Lezione di Storia: MANTENERE SENZA INFORMAZIONE PLURALISTICA MAROSTICA SERVE A CHI VUOLE TUTTI PECORONI PER FARE I PROPRI COMODI ASPETTANDO LE PROSSIME ELEZIONI

di Mario Scuro

Nell’ultimo dopoguerra, alla ripresa della libertà di stampa con l’avvento dell’Italia Repubblicana, a Marostica svolsero servizio di informazione due importanti quotidiani: “Il Giornale di Vicenza” (rinato con tale titolazione, dopo precedenti testate, nel 1946)) e “Il Gazzettino” di Venezia. A questi si aggiunse – in tono minore – “L’Avvenire d’Italia”. Tutti avevano come sede redazionale Vicenza.
Giovane diplomato, ebbi l’occasione di sperimentare la mia vena giornalistica (già collaudata come redattore del primo giornale studentesco provinciale vicentino “Lucifero”) alla scuola di esperti locali, quali il mitico Angelo Soprana, Gino Crivellaro, Gianni Scomazzon, Mario Minozzo.
Le “notizie” erano inviate a Vicenza mediante “fuori sacco” (speciale busta postale, contenente l’articolo, spedita direttamente, con la prima corsa, alla redazione di Vicenza) o con telefonate A/R (telefonata rovesciata, con spesa addebitata al ricevente) per “casi urgenti” (manifestazioni di protesta, incidenti mortali, gravi calamità atmosferiche e geologiche, delitti).
Affiancavano la stampa “pubblica” le parrocchie con il periodico “Bollettino parrocchiale”, che ci offriva lo spaccato religioso di una città cattolica osservante qual era Marostica.
All’opera di informazione si affiancarono i partiti politici con qualche inserto nei propri quotidiani “La Discussione” (DC), “Avanti!” (PSI), meno “L’Unità” (PCI). Localmente si stamparono “Dialogo”, a cura del Movimento Giovanile DC; numeri speciali riservati a Marostica del “Notiziario PSI”, edito dalla Federazione provinciale di Vicenza.
Per qualche anno ebbe vita “Il Punto Marosticense”, periodico sorto nel 1965, edito dal Club Giornalistico R.C., con sede presso l’Oratorio Don Bosco, ad opera di giovani che miravano ad innovare la politica locale, sotto la guida di don Mario Geremia.
Il 6 marzo 1983, su idea del prof. Mario Consolaro e con testata disegnata da Sandro Carlesso, appare “Cultura Marostica”, con lo scopo di diffondere la cultura locale, facente capo alla Consulta delle Associazioni Culturali del Territorio, alla Biblioteca Civica, all’Assessorato alla Cultura.
In tempi più vicini a noi, registriamo “Marostica”, periodico di informazione del Comune di Marostica; “Lo Strillone del Quadrilatero”, periodico dei giovani della Comunità Montana Marosticense; “Civico”, periodico dell’Opposizione di Centro-Sinistra: tutti periodici dei quali si è persa la continuità.
Nel frattempo il giornale di Bologna, divenuto per fusione “Avvenire” e definito il “quotidiano dei vescovi”, ha abbandonato il contatto con la realtà marosticana; “Il Gazzettino”, acquistato da Caltagirone, ha eliminato il cartaceo per il Vicentino; “Il Corriere della Sera” riporta notizie locali con la pagina “Corriere del Veneto”; “Il Giornale di Vicenza” ha ridotto al lumicino il dibattito locale, affidandosi alle veline del Comune e ad occasionali interventi della Redazione di Bassano.
La mia proposta al Direttore di quest’ultimo (confermata e registrata mediante intervista in occasione del “gazebo” eretto sotto il Castello) per avere un quarto di pagina giornaliera riservata a Marostica (Bassano ha due pagine), non è stata accettata. Nello scorso marzo ho registrato sul quotidiano solo otto minime comparse della nostra Città, con soli due articoli evidenziati, interessanti il futuro di Marostica.

Sopravvive “Cultura Marostica” – pubblicazione, che, però, ora, è passata dalla quadrimestrale istitutiva alla semestrale e che vede l’attuale Amministrazione Comunale orientata per la pubblicazione “on line”.
Faccio osservare che “Cultura Marostica” rimane l’unico foglio di informazione culturale di Marostica e che la spesa tipografica (il resto costa nulla) è giustificata dal rapporto che si vuol mantenere vivo con “tutti” i cittadini (avvantaggiati anche dal fatto del guadagno comunale per la mutazione quadrimestre > semestre).
Non ritengo, in ogni caso, che la spesa possa essere considerata un onere per la nostra Comunità, dal momento che il cartaceo, con l’invio “speciale” ad ogni famiglia (5/6000 copie all’incirca), può raggiungere chi non è dotato del mezzo informatico (o non sa usarlo) o chi vive lontano dal cuore della sua città (per il suo stile di vita o per l’età avanzata o per malattia/infermità/menomazione).
Quanti sanno che la “Rondinella” di Tortima (balcone sulla pianura veneta) appartiene a Marostica? Quanti sono stati a Laverda, che è pure frazione (in parte) di Marostica? Quanti concittadini hanno mai percorso i Boli (chi erano costoro?); contrà Brombe (quale il toponimo?); contrà Balocca (terra di origine del maggiore USA Crestani, “liberatore” di Marostica, il 29 aprile 1945); la Presa (vista mozzafiato); le Guizze (vista point da San Luca); Costame (la terra di Furio); Scomazzoni (discendenti dal grande Ezzelino); Marosteghina (chissà qual è l’origine del nome); le Fosse (reminiscenza della tentata deviazione del Brenta da parte di Gian Galeazzo Visconti), i Cassoni (terra delle marmellate di Rosi)?
Tenere disinformata la Comunità è solo espressione di volontà politica.
Quanti progetti pagati e non realizzati ricadono, comunque, finanziariamente sulla testa dei cittadini? Chi conosce quanto guadagna effettivamente il Comune per l’ospitalità di “Marostica Summer Festival”, che si caratterizza per gli alti prezzi? Quanto spende l’Amministrazione comunale per cause giudiziarie (talune evitabili)?
Comunità vuol dire progettare e lavorare insieme, evitando di lasciare tutto alla “delega elettorale”.