escludendo la fascia delle medie. Da notare che il premio, giunto alla 31esima edizione, ha una forte crescita di partecipanti ed ha diffusione nazionale attraverso il network della biblioteche italiane.
Poi la parola è passata alla prof.ssa Contin che ha illustrato il convegno di sabato prossimo alle 14.00 all’Opificio: “Arpalice Cuman Pertile Protagonista del Novecento”. È assolutamente da non perdere. Tutte le relazioni sembrano interessanti, ben focalizzate: è da ascoltare con attenzione.
Ovviamente dietro a questo lavoro si sente la mano dell’unica laureata dell’attuale Giunta (anche se si è dimessa): la Burei, ora delegata alla Biblioteca e che ha introdotto la conferenza. La “cultura” vale, pesa e conta.

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LA POLITICA DELLE MINACCE CON LE QUERELE DI ZAIA ED A MAROSTICA DI DALLA VALLE E MOZZO

Il nostro è l’unico dei Paesi che conosciamo in cui l’arma delle querele in mano ai politici è un modo piratesco per cercare di far chiudere la bocca ai cittadini. Il “politico” non paga l’avvocato, come nel caso di Zaia per la denuncia a Cunegato e Trolese de “Il Veneto che vogliamo”, ma anche a Balasso ed al Dott. Crisanti. È l’Azienda Zero o la Regione che paga. E gli accusati anche se vincono le cause dei politici non sono rimborsati, come in tutti i Paesi, ma si devono pagare di tasca loro le spese legali. È una furbata, una mascalzonata per impedire la critica ed il dissenso.

Per quel che ci riguarda l’allora Sindaco Dalla Valle ci ha querelato per la vicenda della biblioteca, ed il tribunale ci ha dato ragione, e per la truffa dell’appalto del gas. In quest’ultimo caso la Dalla Valle, nostra accusatrice per diffamazione, non si è presentata all’udienza in cui doveva essere interrogata adducendo un improvviso impegno elettorale e facendo imbufalire il Giudice. Noi la attendevamo al varco avendo capito il meccanismo della truffa.
Ma quel che è ancora più grave è che il Mozzo a nostra richiesta di chiarimenti sulla faccenda del gas ancora quattro anni fa, sia rimasto zitto, coprendo come la Dalla Valle la truffa dell’appalto. Ma il Mozzo è andato oltre pretendendo con i soldi dei cittadini con ulteriori querele che il Tribunale ci condannasse come “delinquenti dell’informazione”. Insomma ci ha messo ulteriore pressione in quanto noi comunque l’avvocato c’è lo dobbiamo pagare di tasca nostra, anche se con cause archiviate perché inconsistenti.

E la faccenda è sempre il rispetto dell’art. 21 della Costituzione Italiana sulla libertà di informazione e di critica.

Ma nel caso di Marostica abbiamo oggi tutto il Consiglio Comunale, maggioranza e minoranza, più o meno complice nella vicenda di coprire la truffa dell’appalto del gas.
Una situazione incredibile che a nostro parere implicherebbe lo scioglimento del Consiglio Comunale da parte delle Autorità preposte, venendo meno la funzione di maggioranza e minoranza nel controllo dell’attività amministrativa.

Noi comunque continueremo a difendere noi stessi e la Comunità di Marostica contro qualsiasi prevaricazione.

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APPARE IN CONSIGLIO COMUNALE A MAROSTICA LA COPPIA GRAPPIGLIA-RAG. COLOSSO PER MASCHERARE LA DESTINAZIONE DI 50.000 EURO A PARCHEGGIO

Era ora che Marco Grappiglia, 35 anni ed informatico, prendesse finalmente la parola . E fa “l’analisi logica” della delibera di Giunta per lo stanziamento di 50.000 euro per il parcheggio del Campo Marzio. Si tratta per Grappiglia di una spesa presunta, come scritto, senza poi fare alcun parcheggio. Potrebbe essere la spesa per una persona per sistemare un po’ le cose. E parla non accorgendosi di essere semplicemente ridicolo.

A questo personaggio da fiaba si collega la spiegazione del rag. Colosso, sopravvissuto alla delibera di anni fa di valorizzazione delle Mura per 5 milioni di euro per coprire i buchi di bilancio. Ora di soldi sembrano essercene per maggiori entrate fiscali e per la pacchia del PNRR. Ed il Colosso si lancia al seguito del Grappiglia. “Per chiarire un po’ anche la questione politica, ma che si mostra anche in una problematica tecnica. La delibera aiuta a capire….il Capitolo è miglioramento…sistemazione parcheggio in Campo Marzio”.

Che le macchine parcheggiassero lungo la strada sotto gli alberi è cosa nota a tutti. Sembra che si voglia sistemare una nuova parte del Campo Marzio con un bel po’ di stabilizzato. Una cosa per questi nostri amministratori di una logica semplice, ma è di chi opera senza Storia e Cultura.
Tanto poi oggi sembra che di schei da spendere c’è ne siano senza problemi. Anche se sono sempre nostri.

