IL GIORNALE DI VICENZA: IL 44% IN MENO DI COPIE VENDUTE RISPETTO AL 2016. UNA INTERPRETAZIONE

Oggi sono 18.150 le copie medie giornaliere vendute (cartacee e 2.000 digitali) dal Giornale di Vicenza. Anche il tentativo di rianimazione con il recente cambiamento della grafica non ha portato variazioni di rilievo.
Ed il Giornale di Vicenza è di proprietà dell’Associazione Industriali locale e quindi si regge ancora perché non è venuto meno il contributo pubblicitario delle imprese. Ma a nostro parere la causa della crisi è che non ha cambiato linea editoriale, restando una informazione di fatti locali spesso già comunicati dai social, senza assumere alcuna posizione suffragata da analisi e ricerche. Senza alcun dibattito di opinione o commento, firmato da un giornalista competente. E con lettori anzianotti che poi sono sempre i soliti. Di giovani non se ne vedono proprio.

Se guardiamo il quotidiano il Fatto il 37% delle 52.155 copie vendute riguarda il digitale. È il caso tipico di un giornale che prende posizione, condivisibile o meno, sui vari avvenimenti. Non fa la semplice cronaca. Al lettore fa accendere una lampadina nella mente.
Il Corriere della Sera con le sue 247.781 copie ha il 17,5% come digitale. Anche in questo caso il giornale è vivacizzato da dibattiti e prese di posizione.

Ma il Giornale di Vicenza resta con la vecchia formula di dire ciò che il “padrone”vuole, sostanzialmente appoggiando ciecamente la politica al potere.
Il caso eclatante è stata la vicenda della Popolare di Vicenza in cui i lettori sono stati illusi ed alla fine bidonati da una informazione non veritiera. Ma se guardiamo anche la vicenda dell’appalto truccato del gas a Marostica, è sempre stato silenzio. Solo il Gazzettino ne parlò, ma poi chiuse la redazione locale. Era probabilmente un tentativo di cambiamento arrivato tardi. Eppure una vicenda del genere giornalisticamente è un fatto eclatante: un appalto truffa a danno dei cittadini. Certo che il giornalista fondamentalmente non vuole rischiare, non ha specifiche coperture assicurative e non conosciamo nessun giornalista del Giornale di Vicenza con querele intimidatorie. Il “volemose bene e vinca il più furbo” domina tra il vivere locale. Anche sul recente fatto dei 100 anni degli Alpini, solo prosopopea. Noi che ci siamo permessi di dire che storicamente bisogna fare molta attenzione perché gli Alpini in Russia andarono a fianco dei nazisti, anche se erano giovani manipolati dalla propaganda fascista e molti si riscattarono con la Resistenza, siamo stati fermati da una “vignetta” di alpino che ci ha definito “pajaso”. Al riguardo sul Giornale di Vicenza non abbiamo trovato nulla. E certamente oggi gli Alpini svolgono una importante azione di sostegno sociale, ma la verità va detta totalmente, non dimenticandosela. Troppo comodo.

Certo esiste e cresce l’informazione sui social, ma siamo ai primi passi in quanto la pubblicità poi condiziona pesantemente la libertà di informazione. Localmente lo vediamo con Bassanonet…giornalisticamente perfetto, ma prudentissimo.

Osservatorio Economico Sociale di Marostica