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Il MOZZO È ORMAI FULMINATO. NON VUOLE INSERIRE NEL DUP (DOCUMENTO UNICO DI PROGRAMMAZIONE) IL FOTOVOLTAICO QUASI GRATIS PER I CITTADINI

Capuzzo, obsoleto consigliere comunale del PD, conosce da anni la problematica del fotovoltaico avendo nel 2010 partecipato all’iniziativa da noi promossa del Gruppo Solidale di Acquisto con la Cooperativa dei Consumatori. Oltre 150 famiglie hanno fatto uno dei migliori investimenti della loro vita. Noi oggi abbiamo energia sufficiente per ricaricare gratis la nostra macchina semi elettrica (plug in). Di quella esperienza non si è fatto poi più nulla e noi siamo stati buttati fuori dal Consiglio della Coop.
Ora in Consiglio Comunale il Capuzzo si sveglia e sulla spinta degli enormi rincari dell’energia e delle nuove norme propone l’inserimento nel DUP della problematica delle comunità energetiche.
Da aspettarsi una ovazione da parte dell’intero Consiglio Comunale con l’ovvio inserimento del fotovoltaico “collettivo” nel DUP. Ma il Mozzo con i consiglieri leghisti vive in un mondo loro fatto dicendo di essere arrivati primi con dei praticamente inutili convegni. E per loro è sufficiente probabilmente così non conoscendo ancora a cosa serve il DUP. Questi non hanno capito che il problema energetico nel DUP dovrebbe essere al primo posto.
Ritardi, arroganza ed ignoranza, oltre alla copertura della truffa del gas, questi sono i fattori dominanti nel Consiglio Comunale di Marostica.
L’unico fattore che li salva è la marea di soldi disponibili. Ma anche qui c’è da fare i conti con l’oste, che si chiama inflazione e che naviga sul 10%. Vedremo.
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IL MOZZO A MAROSTICA FA SOLO CONVEGNI SENZA PROGETTARE NULLA DI UTILE AI CITTADINI, SE NON INUTILI FERMATE DEL BUS. QUANDO IL COMUNE POTREBBE GIÀ PROMUOVERE UNA COMUNITÀ ENERGETICA

Grazie alla conversione in legge del Decreto Milleproroghe 162/2019 sono state introdotte anche nel nostro Paese le “Comunità Energetiche Rinnovabili” previste dalla Direttiva Europea RED II (2018/2001/UE). È la legge n.8 del 28 febbraio 2020.

Ma che cos’è una comunità energetica? Una comunità energetica consiste in un’associazione tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali e piccole/medie imprese che decidono di unire le proprie forze con l’obiettivo di produrre, scambiare e consumare energia da fonti rinnovabili su scala locale.

Vediamo innanzitutto come creare una comunità energetica. Il primo passo da compiere è la costituzione di un’entità legale tra i futuri soci della comunità, siano essi persone fisiche, piccole o medie imprese, enti territoriali o amministrazioni pubbliche locali.

Dal momento che, per legge, lo scopo di una comunità energetica non può essere il profitto, le forme più comunemente utilizzate per ragioni di praticità e convenienza sono quelle dell’associazione riconosciuta o della cooperativa. Il passo successivo consiste nell’individuare l’area dove installare l’impianto (o gli impianti) di produzione, che dev’essere in prossimità dei consumatori.
Questo significa, per esempio, che una PMI oppure una Pubblica Amministrazione possono installare un impianto fotovoltaico, rispettivamente sul proprio stabilimento produttivo o scuola, e condividere l’energia prodotta e immessa in rete con i cittadini del Comune che hanno deciso di far parte della comunità.

Come funzionano le comunità energetiche? Una volta messo in esercizio l’impianto, la comunità può fare istanza – anche tramite un’azienda esterna allo scopo delegata – al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per ottenere gli incentivi previsti dalla legge per l’energia condivisa. È bene chiarire che gli incentivi non sono riconosciuti a tutta l’energia prodotta, ma solo a quella condivisa all’interno della comunità, cioè a quella consumata dai membri nella stessa fascia oraria di produzione. Qualora la produzione sia superiore al consumo, per l’energia eccedente viene riconosciuto alla comunità il solo valore economico dell’energia, senza ulteriori benefici. Tale energia può anche venire immagazzinata in sistemi di accumulo (tipicamente batterie elettrochimiche agli ioni di litio) per essere poi utilizzata quando le fonti rinnovabili non sono utilizzabili (per esempio di notte nel caso dei pannelli solari) o quando se ne verifichi la necessità (per esempio per far fronte a picchi di domanda).

Come ripartire fra i membri i ricavi derivanti dall’energia prodotta attiene alle regole di funzionamento della comunità energetica, che ciascuna comunità stabilisce liberamente attraverso un contratto di diritto privato.

Da un punto di vista pratico, ogni membro della comunità continua a pagare per intero la bolletta al proprio fornitore di energia elettrica, ma riceve periodicamente dalla comunità un importo per la condivisione dei benefici garantiti alla comunità. Tale compenso, non essendo tassato, equivale di fatto a una riduzione consistente della bolletta.

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LA BUFALA DEL RISPETTO DEL PATRIMONIO VINCOLATO

di Mario Scuro

Ha suscitato commenti non certo benevoli fra i nostri lettori la notizia sull’occupazione e sulle modifiche d’uso delle chiese di Napoli, argomento sul quale si è ampiamente soffermato l’ultimo servizio di “Report”. Si coglie, in alcuni, la sottolineatura del luogo comune: sono cose che succedono al Sud. Il che fa riemergere l’idea di un’Italia divisa fra nordisti (bravi) e sudisti (meno bravi).
Con ciò si dimentica (o si vuole ignorare) quanto di analogo succede anche nella nostra comunità; con l’aggravante che, mentre le chiese sono di proprietà di un ente indipendente, qual è la Chiesa, cinta, torri e castelli di Marostica sono di proprietà del Demanio statale (recentemente ceduti al nostro Comune) e quindi patrimonio di tutti i cittadini. Pertanto ogni “offesa” dovrebbe sollevare l’indignazione generale.
Prendiamo un esempio eclatante: la torre P della cinta.
Il fortilizio fa parte di 11 torri delle 24 esistenti di cui il privato rivendica la “proprietà”, essendosi impossessato delle stesse nel tempo.
Ora, la proprietà ed i vincoli sono stati reiteratamente pubblicizzati dallo Stato; soprattutto con il Decreto Soragni 2014, il D.L. 22 gennaio 2004 n.42, il Piano Particolareggiato per il Centro Storico di Sergio Los 1984, il Decreto Giovanni Spadolini 1975, il Decreto Aldo Moro 1959, il Decreto Pasquale Grippo 1915.
Cento anni fa, la torre in parola (pur abitata) appariva nella sua struttura originaria, con ai lati solo due strutture mobili, adibite rispettivamente a stalla, porcile, pollaio e a bottega-deposito di un falegname di Marostica.
Con il tempo, il privato occupante ha iniziato una manovra di “isolamento” dal contesto cittadino, interrompendo l’antica contrada Castello (oggi, Callesello), che da Porta Bassanese conduceva alla sommità del Pausolino internamente alla cinta, delimitando a suo favore un vasto terreno con muri e reti metalliche, innalzando un robusto inaccessibile portone vicino alla torre Q.

 Ma quello che è maggiormente riprovevole è che, tra l’indifferenza di chi era (ed è) preposto alla tutela ed alla salvaguardia del bene, lo stesso privato ha elevato gradualmente strutture abitative, avviluppando e deturpando la torre, come appare nelle fotografie riportate. Ancora, ha ricevuto un forte indennizzo finanziario pubblico (pari al 70% della spesa) in occasione del restauro comunale della medesima torre (2004-05).
Ciononostante, Marostica, “Città veneta della Cultura”, “Bandiera arancione del Touring Club Italiano, “Città degli Scacchi”, si vanta pubblicamente – a bocca dei suoi amministratori – di essere “modello per il rispetto dell’ambiente e dei beni”. Sarà….

IN MESSICO NON C’È CRISI ENERGETICA. IL GPL COSTA 1/3 RISPETTO ALL’ITALIA

Tornando dopo un anno in Messico troviamo un cambio euro/pesos sfavorevole. Un euro oggi vale 19 pesos rispetto ai 23 dello scorso anno quindi una perdita del 17%. Ovviamente questo è influenzato dall’aumento del valore del dollaro a cui il pesos è collegato.
Il gpl usato per l’acqua calda e cucinare costa 1/3 rispetto all’Italia. Arriva a casa il camioncino che ti riempie il bombolone da 30 kg. Il fatto è incredibile in quanto il gpl deriva dal petrolio che ha un prezzo internazionale. Quindi dovrebbe più o meno
costare lo stesso anche in Italia.

In un ristorante medio si spende per un pranzo con carne o pesce, verdure e birra sui 200 pesos con obbligo del 10% di mancia. Quindi sui 12-13 euro.

Quindi il costo della vita anche se leggermente aumentato rispetto allo scorso anno resta circa 1/3 di quello italiano.
Quello che assolutamente meraviglia, almeno nella cittadina in cui viviamo, è l’assoluta mancanza di impianti solari e fotovoltaici in presenza di condizioni ideali. Qui il sole c’è quasi sempre con temperature che oscillano tra i 25 gradi di giorno ed i 10-15 alla notte.

Avendo trovato la possibilità di condividere in affitto con una coppia di amici americani una bella casetta sul lago Chapala stiamo considerando di svernare qui senza le spese di riscaldamento in Italia, risparmiando notevolmente e vivendo in un paesetto di circa 15.000 abitanti di cui la metà sono pensionati americani. Un po’ hippy, della generazione anni ‘60. E c’è anche un bel club Rotary cui andiamo come graditi ospiti.
Certo facendo due conti sul costo dell’aereo, questo è compensato in parte dal “risparmio” energetico per il riscaldamento, ma è anche un’occasione per rivedere amici e parenti messicani.

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